venerdì 13 dicembre 2013

Su IN ORDINE SPERSO di Vito Antonio Conte (Luca Pensa Editore)

Nota su In ordine sperso di Vito Antonio Conte, Luca Pensa Editore, pubblicato su SPAGINE Periodico Culturale dell'Associazione Fondo Verri, curato da Mauro Marino.




Ci sono alcune cose che hanno un dono particolare: quello di suscitare emozioni immediate, dirette e forti. Talmente forti da costringerti a sentirle profondamente e poi a scriverne. È il caso della Poesia (sì, uso la P maiuscola) di Vito Antonio Conte. Autore che ritorna, seppur di soppiatto o, come lui stesso dice, clandestinamente, con una nuova silloge (editata in sole 53 copie tutte numerate e autografate), In ordine sperso – In origine: silloge del quando in ordine sparso(la poesia dove non c’è), Luca Pensa Editore, 2013. Una raccolta in cui il “quando” giganteggia, un quando che può essere inteso (a mio modesto avviso) come il “tempo che fu” (e che più non è), ma anche e soprattutto come il “tempo che è”, con una strizzatina d’occhio al “tempo che sarà”. Sì, il tempo in tutte le sue declinazioni, ma non solo, direi la vita nelle sue tante declinazioni, a cominciare dall’apparire che si contrappone all’essere: «quando sotto il costume da bagno / i ragazzi non indossavano / stupidi boxer (esibendo l’elastico griffato)» (p. 10), passando per una realtà accaduta (o pensata) che sarebbe bello poter conservare, ma non per mero sospiro nostalgico, bensì come esempio (ho detto esempio? sì, l’ho detto!) meritevole del vissuto: «quando lungi d’ogni schermo / bastava essere con due amici / aprire una bottiglia di vino e / senza neanche dire: ciak si gira / il film della vita partiva» (p. 14). Difficile non lasciarsi coinvolgere passionalmente da queste liriche che vanno al sodo, senza inutili orpelli. Ed è difficile non lasciarsi tentare di riportarne tante, troppe, tutte. Non lo farò soltanto perché non voglio togliere al lettore – al fortunato lettore che avrà tra le mani una delle cinquantatré copie pubblicate (sì, ricordiamolo ‘sto fatto che le copie sono limitate! Vito, accidenti!) – il piacere di scoprire da sé il gusto di immergersi in questi versi taglienti come lame e sinceri, maledettamente sinceri. Chi è a parlare, poeta? L’amico burbero dal cuore buono? Quello che ti dirà sempre, in faccia, come stanno le cose? Quello che ad una menzogna edulcorata preferisce la verità, anche se cruda? Sì, leggendo questi versi si ha l’impressione di potersi fidare, e di potersi affidare con animo sereno –  pur nella grande tensione emotiva che le parole di Conte creano – alla vita: «quando poi dopo tutti i dopo / sai che finalmente / d’ogni sottrazione resta / l’unico segno più / che importa davvero» (p. 17). Il “quando” del poeta si materializza e si smaterializza per poi materializzarsi di nuovo, in un continuo susseguirsi di atti e azioni (Carmelo, oh Carmelo, scusa il furto!) che non lasciano spazio a momenti morti, perché la vita, ripetiamolo, scorre in questa silloge come sangue vivo, arrivando in ogni dove: «quando se l’avessi saputo prima / non ha senso (nessun senso) / ché tanto lo sai sempre / quando non serve a niente / e se l’avessi saputo / non avresti vissuto» (p. 18). Molto ci sarebbe ancora da dire e non lo dirò, perché credo sia bello lasciare luoghi vuoti da riempire con la diretta lettura di queste liriche; tuttavia voglio congedarmi da questa nuova incursione nel mondo poetico di Vito Antonio Conte con una lirica che de-scrive e ri-scrive l’agonizzante situazione letteraria e, più in generale, culturale del nostro Sud, Salento in primis: «quando questo lembo di Sud letterario / era monopolio di pochi insulsi personaggi / (ego e arroganza non sono ancora finiti)» (p. 43). Occorre aggiungere altro?

