giovedì 28 giugno 2012

70-80


Noi nati negli anni Settanta siamo stati tirati su come eterni bambini. Piccoli, viziati, inermi, coccolati peter pan. Nessuno mai prima e nessuno dopo è stato trattato bene come noi. Noi eravamo i figli, in senso assoluto. Noi dovevamo essere i migliori. Noi eravamo i migliori. Anche le famiglie meno abbienti, per non dire povere in canna, pompavano i loro figli. Si toglievano il pane dalla bocca pur di far figurare i propri pargoli. Fin qui niente di strano direte voi: in ogni tempo e in ogni luogo la cura della prole ha rivestito sempre grande importanza. Ma non si tratta di questo. Gli anni Settanta del secolo scorso terminavano con gli Ottanta, che sono stati quelli dei famosi Yuppies. Ovvero sia, tipi arrivati/arrivisti di ogni sorta: speculatori, arrampicatori sociali, scalatori di vette politiche e/o finanziarie, palazzinari, affaristi senza scrupoli. Tutto in nome della ricchezza e dello status sociale. Il tutto ai margini della legalità, quando non nell’illegalità più totale.
Erano gli anni dell’abusivismo edilizio doc, dei condoni, delle sanatorie; degli investimenti pazzi, e chi ha osato o si è rovinato o è diventato un magnate. Ebbene, in quegli anni di immensa crescita economica, in quegli anni di immenso smarrimento della realtà vera, siamo venuti al mondo e siamo stati allevati e educati noi. Accidenti!

martedì 26 giugno 2012

Fuga da Artimarket


Ho visto l’arte fuggire/Nelle vesti di un topo scuro/Infilarsi nel buco della doccia/Mentre l’acqua scrosciava/A lavarmi di dosso la terra/Ne ho avuto timore/E subito un pensiero m’ha colpito:/scappava per non essere venduta.

venerdì 22 giugno 2012

Untitled


E così il tuo sicario
Mosse contro il vento della sera
Ma rimase fulminato
Appeso al muro
Inchiodato alla sua demenza
Sgrammaticato essere dei miei stivali
Navigatore stolido
Come un solido inanimato
Freddo gelido meschino
Analfabeta giudicante.

lunedì 18 giugno 2012

Per te


Per te sono materia cruda/nuda come un fiore gettato perché appassito/perché un ghigno esca ancora dalla tua bocca/dal tuo viso ridente come iena/e le menzogne/raccontate a mazzi freschi sempre verdi/e rossi e gialli/bevande opali dissetanti più del vino/seducenti/mentre scorre sangue fiacco nelle vene/carso mondo carso/mondo cieco di bugie/sempre pronte/nate bigie come il colore del tuo cuore.

giovedì 14 giugno 2012

Antipatico d'autore


Paolo non si dava pace in mezzo a tutti quei televisori. Dieci, venti, cento televisori sintonizzati su un bel culo. Poi l’inquadratura si sposta sui seni. Infine ecco la testa bionda di una strafiga che fa capolino da quell’infinità di pollici. Giusy, cassiera, lo sollecitava a muoversi, che la fila era lunga ed era attiva solo la sua cassa. “Che modi!” protestò lui appoggiandole un sorrisetto malizioso. Lei non lo cagò nemmeno di striscio, anzi, lo fulminò con gli occhi. Cinquantuno anni due settimana fa, Paolo, soprannominato Imbuto per via dei suoi fianchi larghi, era un habitué del 'dieci minuti prima della chiusura'.

