giovedì 18 aprile 2013

INCONSAPEVOLEZZA di Barbara Bracci

Care amiche, cari amici. Per "Spazio Autori" di Linea Carsica vi proponiamo una bellissima lirica di Barbara Bracci tratta dalla raccolta Libra (Il Filo Editore). Buona Lettura.




Inconsapevolezza


Il fumo grigio della centrale
satura di colore
il docile fiore,
sordo al grido spettrale
della natura, sua madre.

Un raggio di sole.
Nel caffè tiepido
è una goccia di limone.

Parallela alla mia
una mano tozza
porta alla bocca 
un caffè bollente
e zucchero di canna
mentre il fumo appanna
il vetro
davanti alla centrale
di una spanna.



lunedì 8 aprile 2013

Adriana Gloria Marigo su LE CILIEGIE SOTTO IL TAVOLO di Nadia Scappini (Marietti Editore)





Nota critica su “Le ciliegie sotto il tavolo”
di Nadia Scappini, Marietti Editore, 2012





Libro di memoria, approdo e fiducia, “Le ciliegie sotto il tavolo” è l’esordio di Nadia Scappini nella narrativa, essendo l’autrice già una presenza interessante nella poesia.
La frequentazione del verso s’insinua tra le pagine del romanzo apportando alla narrazione la delicatezza della poesia, che accoglie il paesaggio interiore e quello esteriore nella preziosità dei connotati dell’elegia, così che tutto quanto accade - di drammatico, imprevisto, sottrattivo – si configura nella necessità dell’armonia per vivere l’interezza umana nei valori più importanti e fondanti l’esistenza stessa.

A partire dal titolo, si profila la coscienza che oltre la densità materica delle cose e degli eventi esiste un elemento misterioso, vitale, forte del rosso succoso del sé vero, del sé creativo, la rubedo che sostanzia ogni stagione umana conferendole lo stupore e l’energia degli inizi, la determinazione di quando la realtà esige volitiva decisione per stare o andare o lasciare che la vita faccia il corso consentito.  
La presenza di questo connotato fortemente psichico conferisce a tutta la narrazione una struttura articolata, ben organizzata, per cui i riferimenti storici, geografici, di usanze, che si introducono entro la storia principale – storia di un incontro, di un desiderio tenuto al caldo con la delicatezza che si offre alle cose care, di una speranza che, se si allontana non sparisce in quanto ha forza di germoglio – costituiscono parte  integrante e non a margine del racconto.

Nadia Scappini porta con levità entro la narrazione i temi cari agli antichi - la casa, gli amici, la festa religiosa e profana, lo scorrere delle stagioni, la partenza, l’arrivo, la perdita fatale, il paesaggio, che nella sua bellezza potente o struggente dell’ora specchia l’aura bucolica virgiliana – e costruisce un universo in cui tutto è presente – nulla manca – con la forza dell’assertività avvalendosi della parola colta. Parola che mai trasborda, mai è aulica, quanto invece ricercata per esprimere nella maggiore compiutezza il senso da consegnare al lettore, così che forma lessicale e contenuto siano uniti inscindibilmente. I termini dialettali sono, per questo verso, satelliti che costruiscono un’orbita gravitazionale perfetta.

Il felice esito di “Le ciliegie sotto il tavolo”, finalista al Premio Cortina 2012 e a ottobre primo premio ex aequo con Francesca Melandri al Premio Asti d’Appello, si manifesta nella sembianza  di “hortus conclusus”  – se non c’è l’albero, c’è “…un rosaio rampicante rosso corallo”; se non c’è una fonte, c’è “L’irruenza dell’acqua alla fine può levigare  e dare pace.” pag.22 – in cui, centro da cui partire per ritornare causa il “…fascino modesto, ma intenso, quello che si avverte qui intorno” è la casa, vera dimora sigiziale.