Info: www.




lunedì 2 dicembre 2013

FORTUNA DESTRUENS - Su RICCARDINO III di Davide Morgagni



Il 28 novembre scorso il sipario del Teatro Paisiello di Lecce s’è aperto su un’esperienza molto vicina alle decostruzioni scenico-attoriali artaudiane e beniane (godibili anche come “de-costruzioni” o “de-(c)-ostruzioni”) dell’essente-teatro. Tutto ciò s’è manifestato – nel senso primitivo della manifestazione come “apparizione” agli astanti – nel Riccardino III di Davide Morgagni. In principio era Shakespeare, con le sue tragedie ammonitrici – spesso cassandre nel vuoto dell’umana specie – poi i ghignetti di Morgagni e le parole-arie di Luciana Franco hanno (s)composto l’osmotica rete attoriale di ciò che scende dall’alto degli umani sentimenti (non come deus ex machina ma come fortuna destruens) o s’innalza dal basso delle altrettanto umane passioni. Ambientata in una sorta di non luogo simile a una novella Casa di bambola di ibseniana reminiscenza, la scena del Riccardino s’è resa ipnotica, magnetica, andando a scavare nelle zone d’ombra che appartengono al profondo sentire: il tutto e il niente dell’uomo, rivisitati in chiave d’irreale realtà, dove la deformità – fisica e mentale – del personaggio plasmato da Morgagni incombe con un bene/male depauperato da buonismi e isterismi collettivi. Se ammonimento c’è non è chiacchiera da bar né precettistica ad uso di buontemponi: l’umana carne, si sa, è debole e di lecchini, arrivisti e adulatori è pieno il mondo. Meglio ricordarlo allora, ché forse il teatro ha ancora d’essere civile, soprattutto oggi, che d’inciviltà sta morendo il pianeta. Se, come è stato detto a proposito del Riccardino III, questa è una tragedia del risentimento, è proprio il ressentiment ad essere una peculiarità molto accentuata – Nietzsche docet – dell’uomo moderno (inteso sia in senso storico che psicologico). È del tutto naturale quindi l’aggiornamento spazio-temporale che ha condotto Morgagni ad attualizzare – come è giusto che sia – le tematiche e gli spunti shakespeariani. E se, come diceva Benedetto Croce, «La storia […] (quella con la S maiuscola, specifichiamo noi) è sempre contemporanea, nel senso che essa è legata al presente, nella persona e nell’ambiente dello storico, che muove sempre nell’opera sua da proprî interessi attuali», lo sarà anche la “nostra storia”, la storia particolare, quella che dalla moltitudine arriva all’individuo, e lo sarà anche questa tragedia, perché mai cosa è più contemporanea, simultanea, sincrona della tragedia personale. Già, perché la tragedia è sempre personale. Cantava De André: «[…] amammo tutti l’identica donna / partimmo in mille per la stessa guerra / questo ricordo non vi consoli / quando si muore si muore si muore soli». Ora, Riccardo fa della sua tragedia privata un affare di Stato, uccidendo, irridendo, schernendo, recando dolore agli altri e colpendo non solo l’intimità delle persone coinvolte nei lutti, ma la macchina-regno. Eppure è lui che sta peggio di tutti; così, dietro a quei sorrisini ammiccanti a chissà quale vendetta perpetrabile ai danni dell’“altro da sé” si nasconde la sua stessa rovina. Morgagni dota il personaggio di quella commistione di ironia e dolore, di pazzia e di pragmatismo che destabilizza lo spettatore; ed è proprio quest’ultimo a sentirsi in perenne imbarazzo di partigianeria. Sì, la sensazione che abbiamo avuto alla prima della rappresentazione, è stata quella di uno smarrimento emotivo: l’uomo è abituato al male, l’uomo commette il male. È un dato di fatto. Tutti lo sappiamo, ma sentirselo sbattere in faccia in maniera così spontanea e naturale – quasi che dolcemente cada la lama sulle nostre teste – è qualcosa che ancora oggi, pur con il nostro essere smaliziati, ci crea un certo disagio emotivo; in altre parole, ci tocca nel profondo delle nostre convinzioni e va a scalfire le nostre sicurezze. Notevoli Morgagni e Franco nel metterci, noi pubblico, in quella condizione di sano impaccio che scaturisce dall’ammonimento caduto nel vuoto, che pian piano si trasforma in un jeu de massacre che coinvolge tutti nella surreale (o forse irreale, o forse ancora iperreale, che proprio perché è troppo, diventa super/iper) realtà del ressentiment. E poi sono scattate le domande, quelle sane e terribili domande che ci si pone dopo aver assistito (e partecipato con mente e cuore) al Riccardino. E la prima di queste domande (non sembri banale, non lo è affatto) è sicuramente: “Da dove proviene tutto il risentimento di Riccardo?”. Impossibile, forse, dare una risposta esauriente. Forse che l’origine di tutto sia da ricercare nella deformità fisica? Indubbiamente, quello della natura matrigna, che ha voluto creare un essere imperfetto (e qui l’aspetto di una voluntas determinata e non casuale è da sottolineare) – e per questo motivo sbeffeggiato e rifiutato – è uno dei pensieri che più immediati arrivano alla mente. Ma è solo questo? Non c’è forse dell’altro? Dalle movenze, a tratti quasi murnauiane, di Morgagni qualcosa sembrerebbe trapelare: sì, c’è dell’altro, molto altro. Perché è l’uomo ad essere composto da molto altro. C’è tutto un universo che si disvela con Riccardino III, ma non aggiungiamo altro, se non che l’essere (o “Esser-Ci”, caro professor Heidegger?!) a teatro può significare ancora arricchimento e, perché no, miglioramento.

