sabato 3 agosto 2013

CONDENSE - Breve storia d'irreale realtà



Anna continuava a fare pensieri terribili, pensieri dei quali ogni volta poi si vergognava. Come posso essere così cattiva? Perché penso queste cose orribili? Non avrei mai il coraggio di metterle in atto. Eppure ci sono persone normalissime che ad un tratto vanno fuori di testa e ti ammazzano così, come si schiaccia un insetto molesto. Ma sono uomini e donne con una vita, una famiglia, degli affetti, delle passioni, dei sentimenti. Non sono animali, no. Non sono cose. Persone.
Smettila Anna. E poi chi ti ha detto che gli uomini sono meglio degli animali? Chi ti ha detto che un insetto non soffra e non provi sentimenti? Non mi cacciare in testa ste robe da intellettuale impegnata. Non lo sei. Perché?.. bisogna essere Einstein per capire un po’ il mondo? Ma sentila: capire il mondo. Io non capisco nemmeno me stessa, figuriamoci il mondo. Anna.. ti voglio bene. Hey hey, I saved the world today. Finalmente abbracciate. Di nuovo. Per sempre. Lacrime calde sui visi adolescenti rigano di nero le guance. Girano veloci, veloci, sempre più veloci, Anna e la sua amica. La testa gira con loro, come un vortice infinito d’infinito bene. Bene e Male ancora insieme. Non c’è differenza in questo momento. Anna e la sua amica lo sanno. Tutto può succedere. Tutto accadrà. Là fuori c’è il gelo. Sette sotto lo zero. Là fuori c’è chi chiama ancora il loro nome. Maledetto, non maledirmi. Urlami che non sono finita. Dimmi che ci sono. Dimmelo ancora e ancora. I cani guaiscono per le bastonate. I cani soffocano dentro i sacchi di plastica. È lei, l’ho vista. Che crudele. Una crudeltà idiota. Un’innocente atroce crudeltà. È il settimo che fa fuori quella stronza. Ma adesso le diamo una lezione. Anna frena la sua amica. La tiene per un braccio. Guardala. Guarda bene quella donna. È grande ormai, avrà più di quarant’anni. Ma è una bambina. Una bambina come ce ne sono tante alla sua età. Sevizia e ammazza i cani. Tu sai perché lo fa? Non lo so e non mi importa. Anna non le molla il braccio. Sai perché lo fa? Lo sta ammazzando, lasciami. Rispondi accidenti a te. Anna ti prego lasciami andare da quella bestiola, ti prego, lasciami. Anna allenta la presa. La sua amica si getta come una furia sulla donna. Le strappa di mano il sacco di plastica. Le tremano le gambe. Anna è lontana. Troppo lontana. Un fotogramma irraggiungibile nel tempo. È tardi. L’amica di Anna spinge la donna. La donna cade a terra. Il sacco è bagnato di sangue. La donna emette un impercettibile lamento. Anna dove sei? Anna! È morto. Il cucciolo è morto. Era tardi. Era davvero tardi. Hai visto Anna? È morto. È colpa tua. La donna tenta di rialzarsi ma non ce la fa. Morto. Morto. La donna si rotola per terra, striscia di lato, annaspa nella fanghiglia del fiume. L’amica di Anna è in ginocchio. Il sacco tra le braccia. Il cane è morto. La donna soffre.  L’amica di Anna soffre. Anna non c’è.

Pubblicato sul numero di domenica 7 luglio 2013 de "Il Paese Nuovo": www.ilpaesenuovo.it