lunedì 31 marzo 2014

IO TI HO GIÀ VISTO NELLE MIE PAROLE di Smeralda Fagnani (Rupe Mutevole)



Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica vi proponiamo questa elegante raccolta poetica. Buona lettura.


«[…]Tu (non conosci) / la bellezza / del Caos, / quell’antico / disordine che amo» (Cartapesta, p. 17). Basterebbero forse queste parole, che non a caso compaiono in quarta di copertina, quasi a comporsi in una sorta di manifesto poetico dell’autrice, a donare al lettore il senso di questa raccolta di versi, Io ti ho già visto nelle mie parole di Smeralda Fagnani, Rupe Mutevole, 2014. Si tratta di una silloge ad un tempo raffinata e passionale, dove l’eleganza del verso si sposa con un’anima calda e autentica: «Ormai è una certezza, / il tuo abbracciarmi denso. / Raccolgo semi di papavero per ogni giorno, / mentre non recepisco alcuna voce che possa separarci. / L’amore è, forse, / l’unico mondo che non si smarrisce» (Ogni giorno, p. 47). L’amore, dunque, il sentimento eterno, che nonostante tutto e malgrado tutto vive nel cuore e nella mente di chi si perde nel poetare. E poi vengono i gesti, reali – ché non è vero che la poesia è solo l’etereo ineffabile del sogno – come l’abbraccio, che ritorna, forse, come atto di vicinanza all’altro: «Sì / ti abbraccerò, / nell’istante / sorprendente / di una lacrima […] (Lacrima, p. 54). Ma il reale, il tangibile, nelle liriche della Fagnani, è presente non solo nei gesti, lo si trova anche nella fisicità, che l’autrice ci restituisce, simultaneamente, con forza e dolcezza: «Io amo / le tue mani, / profumano / di sogni, / mentre / raccogli / i miei capelli». (Mani, p. 47). Morbida e dura, reale e sognante, la poesia della Fagnani percorre vie doppie, in maniera vitale e coraggiosa, e sembra andare in direzione obliqua, trasversalmente poetica, cercando di raggiungere una terra dove la libertà ha l’alto costo delle cose instabili: «Adoro / l’imperfezione, / caotico / espediente. / che stravolge / l’intrigo di / stralunati / eccessi, / dove / mi perdo / sicura / nel diluvio / di ogni senso.» (Diluvio, p. 58). Le liriche dell’autrice, sincopate, frammentate dai frequenti accapo, trasmettono un senso di piacevole inquietudine, quel poetico andare in lande pericolose e, per il poeta, allo stesso tempo tranquillizzanti, perché l’animo lirico osa, non ha timore di trovarsi nudo davanti all’altro, anzi, si scopre sapendo di offrire al lettore la parte più intima di sé, quella che spesso si ha paura di mostrare perfino a se stessi. Allora le parole della Fagnani «[…] io sono / una donna / quella donna, / che in ogni / tetra notte, / sa ancora / immaginare / quell’amore / che non c’è.» (Quella donna, p. 65) appaiono quasi profetiche, come a dire che l’amore c’è anche se può sembrare lontano, inavvicinabile, quasi impossibile. L’amore c’è: lo dimostra la poesia. Da esso non si può fuggire. 


venerdì 28 marzo 2014

CANI ACERBI di Gianluca Conte (Musicaos:ed) a Castrì di Lecce

Venerdì 28 marzo, alle ore 19.30, presso la “Sala delle Tabacchine” (Palazzo Vernazza, Castrì di Lecce), si svolgerà un evento organizzato dall’Associazione Culturale REFLET, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Castrì di Lecce, la presentazione di “Cani acerbi” (smartlit 02), primo romanzo di Gianluca Conte, uscito per musicaos:ed e di recente anche tradotto in inglese con il titolo “Unripe dogs” (smartlit 04). Si tratta del secondo titolo, della stessa collana, edito in versione bilingue.