sabato 23 novembre 2013

UNITI CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE - Domani, 24 Novembre a Galatina

La violenza è sempre deprecabile, ma lo è ancor più quando è un gesto codardo che si scaglia contro la persona che si dice di amare. L'imposizione di un marchio su di un altro essere umano è frutto di un latente razzismo, che trova le sue radici in una cultura sociale di stampo patriarcale che mal si adatta alla modernità. È necessario capovolgere la prospettiva per guardare con ottimismo al futuro. Il 24 novembre, dalle ore 16.00, Galatina (Le) sarà rischiarata dai lumi di chi chiede di fermare la cultura delle differenze. Numerose associazioni della provincia salentina chiamano tutti coloro che avvertono questa esigenza a sfilare Uniti Contro La Violenza Di Genere, manifestazione nata per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita dall’ONU per il 25 novembre di ogni anno. L'evento, patrocinato dalla Regione Puglia e dall'Ambito Territoriale Sociale di Zona di Galatina, dopo aver chiesto agli uomini un impegno concreto contro la violenza sulle donne, con l'adesione alla campagna White Ribbon, si aprirà con una fiaccolata in rosso (è richiesto ai partecipanti di indossare qualcosa di tal colore). Il rosso, assurto nell'immaginazione collettiva a simbolo della lotta contro la violenza di genere grazie all'azione/arte pubblica di Elina Chavet e delle sue Zapatos rojos, non è più il simbolo del filo di sangue che ci ha portati alla presa di coscienza, ma è simbolo di vita, di lotta appassionata per la difesa dei valori di eguaglianza e dignità umana. Il corteo partirà dalla Basilica di Santa Caterina D'Alessandria e terminerà presso il Palazzo della Cultura “Z. Rizzelli”, ove seguiranno la proiezione di un video-messaggio di alcuni Parlamenti, i saluti istituzionali del Sindaco di Galatina Cosimo Montagna, gli interventi del P. M. Antonio De Donno, della sociologa Irene Strazzeri, della Presidente dell'ARCI Lecce Anna Caputo, testimonianze di Polizia di Stato e Carabinieri, letture teatrali, letture poetiche, flash mob e coreografie di danza, a cura delle associazioni organizzatrici e dei ragazzi dei licei classico e scientifico galatinesi.
Uniti contro la violenza di genere è un coro di voci diverse tra loro e individuali, accomunate da un unico desiderio di riconoscere il diritto alla dignità delle donne.
Le associazioni organizzatrici sono A.ge, Agedo Lecce, ARCI Eutopia Galatina, ARCI Lecce, Ars & Gallery, Ass. Arma Aeronautica Galatina, Ass. Nazionale Carabinieri Galatina, Ass. Nazionale Polizia di Stato Galatina, Club UNESCO Galatina, Compagnia Theatrum, DNA Donna, Eterarte, Galatina2000, Galatina Arte Storia Cultura, Galatina Letterata, Gruppo scout A.G.E.S.C.I., Il Mandorlo, Intervalla Insaniae, Officine17, P. Art, Pro Loco Galatina, Portatori Sani Di Sorrisi, Protezione Civile, Quelli di Piazza San Pietro, San Francesco d'Assisi, Sel Galatina, Università Popolare “Aldo Vallone” Galatina.
 
