lunedì 31 dicembre 2012

Il grano





La conta delle ore passa sopra ai campi
e mietere comporta una sapienza costante
un numerico incedere che sconfina in porzioni di vento,
allora è tenue il canto degli uccelli
compressi in un rudere accasciato.
Chiedere elemosina non è mai riuscito agli uomini del grano.

domenica 30 dicembre 2012

La libertà, che bella cosa (aleatoria) - di Angela Leucci

Il 2012 è stato per me l'anno un cui ho compreso davvero quanto la libertà sia in effetti non semplicemente vincolata all'altro, ma vincolata dall'alt(r)o. Ma andiamo con ordine.
All'inizio dell'anno, Facebook ha fatto rimuovere l'account di Otranto Oggi, la testata per cui scrivo e per cui sono stata direttore, perché qualcuno si è sentito toccato da quello che chi gestiva l'account scriveva. Non c'erano delle accuse, ma delle domande, cui evidentemente gli interessati non hanno voluto rispondere. Così questi hanno dapprima creato un account fake per denigrarci, sputando ripetutamente sul lavoro che io e gli altri abbiamo compiuto in questi oltre due anni. A niente sono valsi i reclami del gestore, nonostante, curiosamente, le accuse nei nostri confronti potevano essere benissimo oggetto per una causa per diffamazione: venivamo accusati infatti di essere una testata di parte. Di quale parte non si è mai capito. Siamo ambientalisti, crediamo nella giustizia, ma evidentemente il toccare interessi di parte, questi per davvero, è stato deleterio.
Poi c'è stata la mia meravigliosa estate, quella della mia prima querela per diffamazione. Funziona così: ti vengono a prendere le forze dell'ordine, cordialissime, questo glielo devo concedere, sono stati tutti meravigliosi alla tenenza della Guardia di Finanza, e mi hanno anche aiutato a sdrammatizzare. Il problema è che a loro non dicono chi sia stato a querelarti e perché. Per cui non possono dirlo neppure all'interessato, sono informazioni talmente riservate che non sono disponibili neppure a loro. La cosa buona è che lì mi hanno spiegato tutto, sono stati davvero esaustivi, e il resto me l'hanno spiegato i miei avvocati. Al momento, anche se ho un'idea, non so nulla di più. Per una persona che scrive su cinque testate di cui tre nazionali, è molto complicato risalire al chi, al come e al perché. Comunque chi mi ha querelato ha ottenuto il suo risultato: non sono più quella di prima. Ora ho paura anche di una virgola messa male. Io, che non pubblico nomi e foto di persone che sono in presunzione di reato perché potrebbero essere innocenti, io che mi batto per essere quanto più delicata nei casi di incidenti stradali, io che non cerco di essere mai troppo incisiva politicamente, per non offendere la sensibilità di chi non la pensa come me, io che quando parlo di escort e prostituzione non accuso mai le donne, ma chi le sfrutta. Questa sono io, ma evidentemente a qualcuno non piace. Ci ho scritto persino su un racconto, che andrà in un'antologia che esce nel 2013.
Oggi la ciliegina sulla torta. Il mio account Facebook è stato disabilitato. Qualcuno si è sentito offeso da un commento che riportava la parola “pompino” e l'espressione “li morti loro”. Bello, eh? Soprattutto perché utilizzavo delle espressioni forti per sostenere la libertà di parola del mio amico G., accusato di scrivere poesie troppo tristi.
Sarà trito e ritrito ma quello che penso è che non mi avrete mai come volete voi.
Sapete come finisce la canzone? Che Angelina chiama le cose con il loro nome. Poi volta la carta e finisce in gloria.
 
Questo post è stato pubblicato da Angela Leucci su uno dei suoi blog e visualizzabile all'indirizzo:
 
 

La porta del tugurio

C'è una porta larga, tanto larga. Una porta che introduce al tugurio delle menti. E più larga è la porta, tanto più stretto è il tugurio. E dal tugurio non si esce facilmente. Il tugurio è brutto da vedere, esteticamente orrendo, ma costruito su solide basi. E c'è un collante resistente che tiene insieme le sue parti: l'ignoranza. Sciogliere questo collante è cosa dura, se non impossibile. Ma è proprio dell'impossibile che s'innamorano le anime sensibili; è proprio quel senso d'indefinito che dona loro vita e voglia di vivere. Allargare il tugurio fino a farlo andare in mille pezzi di cultura. 
Ecco un sogno per il nuovo millennio.

sabato 29 dicembre 2012

Il marchio dell'infamia



Il ragno tesse la sua tela
come un maldicente Evola
un tributo alla demenza
scolorito negli alterchi
fitti flitti sgranati nella nebbia d’osterie
dove giace il cuore e l’onestà del vivere
e il fuoco brucia sulle labbra tumide
d’una ragazzina imberbe
e tiene duro l’ossessione delle more
dei frutti freschi di rugiada
della brina in mezzo ai petti sfrigolanti.
Non è tutto il morto ch’hai di dentro
non finisce il sole nella notte d’uno schianto
gli uccelli invischiano le ossa
e i pesci girano gli occhi nel lavabo.

venerdì 28 dicembre 2012

La scrittura di Chiara Cordella: le tante facce di Medusa



Incontriamo Chiara Cordella, giovane scrittrice salentina. Nata a Copertino, dove vive tuttora, nel 1977, è autrice di Medusa, raccolta di racconti noir, edita da Lupo Editore.

Chiara, oltre a coltivare la passione per la scrittura di racconti e romanzi, lavora anche a delle sceneggiature.

Medusa è un libro di cinque racconti che solo riduttivamente definiamo noir, perché, anche se ritroviamo molti caratteri legati al genere, sono racconti a tutto tondo.



