lunedì 30 luglio 2012

LA SOGLIA DI FUOCO di Marianna Burlando (Il mio libro)


In una Londra multietnica, capitale della cultura e della ricerca scientifica, e in un’India dai contorni evanescenti e ricchi di simbolismo, Marianna Burlando, psicologa in ambito oncologico, ambienta il suo primo romanzo La soglia di fuoco. A metà strada tra il medical thriller e il giallo, quest’opera colpisce immediatamente per l’ottima informazione dell’autrice riguardo tutti i particolari dell’ambiente medico (la sua professione avrà giocato un ruolo importante in tutto questo?!) nonché la scioltezza che promana dalle pagine. Il lettore, infatti, non verrà sommerso da una coltre di nozionismo, ma sarà impercettibilmente guidato attraverso l’intricato e affascinante mondo della biologia e della chimica. La trama, ben delineata, è incentrata sulle vicissitudini di un gruppo di personaggi che, forse loro malgrado, si vedono implicati in fatti loschi che gravitano attorno ad un centro di sperimentazioni farmacologiche. Da una serie di eventi nefasti, che metterà a dura prova la forza psicologica (e in diverse circostanze anche quella fisica) dei protagonisti, nasceranno nuove amicizie e nuovi amori che spingeranno l’intera vicenda verso un finale a sorpresa. Il libro della Burlando, vale la pena sottolinearlo, non si esaurisce nelle scene d’azione e nell’indagine investigativa, ma apre orizzonti di riflessione su un ventaglio di situazioni-tipo che contraddistinguono la società contemporanea. Problemi di carattere morale (non moralistico!), come ad esempio l’annosa questione del fin dove la scienza ha il diritto di spingersi in nome della ricerca e del progresso; oppure se sia giusto o meno scendere a patti, a compromessi, per necessità, per fame. Sono domande grandi, grandissime. E molto impegnative. La cui soluzione non sembra essere dietro l’angolo. Perché un conto è parlare a pancia piena, un altro è provenire da paesi dove la fame è la compagna di vita, e sperare che qualcosa di buono possa accadere trasferendosi nel ricco (?) Occidente industrializzato. Un’urgenza che alcuni personaggi-chiave del romanzo hanno cucita addosso come una seconda pelle. Non sveleremo in questa sede se la coscienza e il senso di responsabilità dei protagonisti – non solo per il presente ma anche nei riguardi delle generazioni future (Hans Jonas insegna!) – avranno il sopravvento sulla penuria e sulla temuta miseria, certamente il lettore non potrà fare a meno di porsi le stesse domande che si pongono i personaggi. L’immedesimazione con gli attori del romanzo è, a nostro modesto avviso, un punto cruciale che non si può eludere: quando si ride e si piange con loro (di più, al loro posto), quando si provano le stesse emozioni, gli stessi stati d’ansia e gli stessi rossori d’amore, si può a ragione dire che l’opera è riuscita nel suo intento comunicativo. La Burlando, autrice di alcune raccolte di racconti e di altre pubblicazioni attinenti il suo campo lavorativo, ha confezionato un bel labirinto d’emozioni che non lascerà indifferenti coloro i quali si addentreranno tra i suoi percorsi. 
La soglia di fuoco, un libro al contempo duro e delicato, per la spietatezza di alcuni frangenti e per la presenza di sentimenti che vanno al di là della stessa morte, si rivela essere un esordio ben riuscito. A voler essere proprio mefistofelici, diremo che avremmo voluto questo romanzo più lungo: una volta assaggiata la pietanza, ci si vorrebbe abbuffare. Ma è un vizio tutto nostro, l’amore non basta mai agli amanti. E non è forse questo un pregio?