Daniela Bardoscia

giovedì 21 novembre 2013

APOTEMA - LECTURA DANTIS - INFERNO, CANTI III-V

Il Presidio del Libro di San Donato di Lecce, in collaborazione con l'associazione artistico-letteraria Eterarte, presenta:
LECTURA DANTIS. INFERNO, CANTI III e V a cura del gruppo di lavoro APOTEMA.

Venerdì 22 novembre, ore 10.30
Scuola secondaria di I grado "Giovanni Pascoli", via Roma, San Donato di Lecce.



"Una vivida esperienza dell’Inferno dantesco, un’immersione profonda e completa nei versi dell’opera poetica che ha segnato per sempre la storia della letteratura italiana e mondiale, stimolato l’immaginario collettivo di intere generazioni e ispirato un numero impressionante di artisti.
Un viaggio affascinante e a tratti ipnotico che, attraverso la simbiosi tra lettura, musica e dinamicità dei movimenti scenici, evoca, in tutta la sua potenza, la celeberrima discesa di Dante nel mondo degli inferi".

Voce: Gianluca Conte
Performance scenica: Michela Maria Zanon
Musiche: Cristina Cagnazzo


Il gruppo APOTEMA, fondato da Gianluca Conte e Michela Maria Zanon, nasce in seno al più ampio progetto di Eterarte, associazione artistico-culturale attiva sul territorio, ed ha come fulcro della propria ricerca la materia letteraria e tutto ciò che intorno ad essa gravita. L’organico del gruppo è completato dalla figura di Cristina Cagnazzo, musicista e giornalista.

giovedì 14 novembre 2013

RASSEGNA CRITICA DEGLI INTERVENTI COMPARSI SUL BLOG DI MUSICAOS dal 2004 a oggi

Una selezione ragionata di recensioni e interventi tra gli oltre milletrecento articoli pubblicati negli ultimi dieci anni su musicaos:ed, per cominciare da:

Mario Perniola, Nicola Lagioia, Loredana Lipperini, Raffaele Gorgoni, Antonio Errico, Wu Ming, Elio Coriano, Giuseppe Genna, Gabriele Frasca, Ilaria Seclì, Vittorino Curci, Claudio Morici, Walter Siti, Nanni Moretti, Adriano Sofri, Giuseppe Granieri, Antonio Moresco, Luca Canali, José Saramago, Jonathan Franzen, Ferzan Ozpetek, Massimo Gramellini, Paolo Giordano, Cosimo Argentina, Antonio Tabucchi, Erri De Luca, Pino Roveredo, Pier Paolo Pasolini, Jacques Lacan e molti altri...