martedì 25 marzo 2014

UNRIPE DOGS: LA VERSIONE INGLESE DI CANI ACERBI di Gianluca Conte (Musicaos:ed)

Care amiche, cari amici, è con molto piacere che vi faccio partecipi dell'uscita di Unripe dogs, la versione inglese del mio Cani acerbi (Smartlit 04, Musicaos:ed). Buona lettura.

venerdì 21 marzo 2014

MUSICAOS:ED alla libreria "La bambola di Kafka", Lecce

La bambola di Kafka - Libreria (Via Palmieri 37a - Lecce)

21 Marzo 2014
Presentazione/Reading con musicaos:ed.
Dalle ore 21.00 in poi.

VENERDÌ 21 MARZO 2014 - dalle ore 21.00 in poi.
Presso la libreria “La bambola di Kafka” (Via Palmieri 37a, Lecce)
musicaos:ed
reading, presentazione, anteprima
con Gianluca Conte, Angela Leucci,
Davide Morgagni, Luciano Pagano
Venerdì 21 Marzo 2014, dalle ore 21.00 in poi, nei locali della libreria “La bambola di Kafka” (Via Palmieri 37a, Lecce), si alterneranno al microfono gli autori delle prime produzioni di musicaos:ed, per una serata organizzata in collaborazione con la libreria durante la quale il momento della presentazione, del reading e dell’anteprima saranno distribuiti fino a mezzanotte. Luciano Pagano, Gianluca Conte, Angela Leucci e, in anteprima, Davide Morgagni, leggeranno frammenti estratti dai loro lavori pubblicati con musicaos:ed.
I libri presentati saranno “Cani acerbi” di Gianluca Conte, “Il diario di una giornalista precaria. Quello che le redattrici non dicono” di Angela Leucci, “Il romanzo osceno di Fabio” di Luciano Pagano. In anteprima, dall’autore e attore Davide Morgagni, sarà letto il primo capitolo de “I PORNOMADI”, romanzo d’esordio di Morgagni, terzo titolo in uscita nella collana Smartlit di musicaos:ed.
Una serata ‘in progress’, nella quale il momento della presentazione ‘tradizionale’ si mescolerà alla musica, ai libri, alla conversazione con il pubblico e con i lettori.
Musicaos:ed è un progetto editoriale indipendente nato dall’esperienza della rivista musicaos.it, fondata il primo gennaio del 2004 e diretta da Luciano Pagano. Nei primi dieci anni di attività, sulla rivista hanno scritto giornalisti, critici letterari, blogger, artisti, pittori, cineasti, e sul blog sono stati pubblicati oltre 1500 articoli, racconti, recensioni. Giuseppe Genna, nel 2008, ha definito Musicaos: “uno degli snodi fondamentali della blogosfera letteraria che ha retto al crollo della medesima”. La rivista nel 2007 è stata inserita nel Best Off “Voi siete qui”, curato da Mario Desiati e pubblicato da Minimum Fax, insieme alla riviste digitali italiane più interessanti nella rete. Il sito, Musicaos.it, nel 2005 è stato giudicato “eccellente” dalla giuria di Premio Web Italia.
I primi 10 titoli di musicaos:ed:

“Cani acerbi” - Gianluca Conte
http://lucianopagano.wordpress.com/cani-acerbi-di-gianluca-conte-smartlit-02/
“Diario di una giornalista precaria. Quello che le redattrici non dicono” - Angela Leucci http://lucianopagano.wordpress.com/diario-di-una-giornalista-precaria-quello-che-le-redattrici-non-dicono-angela-leucci-salentropie-1/
“I pornomadi” - Davide Morgagni
uscita prevista, aprile 2014

giovedì 20 marzo 2014

LA CUCINA ARANCIONE di Lorenzo Spurio (TraccePerLaMeta Edizioni): una nota di Adriana Gloria Marigo

Care amiche, cari amici, vi proponiamo una bella nota della poetessa Adriana Gloria Marigo su La cucina arancione di Lorenzo Spurio, TraccePerLaMeta Edizioni, 2013. Buona lettura.



