venerdì 8 marzo 2013

PANNI SACRI di Roberta Pilar Jarussi (Musicaos) su Mangialibri

Il romanzo Panni sacri di Roberta Pilar Jarussi ha meritato "tre panini" di Mangialibri. Di seguito l'articolo di Raffaello Ferrante.
L'incontro avviene al bancone del pesce nel minuscolo mercato coperto, in un paesino adagiato nel profondo sud, dove entrambi vivono. Piove. Lei osserva il prete maneggiare con mano esperta e infinita meticolosità i pesci, cercando di individuarne i migliori prima di comprarli. Ha gli alluci violacei stretti dentro sandali francescani fradici di pioggia. La donna non può fare a meno di fissarglieli. E non può fare a meno in quel momento di ripensare a Ragazzo - “[...] Lo chiamo così perché è giovane.” - alle sue chat piene di desiderio prima, ai tre successivi incontri reali poi. A come ogni saluto tra loro diventi ogni volta un possibile addio. Intanto la ragazza raccoglie la sua di busta ma è distratta da quell'uomo e inavvertitamente il pesce sguscia all'esterno. L'uomo lo raccoglie rapido, fermandosi a pochi centimetri da lei. La donna lo guarda. “Occhio e croce ha il doppio dei miei anni, il doppio dei miei chili e il doppio dei miei peccati”, pensa frastornata. Lui infila il pesce nella busta poi con la stessa mano umida e tanfosa stringe quella di lei per presentarsi. Don Celso dice di chiamarsi, e la fissa in maniera talmente profonda da farle finire quello sguardo profanatore quasi tra le cosce. Lei lo ringrazia frettolosamente poi si volta e se ne va, mentre lo sguardo di lui continua impertinente a fissarle la schiena...
Roberta Pilar Jarussi, - blogger, scrittrice (Nella casa, Palomar), operatrice culturale, organizzatrice di eventi - grazie a Musicaos (storico sito di Luciano Pagano) approda su Amazon con questo breve ma potentissimo e-book. Il racconto in realtà, come viene spiegato nella sinossi, “[...] è parte di una mini raccolta che mette insieme tre diverse storie accomunate dall’elemento di uno ‘strappo’. Il medesimo strappo in forme differenti. L’Amore, non solo erotico, quindi, e quell’inevitabile lacerazione che si porta appresso, quasi come se le due cose, piacere e ferita, fossero inscindibili.”, ma può certamente vivere di vita propria. La Jarussi partorisce un triangolo osceno fatto di desideri talmente malsani e sconci, da far vorticare i personaggi – e di conseguenza il lettore - in una colossale centrifuga tridimensionale fatta di carnalità e solitudine apparentemente senza via d'uscita. Jarussi non scrive. Dipinge, sporca, imbratta le pagine di umori e sangue, di pulsioni primordiali e fango, di carnalità e spiritualità allo stesso modo assaporate e violentate. La donna, il prete, il Ragazzo incarnano la potenza onirica e affabulatrice dell'amore, in un continuo e violento sbalzo tra i suoi due suoi più lontani e nobili estremi. Non c'è soluzione fra questi due mondi. Non c'è comunicabilità. Soprattutto non c'è redenzione. Si viene continuamente strapazzati, sballottati fra essi, nel vano tentativo di coglierne, sfiorarne anche solo per un istante l'essenza, l'anima, oppure assaporarne la sua più estrema, mortificante e dissacrante violabilità. Con uno stile cinematografico di almodovariana memoria, l'utilizzo di un sud che si fa western, ricco di colori pastello, luci calde, afa, umori e polvere a far da cornice e contraltare agli stati d'animo dei tre protagonisti, Jarussi racconta per immagini l'amore o l'impossibilità dello stesso in tutte le sue più nobili e amare declinazioni, spingendo l'acceleratore forte, a tavoletta, fino alla fatidica soglia del non ritorno. Perché dopo lo strappo, nulla, inevitabilmente, potrà più assomigliare a se stesso. 

Musicaos: www.musicaos.it