http://www.musicaos.it/

lunedì 11 novembre 2013

SGUARDI DI MONDI RUBATI di Moira Fusco. Un racconto su Musicaos:ed

“Sguardi di mondi rubati”, il racconto di Moira Fusco, senza mediazioni e preamboli ci introduce immediatamente sulla scena di un incontro, quello tra Inès e Gabrièl, la prima una volontaria di un equipe medica, il secondo un fotografo, nello scenario di Ouaga, capitale del Burkina, tra le macerie dei bombardamenti, il costante pericolo e il coprifuoco nelle strade. Proseguendo nel racconto, breve e intenso come un episodio di guerriglia urbana, ci accorgiamo che i due protagonisti condividono un passato.
Interessante come l’autrice, in poco spazio, riesca a rendere il distacco tra il pericolo e la prospettiva di salvezza, che viene improvvisa scappando fuori dalla città, e ritornando ai lembi di quella foresta che è madre e che accoglie, come uno sguardo che cela in sé “tutte le storie del mondo”, tutti i miti, tutto il passato, tutto il futuro. Buona lettura.
Luciano Pagano

Il racconto è pubblicato su Musicaos:ed al seguente indirizzo: http://lucianopagano.wordpress.com/2013/11/08/sguardi-di-mondi-rubati-di-moira-fusco-un-racconto/

giovedì 7 novembre 2013

MUSICAOS SERVIZI EDITORIALI

SERVIZI EDITORIALI
musicaos:ed svolge attività editoriale e fornisce servizi letterari, tra cui l’editing di opere di narrativa, la redazione, la progettualità e la consulenza editoriale.
musicaos:ed svolge un servizio di editing professionale che spazia dalla scrittura alla schedatura del testo, dalla correzione alla riscrittura, dal ghost-writing al coach-editing.
Abbiamo lavorato con centinaia di autori.
Puoi inviarci il tuo manoscritto in formato .DOC .RTF .ODT, e chiederci un preventivo senza impegno, scrivendo all’indirizzo di posta elettronica
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scheda redazionale – una volta che i nostri redattori avranno letto la vostra opera, vi invieremo una scheda nella quale vengono affrontati tutti gli aspetti dell’opera, dalla struttura ai personaggi, dalla coerenza del testo allo stile e la lingua utilizzati; inoltre verranno evidenziati, nella scheda,  i punti di forza e i punti deboli del testo. Insieme alla scheda redazionale, se richiesto, vi invieremo il file con un primo intervento di correzione di refusi e altri errori.
editing – dopo una lettura accurata dell’opera individueremo i punti e i momenti ‘critici’ del testo, suggerendo all’autore
dove e come intervenire. Il lavoro di editing prosegue di concerto con l’autore. musicaos:ed effettua editing su testi di qualsiasi dimensione.
Contattateci per un preventivo all’indirizzo: info@musicaos.it
ghost-writing – la redazione di musicaos:ed dispone della competenza e della serietà professionale necessarie in un lavoro così delicato, che può spaziare dalla redazione di un singolo intervento, racconto, articolo, e arrivare alla stesura di opere ex-novo, a partire dal materiale (non necessariamente ‘digitale’) offerto dal cliente.
Il risultato sarà un’opera di proprietà che conterrà gli elementi e le caratteristiche delineate fase di pre-redazione con il cliente.
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PROGETTAZIONE EDITORIALE
musicaos:ed è in grado di seguire un progetto editoriale dall’inizio alla fine, dalla preparazione di un testo alla sua redazione, fino alla realizzazione della bozza e alla sua produzione nel formato impaginato pronto per la stampa.
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Se avete un progetto editoriale al quale volete dare corpo, potete rivolgervi a noi, siamo in grado di seguirvi in ogni passo della sua realizzazione, in tutte le fasi che portano l’idea a divenire prodotto editoriale concreto, sia che si tratti di un libro, un romanzo, una collana, un progetto articolato composto da pubblicazione, proposizione al pubblico, presentazione, press+kit, fino all’indicazione del piano di comunicazione più adatto alla vostra opera.
Scriveteci all’indirizzo info@musicaos.it

mercoledì 6 novembre 2013

DAMN CUP OF COFFEE - Seminario di scrittura creativa per la TV

In attesa di replicare il seminario su How I Met Your Mother, c'è quello su Twin Peaks. SoniBoni Officine Culturali: non mancate!

associazione via Angelo Lezzi 6 Maglie (ultimo incrocio a sinistra in via Gallipoli)

Durante la visione è inclusa una degustazione a scelta tra dolce e salato.

lunedì 4 novembre 2013

RIMEDIO E VELENO di Michela Maria Zanon (Edizioni L'Arca Felice)

Care amiche, cari amici. Martedì 5 novembre, presso Fondo Verri, via Santa Maria del Paradiso a Lecce, 8, nei pressi dell’Accademia di Belle Arti, presenterò la raccolta poetica "Rimedio e veleno" di Michela Maria Zanon, Arca Felice Edizioni. 
Di seguito ciò che ha scritto Mario Fresa, curatore della collana "Coincidenze", ARCA FELICE EDIZIONI.

