martedì 12 marzo 2013

Roberta Pilar Jarussi su "Confessioni di un editore di merda" di Luigi Tarantino (Musicaos)


Recensione ai due racconti inediti di Luigi Tarantino.
Confessioni di un editore di merda di Luigi Tarantino, scrittore salentino e studioso delle tradizioni popolari della sua terra, è il nono ebook che Musicaos pubblica, e include due racconti.
Due racconti molto diversi. Atmosfere, ambientazioni e protagonisti assai differenti tra loro, tanto che ognuna delle due storie meriterebbe un pezzo a sé.
Il primo racconto è la ‘confessione’ in presa diretta di un editore comune, quotidianamente a contatto con scrittorucoli che gli propinano di tutto. È la descrizione, dall’interno, di un mondo di ‘merda’, mi verrebbe da dire, da qualsiasi parte lo si voglia considerare, di una giungla popolata da editori commercianti che ‘pesano’ un manoscritto in numero di pagine, e te lo pubblicano persino se sei disposto a pagare, fosse pure un lavoro ‘di merda’, e da scrittori improvvisati, adolescenti, pensionati, donne sole, pseudo intellettuali frustrati, ex liberi professionisti, neo ‘lettori’ che dopo aver sfogliato un libro o due scoprono che scrivere è più arrapante che leggere, gente qualsiasi insomma che, in preda a raptus compulsivi da urgenza scrittoria, perde il senso delle cose.
Pubblicare un libro allora diventa una medaglietta da appuntarsi in petto, un gesto eroico senza sudore da ostentare al mondo, come la figa irraggiungibile che ti sei portato a letto quella volta, sì, poi sei andato in giro a raccontarlo a tutti con ancora l’arnese in subbuglio nelle mutande, prima ancora di capire se ce l’avevi duro o s’era stato un fiasco colossale. Tanto nessuno c’era. Forse neanche lei, la figa.
Ecco. Scrivere è diventata una roba così, alle volte. L’oggetto libro c’è sempre più spesso. La scrittura, dentro, sempre meno.
In questo quadro ‘di merda’ è davvero difficile provare antipatia per questo editore bastardo, cinico, disincantato, ma anche malinconico. Solo. Disperato, dentro un sistema di cose che va come deve andare, e lui ne è parte.
Il racconto dà un quadro preciso di quel che è (anche e non solo, per fortuna) la realtà editoriale oggi, e il mondo della scrittura tutto. Strappa sorrisi e riflessioni intelligenti e, con il garbo raggelante che caratterizza la scrittura di Tarantino, ti fa sentire un po’ ‘di merda’ pure a te, che tu sia scribacchino, poeta della domenica, lettore. O un editore qualsiasi…

Nell’altro racconto, Te l’ha detto Emma?, Luigi Tarantino cambia registro tanto da spiazzare, scivola in un passato denso di segreti e di umori ambigui. Al chiuso di una casa, con le imposte accostate, la penombra e il caldo torrido e estraniante del sud fuori dai quei muri spessi.
Nella casa, un uomo anziano, Don Rafeli - solenne sin dal nome, noto a tutti in paese, e adesso impotente, molto stanco o molto malato, immoto dentro a un letto, fermo come il suo respiro, tanto che pare morto - e sua moglie, Emma, una donna autoritaria, dura, dai modi ruvidi, che decide tutto quello che si deve o non si deve fare là dentro.
La storia è raccontata attraverso gli occhi di un ragazzino che assorbe, come un testimone inconsapevole, l’atmosfera claustrofobica e le dinamiche surreali tra quest’uomo semi morto e la sua donna-capo.
Sembra di stare davvero ‘dentro’ la casa, tra le stanze e la scala, di respirare quegli spazi immensi, il quasi buio della camera da letto, di andare in debito d’aria, con tanto di cielo accecante là fuori.
Il punto di vista della narrazione è spostato verso il basso, se fosse una ripresa cinematografica, la camera sarebbe piazzata all’altezza dello sguardo del ragazzo, le riprese sarebbero lente ma brevi, spezzate, e tornerebbero più spesso su uno stesso dettaglio, e la realtà apparirebbe alterata, familiare ma inquietante. Se fosse un film, sarebbe girato quasi tutto in interni, con degli squarci di luce mozzafiato, che ripagherebbero da tanta clausura.
A tratti, in questo racconto, si respirano certe atmosfere roventi, desolate e ferme alla Ben Jelloun, o alla Cotzee, dove il paese, la terra arsa, l’afa e il colore del cielo corrispondono esattamente alla solitudine, alla ferita e alla forza delle persone che le popolano.

In entrambi le storie, il tempo è sospeso, quasi non succede niente. 
I personaggi che Tarantino inventa, osservano, vivono, e sanno guardarsi dentro. Raccontano quel che succede, ed è attraverso il loro sentire intimo, che il lettore ha percezione del mondo fuori. La lingua è pulita, senza mai un aggettivo di troppo, e un geniale filo d’ironia si fonde a una punta di struggimento che quasi non riusciamo a spiegarci. Come se certe storie non avessero un perché o chiusure nette. Ma solo testimoni.
Come ha scritto di lui Luciano Pagano, editore e anima di Musicaos: “Luigi Tarantino è uno scrittore ‘meridiano’, e ha la lingua dei ‘sud’ del mondo, Salento compreso.”
roberta pilar jarussi

Confessioni di un editore di merda, (Musicaos, marzo 2013), è disponibile su Amazon.it.
Link al blog di Roberta Pilar Jarussi: http://robertajarussi.blogspot.it/2013/03/solo-testimoni.html 
Musicaos: www.musicaos.it