giovedì 14 febbraio 2013

L'ESSENZIALE CURVATURA DEL CIELO di Adriana Gloria Marigo


Care amiche, cari amici. Per "Spazio Autori" di Linea Carsica, ho il piacere di presentarvi dieci liriche tratte da L'essenziale curvatura del cielo della poetessa Adriana Gloria Marigo. Sono componimenti dal grande spessore poetico, dove contenuti e forma si fondono perfettamente, donando al lettore un senso di infinitezza. Buona Lettura. 
NOTA. Dell'impaginazione originale word sono stati rispettati, oltre alla sequenza e il formato, anche gli spazi di visulizzazione delle liriche. Per cui occorrerà leggere questo post come un insieme di pagine word, scorrendo con il mouse verso il basso. Questa è stata una nostra scelta, per permettere al lettore di soffermarsi sulle singole liriche.





ADRIANA GLORIA MARIGO



da   L’essenziale curvatura del cielo

La Vita Felice, 2012









3-4 GENNAIO 2011





Nel sottobosco dei tuoi occhi

s’adagiarono ombre vaghe

inclusioni di tempesta



spore d'amore giacquero

in calma di vento

sul fondale di menzogna 

del tuo volto.



Non seppi dirti novella

neppure accennare a un'aria di

adagio o l'ovvia domanda,

trapassata io a stalattite.







































































A PRIMAVERA





Ti strappai dal cuore

e ti spinsi nel luogo ove

si dissolve il veleno

verde delle tue foglie amare

 nell'ora cara alla parola

più viva del tuo sguardo

smarrito d'amore

improprio alle mie ali

maestre d'aria.























































NEL LUOGO DEL TUO CUORE









Nel luogo del tuo cuore

incontrai il grumo incandescente

della tua corta follia

l’intollerabile calamità

del non esserti -

oggi che non riconosci la vela

 io ti rivelo il vento

l’altezza della notte abbandonata

sulle rapide del giorno

nel duplice destino

di corolla e spina.



















































LIBELLULA DI PAROLA







 Mi feci libellula di parola

 per la fuggevole tua presenza

 il nominare all'infinito futuro

e  il vocativo che non

sapesti declinare.











































APRO LA PORTA







Apro la porta

del nostro tempo breve,

mi congedo da te.



A te lascio il silenzio delle profondità

l'implosione dei tuoi occhi

al terrore per la luce,

l'eco grigia della tua

stanchezza di terra rivoltata



che non dissipa i vapori d'alba

né l'acqua a primavera.

































                         DI QUESTO SOGNO                                                                                                                                                                                    

                                                                                                       

                                                                                  A Francesco M.





Di questo sogno tocco le  sponde mobili
l'acqua che non si fa golfo e
ogni erba declinante il verde

il riverbero dell'ora dentro la
pupilla che sazia il mondo di ogni
tuo modo, semplice o assente.





































NON DOMANDARMI





Non domandarmi dell' amore,
né della perfidia.

Su entrambi esercito un sorriso

di vento siriaco e il cauto

silenzio che limò la gelosia

inattendibile dei tulipani



la parola non affine al verso.

















































A ME STESSA

Sull'immagine * Sbocciata tra i rami di primavera * dono di F. I





Sono oro.



Del metallo ho forgia

e preziosità visibile.



Circondo

e mi circondano umani

e gazze

di raro dono.



Splendo

di luce intrinseca

cui l'ombra s'adagia

e si perdona.



























***







S’inclusero le tue parole

in una perla d’aria



- memoria tenue di universi –



mentre io sgranavo giorni

nei miei occhi di ninfa

mi feci vertigine d’ala

intesi l’ammanco originale

la tua nascita sotto un graffio di vento.

































***





Qui cadono tutti i vaticini.

La tua voce di oracolo soave
s’infrange contro l’alloro.

Impera solo l’essenziale
curvatura del cielo.




Adriana Gloria Marigo è nata e vive a Padova . Per lungo tempo è vissuta in Lombardia, compiendo studi umanistici e dedicandosi all’insegnamento. Nel 1978 si trasferisce in Veneto e dal 2008 a Padova dove si occupa di eventi letterari – in particolare di poesia - presentazione di autori e recensioni.  
Nel 2009 è uscita per LietoColle Editore la prima silloge Un biancore lontano.
Suoi testi e interventi sulla poesia compaiono in rete su diversi blog di settore, in antologie - Corale per opera prima (LietoColle, 2010), La voce dei sogni (Onirica Edizioni, 2012), Sfrutta il segno (La Vita Felice, 2012), Poesie del Nuovo Millennio, Vol. IX (Aletti Editore, 2012) e nella rivista Orizzonti, (Aletti Editore, 2012).
Nel settembre 2012 è venuta in luce la seconda raccolta di versi L’essenziale curvatura del cielo, La Vita Felice.
Ha partecipato nel giugno del 2012 alla quinta edizione del festival internazionale di Caorle “Flussidiversi. Poesia e poeti di Alpe Adria”, che riunisce i poeti dell’area culturale  mitteleuropea.

* E’ tra i poeti che il 22-23 marzo parteciperanno a Trento all’evento annuale “Poeti al Castello” e a giugno all’edizione Flussidiversi 2013