Maliosa, eccentrica ed elusiva, la poesia di Michela Maria Zanon è sorretta da una dizione asciutta e concentrata, ma densissima di vibrazioni e di fluttuazioni tanto vivide quanto sorprendenti.
Vi è dunque, nei versi di Zanon, una liricità stupìta, di natura sovrasoggettiva, che potremmo definire mitica e archetipale; e vi è la presenza costante di un’accensione affatata, colma di una magica lucentezza interiore, che offre al lettore la proiezione di uno stupore onirico ed enigmatico, dalla bellezza ambigua e sfuggente.
La lingua presenta un andamento espressivo sempre mobile e reattivo, pregno di una visionarietà forte e nervosa, nella quale i contrari sembrano riunirsi o addirittura capovolgersi e trasmutarsi, riflettendosi l’uno nell’altro e riformulando, quasi, una rinnovata geometria del possibile e dell’impossibile: come in un gioco estremo di specchi infiniti, lo sguardo si frantuma e si perde continuamente, soffermandosi ora sulle amorose promesse del “rimedio”, ora sulle insidie brucianti del “veleno”.


sabato 2 novembre 2013

DODICI di Paolo Merenda (Giovane Holden Edizioni)



Care amiche, cari amici. Per le recensioni di Linea Carsica vi proponiamo questa pregevole opera di Paolo Merenda, giornalista e scrittore, che avremo il piacere di presentare venerdì 8 novembre, alle ore 19, presso il Centro Sociale di via Roma a San Donato di Lecce. L'evento è organizzato dal Presidio del Libro di San Donato in collaborazione con l'associazione artistico-culturale Eterarte. Buona lettura.

Fin dalle prime righe di questa raccolta di racconti, firmata da Paolo Merenda e uscita per i tipi di Giovane Holden Edizioni, si ha l’impressione di trovarsi di fronte alla complessità della mente umana e ai suoi infiniti e intricati meandri. Dodici racconti – quante le ore contrassegnate da altrettante immagini di orologi all’interno del libro –  ben scritti e articolati secondo una logica che spazia dalla dimensione onirica dell’inconscio alla più cruda realtà. Sì, perché (non è retorica!) alle volte la realtà può superare la fantasia. E l’autore sembra conoscere benissimo questi sottili meccanismi umani. Lo scritto è ricco di momenti di suspense e di attese trepidanti, che incollano il lettore alle pagine e lo spingono a chiedersi “che accadrà adesso?”. Una domanda semplice, semplicissima, ma che è quanto di più difficile da ottenere da uno scritto. Merenda, con la sua prosa al contempo lucidissima e inquietante, riesce nell’intento, e non è roba da poco. Atmosfere cupe eppure mai pesanti, attimi di brivido e sprazzi di dolcezza convivono in queste storie abilmente intessute dall’autore. Non manca poi – cosa apprezzabilissima – una certa vena ironica che, togliendo seriosità e gravame alle narrazioni, regala tratti di prosa matura e ormai consapevole. Non si tratta infatti dell’opera di uno scrittore alle prime armi, ma di un viaggio letterario scrupolosamente organizzato, la cui dirittura d’arrivo è ben chiara a chi muove i fili dei personaggi e ricama trame e accadimenti. Non a caso a noi è sembrato di intravedere da lontano presenze (presenze, appunto, dunque richiami mai invadenti e sempre discreti) di grandi maestri del brivido come King o Lovecraft; ma anche del poco rassicurante cinema di Lynch. La raccolta è poi impreziosita da un’ulteriore presenza, quella della penna di Angela Leucci, coautrice di due dei racconti contenuti nel libro. La scrittura di Merenda, tuttavia, non si esaurisce nel donare attimi di paura e adrenalina al lettore ma, scandagliando a fondo l’animo umano, ne trae alcune suggestioni al limite del possibile, confermando – qualora se ne sentisse un maggiore bisogno – un percorso letterario (quello dell’autore) personale e sincero. Di questi tempi, cosa rara.