Venticinque racconti brevi, alcuni brevissimi – in poco più di due pagine tutta la tensione che corre verso il finale sorprendente nella declinazione del grottesco, del surreale, dello straniamento, di qualche assonanza da grand-guignol, comunque sempre sull’ala distesa dell’assurdo – formano La cucina arancione che Lorenzo Spurio, poeta e critico finissimo,  ha dato alle stampe per i tipi di TraccePerLaMeta nel 2013.

A partire dal titolo e dalla copertina che ci comunicano - sullo sfondo di una carta da parati con giglio fiorentino minimale - una distonia, una solitudine che s’invera negli oggetti come medium tra noi e l’altro, nella gradazione dell’arancione molto prossima al rosso sanguigno, siamo condotti alla presenza di una realtà in cui l’accadere - apparentemente normale, ovvio e inevitabile – è il territorio di presenza psichica afflitta da un segno anomalo, distorto, di incomunicabilità e conseguente chiusura in se stessi, nel personale labirinto  delle domande, delle risposte inevase, dell’angoscia.

La cucina, che di millennio in millennio ha rappresentato il luogo della preparazione e consumazione dei cibi, dell’incontro affettuoso e progettuale del nucleo familiare - riferimento che indirettamente segnala che quella centralità ha avuto vita propria, ora quasi esausta, possibile di nostalgia, sostituita da un’altra centralità che si svolge tutta fuori, tutta esposta, tutta proiettata all’incontro, tutta al limine del pericolo – è qui assunta per traslato alla dignità del luogo per eccellenza in cui si svolgono le elaborazioni psichiche “La cosa più intuitiva da pensare era che si trattasse di una sorta di esorcismo, ma sporadicamente la ragazza riacquisiva un minimo di lucidità chiedendo di tacere tutto ai genitori.”, le dinamiche comportamentali “Decisi di alzarmi dalla poltrona e di andare in cucina. Percorsi un corridoio lungo e stretto e al termine entrai. Le pareti erano pitturate di color arancione. Dava un effetto di oppressione e di ridondanza che per poco non mi misi a vomitare. (…) Ritornai in camera e mi sdraiai sul letto. Non mi veniva in mente niente a cui pensare.”, le fughe dalla realtà in rifugi che obnubilano la coscienza e accompagnano dritti all’estraniazione “Cercai di ricordare dove abitassi, ma mi risultò difficile. Feci un ultimo tentativo per cercare di ristabilire chi fossi. Aprii il portafoglio ed estrassi la mia carta d’identità plastificata, sebbene io l’avessi sempre avuta cartacea, e vidi che era stata emessa da un paese straniero. Lesi attentamente. Mi chiamavo Thorbjørn Stoltenberg. Vivevo a Bergen, in Norvegia. Disperato, entrai in un’agenzia di viaggio e chiesi che mi prenotassero un volo per ritornare subito a casa.”

Fuori e dentro la cucina, in piazze pubbliche o reparti ospedalieri, in scuole o location eleganti per eventi di prestigio, Spurio declina un’umanità che s’avvita intorno al demone dell’impossibilità ad essere insieme, a consegnare la parte calda e tenera della relazione affettiva, offrendo ciò che resta in ombra e degenera in manifestazioni iperboliche, ossessive, compulsive, depressive, inscrivibili nella psicosi o nella nevrosi.

