domenica 29 luglio 2012

Nelle braccia dell'ignoto

A chi hai pestato i piedi per finire così in basso?
A nessuno.
Non mi sembri uno abituato ai campi, le tue mani.. sono troppo belline.. delicate.
Sono un ingegnere.
Un ingegnere? E che ci fai qui allora?
Non ho trovato nessun altro lavoro.
Ma come è possibile.. non ci credo.
Credici. È la verità.
Ce la farai qui?
Non lo so. Spero di sì. E poi, non sarà per sempre.
Tutti quelli che vengono qui dicono la stessa cosa.. che non sarà per sempre. E poi, eccoli là, alla soglia della pensione.. smorti come pali della luce e rovinati nel corpo e nella mente.
Parli bene per essere un bracciante.
Non ci vuole una laurea a capire ‘ste cose..
Hai ragione. Quando si comincia?
Non avere fretta, c’è sempre tempo per spaccarsi la schiena.
Prima iniziamo, prima finiamo.
Non è detto. Qui cominci.. e non sai se e quando finisci.
E i diritti? I diritti dei lavoratori?
Diritti? Mai sentiti nominare.
E il sindacato? Che dice il sindacato?
Mai avuto niente a che fare.
Insomma! Questo posto non fa per me.
Scusa.. ma non avevi detto di non avere scelta?
No, ho solo detto che non avevo trovato nessun lavoro.
Mi sembra la stessa cosa.
È qui che ti sbagli. Non è la stessa cosa.
Puoi spiegarti meglio?
Il problema non è scegliere tra il lavoro più pagato e quello meno pagato.. è scegliere tra lavoro e sfruttamento al limite della schiavitù.
Se parli così, tu puoi scegliere davvero, io no.
Certo che puoi scegliere.
Ingegnere.. hai famiglia?
Sì.
Intendo dire: hai figli?
No, figli no.
Allora non puoi capire.
Non accetto la tiritera che uno deve piegarsi perché ha figli da mantenere.. così non si va avanti.
Gli occhi di tuo figlio.. non puoi resistere agli occhi di un figlio.
Sciocchezze! Qui si deve lottare per i propri diritti.
La fame non ha diritti.
La fame esiste perché qualcuno fa in modo che esista.
Tu pensi troppo, ingegnere.. ed io debbo portare a casa la pagnotta.