         www.paolomerenda.it

lunedì 28 ottobre 2013

RICCARDINO III da William Shakespeare - di Davide Morgagni

RICCARDINO III
da WILLIAM SHAKESPEARE

TEATRO PAISIELLO
28 NOVEMBRE 2013 h. 21.15

Scritto e Diretto da: DAVIDE MORGAGNI
con DAVIDE MORGAGNI e LUCIANA FRANCO

Info e Prenotazioni
334-6572108

Riccardino III è un corpo minorato, monco, incompiuto, de-forme, deforme in variazione continua, è uno scellerato che produce il suo strumento da guerra, una forza “diversa”, “differente”, in collisione con la visione morale della Forma-Regno, o quel che sarà la Forma-Stato.

Tutte le tragedie di Shakespeare sono immense ammonizioni, mostrano come una qualunque via di fuga, o tratto vitale, nel campo del potere, implicato col potere, si trasformi in una forza distruttiva, dispotica.

Infine, arrivano i buoni, e tutto ricomincia, si imita, si ricalca il supplizio subito.

Riccardo III è la tragedia del risentimento.

Tecnici luci e audio: PM Service
Illustrazione: Pamela Morgagni
Grafica: Stefano Palma

martedì 22 ottobre 2013

SARDEGNA - nursery del Neolitico - di Ulisse Piras (Phasar Edizioni)

Qual era l’isola emersa dal caos della creazione, dalla quale partirono le migrazioni dei popoli che diedero vita alle più grandi civiltà del passato?
Esiste una qualche relazione tra gli scampati al Diluvio ed i primi abitanti della Sardegna? Da chi erano composte le avanguardie che solcavano i mari di tutto il mondo durante il Neolitico? Quale mistero si nasconde dietro la devozione verso la Grande Madre?
Questi e altri interrogativi sulle nostre origini impegnano da anni molti studiosi. La presente opera, con un percorso narrativo estremamente agile e snello, propone una suggestiva e stupefacente ipotesi sul passato della Sardegna e dei nuraghi. E lo fa muovendo da indizi e prove concrete, inequivocabili, che sembrano poter mettere “fuori gioco” le consuete teorie finora proposte. Dimostrando che ci sono fatti, relativi al nostro passato, di cui occorre cogliere appieno il significato, prima di trovare la giusta cornice entro cui collocarli, per logica.

venerdì 18 ottobre 2013

ENIGMI SICILIANI di Guglielmo Scoglio (Phasar Edizioni)

Perché nei tempi antichi si pensava che il milazzese fosse un territorio benedetto dagli dei? Cosa faceva pensare che vi pascolassero gli armenti sacri al dio Sole? Quale l’importanza del tempio di Diana Facelina? Quali le ipotesi circa la sua ubicazione? Perché non se ne sono ancora trovate tracce evidenti?
È veramente esistita la città di Démena, quella città che ha dato nome al Valdemone? E, se è esistita, è una città scomparsa o ancor oggi esiste con altro nome? Un poderoso castello che portava il nome di Démena si oppose strenuamente all’avanzata dei musulmani: era il castello della città o era posto lontano da essa? In quest’ultimo caso come può essere spiegata l’esistenza di due posti distanti con lo stesso inusuale nome?

