lunedì 14 gennaio 2013

Cattiveria o ignoranza?

C'è chi prova vergogna per un buco del calzino. Chi per i denti gialli, o peggio, marroni. Peggio ancora, neri. C'è chi prova vergogna perché nel pane ci può mettere solo prosciutto comprato al discount. Sapete, di quello tipo suola di scarpa che poi non si sa se è di maiale o di qualche materiale sintetico, magari scoperto da qualche chimico cinese. E già. Un tempo chi era povero ci metteva il pomodoro nel panino, con un filo d'olio. Adesso i pomodori costano un occhio della testa. Allora via, verso i cibi non-cibi degli hard-discount. E si prova vergogna. E vergogna si prova pure a vestirsi con capi comprati al mercato. "Ma come signora? Anche lei qui a comprare alla chiazza?". La signora non risponde. Abbassa la testa e prosegue dritta. E di dietro le arrivano le voci di quelle due, mamma e figlia, che da sempre comprano al mercato ché signore non sono state mai: "Hai visto figlia mia? Quella signora era benestante fino a qualche anno fa. Adesso pure lei deve venire a comprare qua". E nel dire questo non si poteva non notare un senso di rivincita. Non era cattiveria. Era soltanto un pareggiarsi, un tornare dei conti. Ma non era questa la vera miseria? Non era forse gioire dell'altrui male? Se non era cattiveria, cos'era? Quando accadde il fatto, effettivamente, mi venne in mente un'altra parola: ignoranza. E mi montava una rabbia atroce a guardare gli occhi della figlia, così tristi, così annullati in quel chiedere l'impossibile. E mi montava collera furiosa nel pensare che avrebbe potuto essere felice lo stesso, pur senza le parole della madre che le imponevano il consenso. Poi, la riguardai bene. Posai di nuovo lo sguardo sui suoi occhi e vidi quella luce lieve che solo a quell'età si può avere. Era la luce del diniego, della non accettazione. E forse una speranza poteva nascere tra gli aliti mefitici dell'invidia e del male. Qualcuno non disse "Finché c'è vita c'è speranza?". In me prese vita una certezza: quella ragazzina non avrebbe mai sofferto per un buco nel calzino, né per il companatico. Avrebbe portato la testa sempre alta. Avrebbe amato il mondo. L'avrebbe disegnato, dipinto, cantato, lodato nei versi, nelle libere parole. Avrebbe amato molto e molto sarebbe stata amata. Era tutto nei suoi occhi.