lunedì 11 giugno 2012

Pulp truth


Quello che trovo davvero ripugnante è il tono della sua voce, quell’incedere così affettato, da troione liquefatto al sole dell’una. Un beccamorto, uno iettatore con mocassino affilato e rigorosamente stringato. Ma non lo vedi che sei finto fino all’osso? E mi chiedi pure perché ti schifo. Mi domando come potrebbe una donna trovarti divertente, di più, attraente. Si vede che al giorno d’oggi l’asticella s’è abbassata a dismisura. Se un coglione patentato della tua forgia può aspirare a una gran fica come Costanza Rizzo, abbiamo detto cazzi. Un attore. Un attore da strapazzo di un teatrino di dementi. Ma è abbastanza. Per lei lo è. Lei con le calze fine e la minigonna a pois. E quelle mutandine rosse da monella porca. E devi vedere lui come ci gode il porcellino! Ma non è tutto qui. Il vino concia per le feste. Chi lo disse, Alceo? Seneca di sicuro ammoniva. Meglio ubriaco che cariato. A furia d’ingollare pasticciotti mi ritrovo mezza dentiera fuori uso. Ed è tutta colpa sua, dannato attorucolo. È che io volevo lei. E lei voleva me. Poi s’è messo lui di mezzo. Ha incominciato a recitare. Come un cane. Ma recitava. E lei s’è lasciata impapocchiare come una studentella alle prime armi. Potenza della cultura. Finché poi non ha mandato affanculo anche lui per un avvocato di Lecce. Beh, il conto in banca non reggeva, povero Antonuccio. Tu col teatro ti cacciavi a malapena le spese. E potevi regalarle al massimo un piatto di pezzetti di cavallo all’osteria più “in” tra i tarantati. Ma l’avvocato.. eh eh.. quello ti ha fatto le scarpe. È arrivato in BMW serie 5. Che già sono mille punti tutti in una volta. Poi le ha mostrato il sorriso: bianco come un abito da sposa. E, con estrema indifferenza, le ha fatto notare un grosso rigonfiamento nei pantaloni. Ma non sul davanti, Zozzone! Che vai a pensare! È  sul didietro che ce l’aveva il gonfiore! Leggasi portafoglio ripieno di euro. E lei s’è stesa come una canna. Immediatamente. Così, Antonuccio bello, ci siamo ritrovati al bar dell’angolo come due esauriti cronici in vena di confidenze. E ci stavamo anche azzuffando sprecando parole brille su chi se l’era trombata meglio la Vanessa. Meno male ch’è arrivato quello zombi di Riccardo a smuovere le acque. Uno zombi che salva due altri zombi. Una sceneggiatura perfetta per un film dell’orrore.

sabato 2 giugno 2012

Evil Empire

Uno dei maggiori mali del nostro tempo è la continua ricattabilità con cui ci scontriamo giornalmente. Ci sono degli uomini che hanno la possibilità - e la sfruttano ampiamente - di ricattare altri uomini. E quelli che sono nella posizione di potere, il più delle volte, sono immeritevoli. Ma questo è risaputo. Come è risaputo che coloro i quali si trovano in difficoltà, e quindi sono facilmente ricattabili, alimentano, loro malgrado, questo circolo vizioso. Finché ci sarà qualcuno che per bisogno continuerà a fare ciò che altri per coscienza si rifiutano di fare, la macchina del ricatto andrà avanti. Ciò che veramente lascia allibiti, però, non è tanto la ragione di chi si assoggetta per necessità (pur deprecabile), ma la ragione di chi cede al ricatto per convenienza. In questo caso non si può parlare di un vero e proprio ricatto, ma di complicità con le mele marce che ammorbano la democrazia e la società.

venerdì 1 giugno 2012

Persona non grata

Oltre ad essere un pezzo (e che pezzo!) dei Napalm Death, "Persona non grata", come forse molti sapranno, è anche una sorta di lettera scarlatta con cui, da tempi immemorabili, viene etichettato qualunque forestiero che non sia "gradito" da un paese ospitante. Ma non solo. In un microcosmo come quello dei paesini, ben coerente con un macrocosmo xenofobo e imbarbarito quale, con poche eccezioni, l'italiano attuale, tutto sembra risolversi nell'accusa contro chi si discosta dall'omologazione di pensiero. Non si tratta più neanche di divergenze politiche o economiche. Lo sfaldamento del tessuto sociale sotto i colpi del berlusconismo e dell'individualismo estremizzato (quest'ultimo, retaggio degli anni ottanta del secolo scorso radicalizzato, appunto, dallo strapotere del Biscione nell'ultimo ventennio) ha portato, indubitabilmente, verso una deriva sociale di difficile inquadramento, tant'è variegata e impuntuale. 
La "persona non grata", qui, si risolve anche nel vicino di casa, colpevole soltanto di trovarsi a due passi da noi. 
Fiumi d'inchiostro sono stati spesi per declinare fenomeni come la corruzione, il familismo, la concussione, la mancanza di solidarietà sociale e ancora non si è giunti a un punto d'accordo (se mai esiste).
Le cose, però, potrebbero stare in maniera molto più semplice di quanto pensiamo. Ed è inutile continuare a complicarle anche con il pensiero che tutto è sempre talmente complesso che non se ne può venire a capo. Forse la semplicità è la regola migliore. Seguiamola.