Perché una cappella del SS. Sacramento di rilevante pregio artistico e di notevole elaborazione teologica fu costruita a Monforte? Quali significati religiosi gli artisti che vi hanno lavorato volevano trasmettere? Perché l’Ultima Cena capolavoro attribuito a Giacomo Del Duca, allievo di Michelangelo, potrebbe ricordare la battaglia di Lepanto (1571) e nascondere un mistero legato ai Templari? 

sabato 5 ottobre 2013

CRISTALLI DI SALE di Andrea Jagher (Phasar Edizioni)

"Riprendendo un filone di pensiero cosmologico che dai Presocratici porta all’Uomo Rinascimentale, a Nietzsche, a l’Etologia od alla fisica quantistica, unito alla fisionomia estetica (ovvero la conoscenza sensibile della legge fisica del divenire morfologico) della realtà osservata dal mio personale punto di s-vista ed esperienza (quale particolare modo d’essere della stessa realtà percepita da cui siamo originati e divenuti) ho anch’io cercato, con questi aforismi (come già anticamente fu lo stile degli antichi filosofi greci) di rispondere alle eterne domande che da millenni l’uomo cosciente si pone: da dove veniamo, chi siamo e quale sarà il nostro ultimo destino".

martedì 1 ottobre 2013

INTRODUZIONE AL MONDO di Idolo Hoxhvogli (Scepsi & Mattana Editori)



Care amiche, cari amici. Ecco a voi una nuova recensione di Linea Carsica. Buona lettura.
Leggendo questa Introduzione al mondo (sottotitolo: notizie minime sopra gli spacciatori di felicità) si ha l’impressione di trovarsi sull’orlo di un precipizio. Soltanto un passo può decretare la salvezza o la distruzione. Ma forse è possibile stare molto tempo su quel bordo, in una situazione di limbo permanente. E da lì, da quella linea rossa, che Idolo Hoxhvogli, giovane filosofo albanese formatosi alla Cattolica di Milano, scandaglia questa nostra odierna società, mettendola a nudo attraverso un’analisi tra il serio fenomenologico e il faceto irriverente. Il libro, suddiviso in piccoli capitoli (chiamarli paragrafi appare improprio o comunque riduttivo), conduce il lettore in un viaggio per i luoghi – fisici e mentali – della postmodernità, con una certa verve surreale che ricorda a tratti Le città invisibili di Calvino a tratti invece echeggia taluni passi volterriani di corrosiva resistenza intellettuale, cosa che ci sembra quanto mai necessaria in questo scorcio di secolo. Dalle pagine dello scritto fanno poi capolino – in quest’epoca di pazzi (Battiato docet!) non poteva essere diversamente – sia un distopico amplesso d’emergenza umana di orwelliana tensione, sia l’anormalità della normalità socio-politica ed economica e le infinite «dis-coerenze» individuali e collettive. Impossibile poi non pensare alla Libertà dei servi di Maurizio Viroli, quella «non-libertà» che vuole gli umani fintamente allegri (occorre essere allegri e ottimisti ad ogni costo, anche quando tutto va a rotoli) e – Marcuse l’aveva detto a suo tempo – spasmodicamente desiderosi di ciò che non è necessario. Con una schematizzazione dei dinamismi e degli incagliamenti psicosociali ai limiti delle esplorazioni artistico-mentali dada, Hoxhvogli non concede tregua al lettore, se non in alcune accennate carezze piene d’una sentita umanità (nonostante molti passi acidi, si percepisce al fondo un sentimento filantropico, o perlomeno, a noi sembra di percepirlo). Sono le carezze della filosofia, che ancora una volta mette al centro dell’attenzione la natura umana, pur con le tante aberrazioni e decostruzioni in corso. Sembra fuori discussione il fatto che il mondo non può più essere interpretato con le categorie aristoteliche o kantiane, né costruito –  la Arendt lo aveva capito bene – come l’enorme edificio hegeliano. Appare dunque plausibile una fenomenologia indipendente dai massimi sistemi, come questa imbastita da Hoxhvogli, al contempo fresca e reattiva, oseremmo dire virulenta. Un’interpretazione che non lascia certezze ma tanti dubbi al lettore, poche risposte (a noi è sembrato di trovarne qualcuna) e molte domande: ma non è forse l’interrogarsi la materia prima di ogni filosofare?