                                                                     Adriana Gloria Marigo 




Nota biobibliografica

Nadia Scappini (bagno di Romagna, 1949) vive e opera  aTrento. Ha pubblicato varie raccolte di poesia. Tra i titoli più recenti: Il ruvido mistero (Ancora, 2008) e un saggio su preghiera e poesia E tuttavia Ti cerco (Ancora, 2008). Suoi interventi critici, racconti e poesie sono pubblicati su diversi testi e riviste, tra cui “ClanDestino”. Collabora inoltre con “l’Adige” e “Il Trentino”. Le ciliegie sotto il tavolo è il suo primo romanzo.


sabato 6 aprile 2013

CONFESSIONI DI UN EDITORE DI MERDA di Luigi Tarantino, recensito su Booksblog.it da Sara Rania aka Kitsuné

Un titolo scomodo per un libro caustico che squarcia a tinte scure una bella fetta della feroce realtà editoriale italiana e poi imbalsama il lettore con un'altra storia

L’ebook in questione è una piccola scoperta che val la pena di assaporare velocemente ma non troppo, bighellonando in due racconti inediti di tono quasi opposto. “Confessioni di un editore di m…a” e “Te l’ha detto Emma”, parlano attraverso l’immaginazione del salentino Luigi Tarantino, ma le due voci che ne escon fuori sembrano entrambe frutto di uno stralunato e allucinatorio salto nel vuoto. La prima è quella di un editore un po’ cinico, o forse semplicemente troppo navigato per non conoscere a fondo alcuni orridi meccanismi che solcano il selvatico mondo dell’edizione a pagamento, la seconda è quasi inesistente e appartiene a Don Rafeli, un personaggio quasi mitico dal glorioso passato, che trascorre le sue giornate a letto in bel palazzotto, lasciando all’energica moglie Emma, il compito di gestire la casa, la lingua e tutto il resto.
E se nella prima storia a dominare è l’ego spropositato del protagonista, intento a tracciare una beffarda e realistica caricatura dello sconfortante stato di una certa deriva imbastardita della letteratura, in quella successiva è il Sud Italia che emerge e troneggia con le sue inarrestabili matrone, gli scugnizzi e le tradizioni popolari, in un tripudio di suoni, sensazioni e segreti che caratterizza l’anima del meridione.
Nichilista dite? Qualcuno dice pure che sono comunista, mah.. fate voi, che volete che vi dica? Io non vorrei dirvi proprio nulla, che poi qualcuno comincia a parlare di anacronismo, di “spazzatura della storia” e via discorrendo. E forse è proprio quell’anacronistico senso della storia che mi permette di essere ancora vivo, quel vagheggiamento, tutto giacobino, di poter erigere un giorno in piazza quel singolare strumento che monsieur Guillotin propose, con grande successo, alla Francia del 1789. Per le barricate e corse selvagge non ho più le gambe, forse neanche il fiato, ma le gambe più di tutto. E allora vi confesso candidamente che me ne starei in poltrona a sfogliare qualche giornale, a guardare quelle spudorate facce dei nostri governanti e poi accartocciare i fogli, immaginando di accartocciare i loro corpi in carne ed ossa come in una sorta di rito vudu.
Qualcun altro mi chiedeva che lavoro faccio; un lavoro come tanti: faccio l’editore.
“Confessioni di un editore di merda”
di Luigi Tarantino
ebook 09 - Musicaos.it

Sara Rania aka Kitsuné

Musicaos: www.musicaos.it 

venerdì 5 aprile 2013

L'ESSENZIALE CURVATURA DEL CIELO di Adriana Gloria Marigo (La Vita Felice)



