domenica 16 settembre 2012

Acca due o (terza e ultima anteprima di "Storie scorrette" di Luna Concategi)



Un tempo facevo il punkabbestia a Roma, tra Piazza Navona, la Stazione Termini e Porta Pia. Insieme a un gruppetto ben assortito di stronzi che alla minima occasione ti inculavano a sangue – alla faccia della causa! – vagavo scroccando tutto ciò che si poteva scroccare. Come ogni punkabbestia che si rispetti avevo un cane al seguito, Lilith, una cockerina nera. Tutta pulciosa e orrenda nell’aspetto. Uno dei tipi, Max Clarus, aveva un piercing sul sopracciglio destro che nel corso del tempo gli aveva procurato un livido delle dimensioni di un’arancia. Fatto sta che gli venne una grave infezione e fu costretto a ricoverarsi. Il gruppo di sconquassati, in uno dei pochi momenti di solidarietà di classe, andò a trovarlo in ospedale. In quell’occasione conoscemmo i genitori di Max Clarus, al secolo Massimiliano Sacchi: erano ricchi sfondati. Provai una sensazione di malessere che tutt’ora mi accompagna se ci penso. Quello stronzo si faceva passare per nullatenente, vagabondo, senza speranza. E invece era il figlio di un socio fondatore di una delle più importanti banche di Roma. Stronzo, stronzo e ancora stronzo. Ma non era finita lì. Scoprii che anche gli altri non se la passavano poi così male. Così li ribattezzai “punkabuecchiu” che in dialetto leccese sta per “punk per finta”. I punk con tanto di carta di credito. I punk metropolitani che il paparino pagava il loro essere clochard a tempo pieno. Ecco perché non si abbattevano mai. Ecco perché nonostante tutto avevano fiducia che avrebbero sbarcato il lunario. Altro che no future. Il futuro ce l’avevano e come! L’unico vero disperato ero io. Ad un certo punto, realizzato che alla soglia dei venticinque anni gli altri si sarebbero dileguati per diventare dei perfetti borghesi benvestiti e magari anche destrorsi, decisi di riatterrare sul suolo natio. A fare cosa? Tutto e il contrario di tutto. Tutto il necessario per tirare avanti. Di più: tutto il necessario per vivere una vita degna di essere vissuta.