La prima domanda che rivolgiamo a Chiara riguarda la scelta del titolo: perché Medusa?

"Ho scelto questo titolo per il primo racconto che ho scritto, pensavo che fosse l’immagine perfetta per la protagonista, a cui non ho mai dato un nome perché mi sembrava sufficiente quello. Quando poi ho dovuto scegliere il titolo per la raccolta, ho pensato che Medusa, in qualche modo, rappresentasse ognuna delle donne che avevo raccontato. Nella mitologia greca Medusa era una bellissima fanciulla che fu trasformata in un orribile mostro da Atena, un’altra donna dunque. Ciò che la rendeva unica era la capacità di pietrificare chiunque incrociasse il suo sguardo, e questo la costringeva a una vita di solitudine. Come Medusa, anche le donne che ho raccontato nel mio libro, seppur in un vissuto di apparente normalità, nascondono occhi in grado di pietrificare e distruggere".



Cosa ci puoi dire delle donne protagoniste dei tuoi racconti, sono davvero così mostruosamente affascinanti e letali?

"Sono donne normali e come tali capaci di ogni cosa. Io le trovo affascinanti. Certo, non sempre belle, ma sicuramente letali".



 Dove va a scavare l’immaginario di Chiara Cordella? E la sua scrittura?

"L’immaginario trova  fin troppi spunti nella quotidianità, in quell’apparente normalità in cui ben si mimetizza la più crudele e feroce follia. La scrittura, invece, vorrebbe sempre essere figlia dell’istinto, vorrebbe sempre avere la forza dirompente dell’acqua che infrange gli argini e scorre libera, senza costrizione alcuna. Credo che ogni storia abbia una sua natura precisa e se si vuole raccontarla al meglio bisogna spogliarsi dai pregiudizi e dai preconcetti che condizionano le nostre vite, bisogna scivolare con i protagonisti che raccontiamo nei meandri più oscuri della mente, senza annichilirsi nella ricerca di uno stile o nell’inutile tentativo di emulare autori che ammiriamo. Mi piace pensare di essere solo uno strumento attraverso il quale la natura umana si racconta senza l’ipocrisia di emettere giudizi morali. Lascio che le parole scorrano, che le storie si raccontino.  Spero di raggiungere il cuore delle cose e forse, come tutti gli scrittori o aspiranti tali, mi impegno per fermare il tempo attraverso una fotografia più o meno precisa del genere umano".



I tuoi racconti sembrano fortemente incentrati su una sorta di simbiosi tra i personaggi e i luoghi dove sono ambientate le storie, tanto che in certi passi appare impossibile scindere gli uni dagli altri: è soltanto una nostra sensazione?

"Sono le due facce della stessa medaglia. È un neonato nell’utero materno, non si può comprendere la natura dell’uno ignorando l’altro. A volte si spiega la natura di un figlio raccontando la storia del padre, così una casa è lo specchio dell’anima di una famiglia tormentata, un bar è l’unica ragione di vita di una barista e così via. Non è una sensazione questo rapporto simbiotico, è reale".



Hai qualche progetto in serbo per il futuro?

"Sto lavorando al mio primo romanzo, ma di questo è ancora prematuro parlare, spero di poter dire qualcosa in più fra qualche tempo. Al momento, l’unica certezza è che non si tratterà di un noir ma sarà comunque oscuro e malinconico. Il progetto di cui posso parlare è un film in animazione, si chiamerà Lu Rusciu ti lu Mare. Soggetto e sceneggiatura sono stati scritti a quattro mani con Antonio Mangialardo. Hermes Mangialardo curerà regia e animazione. Piero Schirinzi si occuperà delle illustrazioni, Andrea Raho dell’animazione. Sarà il primo film di questo tipo realizzato interamente nel Salento.  Noi tutti auspichiamo di riuscire a raccontare la storia di una terra diversa da quella da cartolina cui ci siamo purtroppo abituati. Il film è ambientato in un selvaggio paesaggio di fine Ottocento e narrerà di un popolo orgoglioso e indomito, di  un’amicizia che nel tempo si trasformerà in un amore grande e forte, di amicizie che con la loro forza saranno in grado di cambiare la storia. Ci saranno, inoltre, sommosse e rivolte.

È stata una bella storia da raccontare, speriamo che sia altrettanto bella da vedere".

Articolo pubblicato sul quotidiano on line "Otranto Oggi" il 27/12/2012 
visualizzabile al seguente indirizzo:

giovedì 27 dicembre 2012

Cuore di rosa (estratto da "Storie scorrette" di Luna Concategi)



Cuore di rosa.
Un nome troppo dolce per un uomo. Mi porto dietro questo soprannome da quando per baciare Laura feci un inchino e le chiesi il permesso. Mauro e Stefano erano dietro al muro e mi spiavano. Volevano vedere quanto ero maschio. Li delusi. Così incominciarono a prendersi gioco di me, a dire che ero una femminuccia, uno senza palle. Avevamo tredici anni e loro già fumavano e potevano uscire di casa alle due del pomeriggio e tornare alle sette. Io no. Io non potevo. Poi eccomi a vent’anni. Nulla era cambiato. Una volta Giuseppe mi disse: “Tu sei troppo buono. Scommetto che se ti scopi una, non spingi troppo per non farle male”. Io lo guardai allibito, ma forse non aveva tutti i torti. Uno troppo buono. Che se ne fa il mondo di uno troppo buono?

mercoledì 26 dicembre 2012

La bandiera rosa



Sventola senza nome
una bandiera rosa
che il filo accarezza
nel barbaglio. Una volta.

 

Lirica liberamente ispirata all'album
"Pink Flag" degli Wire