Nell'intreccio di mente e natura

Alla ricerca di un nuovo Logos. È questa la prima idea-significante che mi è giunta leggendo L’essenziale curvatura del cielo di Adriana Gloria Marigo, La Vita Felice Editrice, Milano, 2012. Una ricerca errante, mai ferma, mai doma. E minuziosa, puntuale, precisa. Un’investigazione del pensiero e della parola dove nulla è lasciato al caso, dove tutto sembra nascere da uno stretto rapporto tra la poetessa veneta e l’universo spazio-temporale vivente. Versi spesso criptici, quasi iniziatici, eppure risplendenti di luce propria: “Tutto si consuma nell’autunno, / anche quest’alba che disincarna / il mattino devoto al richiamo dei tigli / nel frammento di brina […]”, Tutto si consuma nell’autunno. Un intreccio di mente e natura, di Logos e Physis, dove l’anima poetica della Marigo pulsa in tutta la sua potenza: “Quando la materia della luce incontra / la materia del freddo / l’erba conosce la gemmazione / dalle oscure radici, / il contrasto apparente del rigore / verde scioglie nel cristallo che / magnifica le linfe”, Quando la materia della luce. C’è qualcosa di primitivo, di mai toccato dall’essere umano nelle liriche dell’autrice, come se le parole – anche quelle d’uso comune – assumessero in questa raccolta delle accezioni filosofiche ai confini d’una religiosità panteistica, senza tuttavia cedere a facili amplessi di retaggio omerico o rinascimentale: “Sei / di pietra / o di una materia acquorea / che non gioca la vicinanza”, pag. 16, lirica senza titolo. Un’infinita natura viva, formicolante, non solo biologico-organica ma anche spirituale-percettiva, prende vita nelle pagine della Marigo, fino a sconfinare in labirinti d’invocazione oracolare: “Che tutta la bellezza accada / scrivo questa sera che sei nel solo / posto dove non sbianchi / mentre quel roseto in fiamme del / mio pensiero brucia / la distanza […]”, Che tutta la bellezza accada. E poi il contrasto, il dispiegarsi di schiere guerriere del pensiero: “Qui cadono tutti i vaticini. / La tua voce di oracolo soave / s’infrange contro l’alloro. / Impera soltanto l’essenziale / curvatura del cielo”, pag. 59, lirica senza titolo. Tutto sembra evocare distanze siderali, spazi in cui perdersi è facile, come forse lo è il ritrovarsi dentro un verso, un vaso di Pandora fatto d’espressioni e allineamenti di sillabe, dittonghi, giaculatorie di Psyché ed Anemos. Senza limiti né bordi, si è costantemente sull’orlo di quel cerchio, simbolo dell’eterno ritorno, della fine che fine non ha mai: “Fuori dai tuoi occhi cadono / tutte le nebbie del mondo”, Fuori dai tuoi occhi. Torna lo spazio-spirale, croce e delizia di poeti, alchimisti e artisti dell’ignoto, torna nei suoi infiniti giri su se stesso, a ridivenire inizio e termine, eterna primavera che segue l’autunno, perenne rinnovamento, sempiterna gestazione. Dopo Un biancore lontano, Lieto Colle Edizioni e altri intensi scritti, Adriana Gloria Marigo ci ha regalato dunque un’altra perla da aggiungere ai monili dell’anima, un’altra opera poetica che apre le porte di mondi ad un tempo vicini e lontani, facili da toccare eppure irraggiungibili; una raccolta di versi dove la sacralità dell’umano si fonde con la sacralità dell’universo: “Dai profondi giardini attraversati / giunge la tua voce”, Sei sempre accanto a me, offrendo al lettore una lettura acusmatica della realtà poietica. Sì, che tutta la bellezza accada. 

Articolo pubblicato sul numero del 4 aprile 2013 del quotidiano "Il Paese Nuovo"

giovedì 4 aprile 2013

IL NON PIU' VOLERE di Carlotta Lezzi

Care amiche, cari amici. Per "Spazio Autori" di Linea Carsica vi proponiamo una lirica tratta dalla raccolta E' del forte l'ascolto di Carlotta Lezzi (Lupo Editore). Buona Lettura.



Il non più volere



Era già l'ora,
l'ora refusa
dalla mente mia pallida.

Nell'angolo angusto
stringendo i pugni
(alla lotta pronta
che fosse a venire),
in prima linea
con le armi di Efesto
forgiate di fresco
potente di ferro
volgevo le spalle alla truppa.

Rabbiosa e schiumosa
come appare il cane
dinanzi al nemico feroce
per difesa o istinto
abbaiavo funeste parole
(orrore, orrore ...!).

E opposto a tanto clamore
un silenzio fondo
di scuri posate da tempo,
di elmi inchiodati a piacere
del nemico lo scempio,
l'arma davvero potente:
il non più volere. 





mercoledì 3 aprile 2013

SALUTO AL NEMICO - AEDO (Ululati - Lupo Editore)

Molto più che interessante, anzi intrigante e molto bello questo lavoro degli AEDO.
L'album si apre con ACQUA e si chiude con PENELOPE, come se nell'andirivieni delle onde nel tessere e disfare una tela ci sia un attesa di qualcosa di positivo l'arrivo anche solo di una immagine benigna. Tra il brano di apertura e quello di chiusura splendidi brani sono Le orecchie del Re e La pancia del mostro. Bellissima anche LE TUE MANI. Le sonorità sono a volte rarefatte a volte forsennate come gli stati d'animo di una società in travaglio.
Belli i testi con sfumature agrodolci e le sonorità che vanno dalla ballad a brani più potenti intersecati da un' etnicità mai banale.
Un disco da non perdere per nessun motivo: un disco che fa pensare sognare viaggiare sperare attraverso le splendide voci dei cantanti.
 
Oliviero Malaspina