domenica 3 febbraio 2013

Cosa che rimane del senso

Cosa rimane del senso? 
Cosa rimane del senso quando tutto, ma proprio tutto, ruota intorno al denaro? 
Bella domanda, dirà qualcuno. Un interrogativo cui è impossibile dare una risposta unica e soddisfacente. Ma noi uomini e donne pensanti (!?), forse gli ultimi di una specie in via d'estinzione, la domanda ce la poniamo. A costo di non trovare risposta.
Si potrebbe stare giorni, mesi, anni, alla ricerca di una soluzione al quesito. E spendere fiumi di parole e di inchiostro. Ma forse, in poche parole, possiamo provarci. A dare la risposta, dico.
Del senso rimane poco. Pochissimo. Una nticchia, avrebbe detto qualche vecchio.
Resistere per tenere in vita il senso. Tutto il senso. Quello delle cose (ammesso che ne abbiano uno); quello dell'amore; quello del corpo e della mente; quello dello stare in mezzo agli altri e quello dello stare da soli.
Resistere per fare in modo che il denaro ritorni ad essere quello che era in principio: una forma diversa di baratto. Non è un'utopia. La cosa è talmente semplice da sfiorare l'idiozia. Il danaro serve. Già, serve. Quanti si saranno soffermati sul verbo "servire"? 
Servire: "fornire qcn. dei servizi che gli sono utili o necessari, eseguendone richieste e ordini in rapporto di subordinazione, di dipendenza, di sottomissione" (Grande Dizionario Italiano Dell'Uso - Tullio De Mauro). E' la prima voce del vocabolo in questione. Se vi sembra rispecchiare la situazione sopra descritta, alzate la mano!
Non è utopia, ripetiamo. E' solo avvedimento, comprensione, chiarezza. Il vecchio detto "stavamo meglio quando stavamo peggio" non è uno stupido ossimoro logico. Tutt'altro. Sapeva ben racchiudere il senso. Quel senso su cui ci domandavamo all'inizio. 
Diceva Pasolini: "I beni superflui rendono superflua la vita".    
Come dargli torto?