martedì 18 febbraio 2014

RITORNO SORGENTE di Alessandra Peluso (LietoColle)



Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica, vi proponiamo questa vitale raccolta di versi firmata Alessadra Peluso. Buona lettura.

È difficile di questi tempi (oseremmo dire quasi impossibile) imbattersi in una raccolta lirica che non faccia della tristezza, del dolore o quantomeno dell’insoddisfazione le proprie linee guida. Difficile ma non impossibile, lo dimostra Ritorno sorgente di Alessandra Peluso, lavoro edito per i tipi di LietoColle. Liriche senza titolo – a nostro parere, da sempre le più fascinose e sibilline – che si presentano come un inno alla vita e sanno sprigionare sensualità da ogni verso: «Mi sento rinascere / come anima esplosa / di gioia e colore // Che il senso stia qui / come un sole che sorge / e tramonta ogni giorno // come vita che cresce / sapendo anche alzare / le spalle» (p. 22). Il colore della Peluso sembra essere quello di un’estasi d’amore, e anche quando i toni sembrano tingersi di tenui venature crepuscolari, si intuisce e si respira profondamente l’energia vitale che sottende l’intera opera; così, anche quell’“alzare le spalle”, dunque, non ha il sapore della rassegnazione, bensì di un guardare ad un nirvana possibile, qui ed ora, nell’istante stesso in cui viene pensato, perché il poeta possiede il dono del tramutare in emozione tutto ciò che tocca; e ancora: «[…] Grandine di rose, sangue / che sgorga a colmare i miei seni […]» (p. 31). Tuttavia, la vena poetica dell’autrice non si esaurisce nelle gioiose emanazioni sentimentali o negli elogi all’“eterno sì” evocato in apertura, pone altresì le basi per una riflessione filosofica sulla dimensione esistenziale umana; allora, quella che a noi è apparsa una eco gozzaniana intrisa di ossimori e curvature poietiche, trova la sua realizzazione nella speranza (che diventa certezza) di un futuro come tempo felice e non distopico; e, soprattutto, prossimo venturo: «[…] Non tardano la luce, il sorgere del sole / il mare calmo. / Arriverà». (p. 32). In questa vita dipinta dalla poetessa – una vita che vale la pena di vivere pienamente  – anche le note amare possono essere dolci e, di più, far parte del nostro vissuto in maniera non antagonista: «[…] Qui anche la solitudine / diventa piacere sublime» (p. 38). La vita in tutte le sue sfaccettature dunque, insieme al sentimento dei sentimenti: l’amore. L’amore che regge il mondo e fa di ogni persona un essere speciale. Così, la silloge della Peluso appare quasi una lunga e sentita dedica a tutti coloro i quali hanno messo i sentimenti davanti a ogni altra cosa e hanno conservato – ché nell’amare davvero la si conserva – quella purezza infantile che mai passa: «È disarmante / vederci, vedersi / emozionati davanti / all’amore. // Si torna bambini / spogli di tutte le croci / e si resta piccoli indifesi / nulli. (p. 47). D’altronde, solo nell’amore abbiamo la possibilità (che non rimane soltanto astratta ma può divenire reale) di mantenere quell’innocenza infantile e quella primitiva meraviglia rispetto al mondo che spesso si perdono con l’età adulta e che la poesia può aiutarci a ritrovare.