Per compiere l’opera i cui protagonisti sono individuati in ogni piano e attività sociale l’autore impiega  la parola precisa e di facile comprensione, il fraseggio sciolto, il periodare di poche subordinate immettendo nel testo la sensazione di inappartenenza, di uno iato tra la vicenda che si racconta e il protagonista, sottolineando in tal modo il senso di estraneità che vive l’uomo contemporaneo e se qualche follia lo abita non è cosa rara o impossibile, poiché ovunque esistono segnali e dettagli di incrinata o alterata relazione con il proprio sé e quello dell’altro.

mercoledì 19 marzo 2014

LA CONFESSIONE DI UN VEDOVO DI RAZZA BIANCA - Anteprima 15 aprile Koreja

H. H., la confessione di un vedovo di razza bianca”
tratto dal romanzo “Lolita” di Vladimir Nabokov
regia Aldo Augieri
 5 APRILE 2014 – Ore 21.00
CANTIERI TEATRALI KOREJA
(Via Guido Dorso, 70 – Lecce)


Il 15 Aprile 2014, alle ore 21.00, presso i Cantieri Teatrali Koreja a Lecce, si terrà la prima di “H. H., la confessione di un vedovo di razza bianca”, della Compagnia Teatro di Ateneo, per la regia di Aldo Augieri. Il testo è tratto dal romanzo “Lolita” di Vladimir Nabokov.
Lolita” è uno dei romanzi più conosciuti del Novecento, è qui che si raccontano le vicende del professor Humbert Humbert (‘il vedovo di razza bianca’), grande fonte di ispirazione per molti artisti. Aldo Augieri, con la Compagnia “Teatro di Ateneo”, ha deciso di partire da questo romanzo per dare vita a uno spettacolo intenso, dove la scrittura si fa corpo partecipato, realtà fanciullina che aspetta una voce, gioco del ritmo e abisso della melodia.

Aldo Augieri, a partire dal suo percorso di riscritture di testi classici incominciato nel 2001, che lo ha portato a confrontarsi con Shakespeare, Kerouac, Kafka, Céline, Carroll, sostiene a proposito di questa nuova esperienza che “Di solito la si sente facilmente quando una scrittura oltre che impaginata è anche vischiosa, scivolosa… dalla pagina fuoriesce, ha voglia di percorrere mondi… questa la chiamo scrittura scenica… una scrittura che aspetta un corpo e una voce… tanti corpi e tante voci… una scrittura che chiede di essere perforata… alimentata con altri sogni altre carezze altre vertigini… a me piacciono i giocherelloni… i pornografici in senso kafkiano… i facoltosi… i raffinati… gli eleganti sporchi e Nabokov è proprio così… mette il dito nella piaga… mozartianamente rende le parole fanciulline e per un attore andare a caccia di parole fanciulline è uno spasso”

 “H. H. la confessione di un vedovo di razza bianca” porta in scena il lavoro svolto con gli attori provenienti dai laboratori condotti dalla Compagnia Teatro di Ateneo.
Complice della piece, che verrà presentata in anteprima assoluta presso i Cantieri Teatrali Koreja, il 15 Aprile 2014 alle ore 21.00, sarà il dirottamento linguistico del desiderio, lo scandalo del ritmo, a partire da un romanzo erotico, “Lolita”, dove non c’è una sola scena di sesso.

 INFO: 327.3973263

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H.H. – LA CONFESSIONE DI UN VEDOVO DI RAZZA BIANCA
tratto dal romanzo “LOLITA” di Vladimir Nabokov
15 APRILE 2014 – ore 21.00
CANTIERI TEATRALI KOREJA (LECCE)
regia ALDO AUGIERI
(Teatro di Ateneo / Università del Salento)
INFO: 327.3973263
aiuto regia: Totò Del Popolo
con Aldo Augieri, Vito Lettere, Federica Epifani, Anastasia Coppola
scenografia: Antonio Cazzato, Daniele Sciolti
oggetti di scena: cooperativa sociale “Fatti di Carta”
suoni e musica: Emanuele Augieri
trucchi e costumi: Bianca Sitzia
luci: Musiclub

scenemapping: mi.s.fu-14c0
photo: Giuseppe Affinito



15 APRILE 2014 h. 21.00 – Cantieri Teatrali Koreja (LECCE) – INFO: 327.3973263

Aldo Augieri
Attuale direttore artistico del Teatro d’Ateneo, nonché tra i primi promotori dell’iniziativa, è Aldo Augieri, regista, attore e drammaturgo già co-fondatore di Asfalto Teatro. Al suo attivo, una carriera ventennale con esperienze di rilievo. È autore di numerosi spettacoli che lo hanno visto anche come attore.
Guai in un paese d’utopia” (2000); “Leccesso” nato dall’incontro tra le biografie dei pazienti del CIM di Lecce e i racconti di Jorge Louis Borges (2001); “Porkopolis” , un testo nato registrando discussioni e incontri fatti di notte per le strade (2001); “Lo schiaffo del soldato“ tratto dal Bafometto di Pierre Klossowski (2002); “La caccia allo Snark” nato dall’incontro con Lewis Carroll (2006); “Descrizione di una battaglia” (2007); “La condanna” (2008); “Odradrek” trilogia tratta dai racconti di Kafka (2009); “Il pompelmo rosa” studio su Kerouac, diventato poi nella sua versione definitiva “Vecchio angelo mezzanotte” (2010); “Vecchio angelo mezzanotte” (2011); “Le bagatelle di Mister Macbeth” (2012) e “Le bagatelle di Lady Macbeth” (2013) entrambi ispirati al Macbeth di Shakespeare, riscritto per il teatro in un intreccio con altre riscritture letterarie e in particolare con quella di Louis-Ferdinand Céline.

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LA COMPAGNIA “TEATRO DI ATENEO”
La Compagnia “Teatro di Ateneo” nasce nel 2012, con l’intenzione di offrire l’opportunità di cimentarsi con una disciplina artistica completa e formativa come il teatro. “Teatro di Ateneo” propone quindi le sue attività agli studenti, docenti e al personale tecnico e amministrativo dell’Università del Salento.
Le attività laboratoriali, della durata di circa un anno e mezzo e tuttora in corso, sono state svolte presso Asfalto Teatro (Via Vecchia Frigole, Lecce), e sono state coordinate da Aldo Augieri che si è avvalso della collaborazione iniziale di Stefania De Dominicis e Davide Morgagni. In questo periodo sono stati forniti agli allievi gli elementi attoriali su cui lavorare successivamente per la realizzazione di uno spettacolo.
Sono stati coinvolti circa una trentina di studenti, con incontri strutturati attraverso sessioni di training fisico-motorio e training vocale, con un lavoro su particolari testi letterari e teatrali, passando per la visione e l’analisi di opere teatrali e cinematografiche, portando avanti infine una visione personale e originale di cosa significa approcciarsi ad un testo con l’intenzione di elaborarne una riscrittura scenica. Non sono mancate le occasioni di scambio con altre realtà analoghe in ambito nazionale ed europeo.
Nel workshop “Cosa può un atto?”, tenutosi presso “Asfalto Teatro” con la partecipazione eccezionale di Annette Barthélémy, regista presso la Comédie Française, i partecipanti si sono confrontati con una riscrittura de “Il matrimonio forzato” di Moliere e poi sono stati protagonisti di una performance dimostrativa.
Tra le prime attività svolte dalla Compagnia c’è stato un reading, per il “I° INCONTRO NAZIONALE TRA ESPERTI LINGUISTI SULLE METODOLOGIE DI LETTURA” a Lucugnano, dal 3 al 5 Ottobre 2013. Il “Teatro di Ateneo” in quella occasione ha curato la lettura di alcune poesie di Girolamo Comi, scelte e presentate da Luigi Scorrano. La performance degli studenti, curata dal Direttore Artistico Aldo Augieri, è stata preceduta da un laboratorio specifico su “lettura e voce amplificata” tenutosi presso “Asfalto Teatro”.
In seguito la Compagnia “Teatro di Ateneo” ha svolto il Workshop teatrale “C’ERA UNA VOLTA LA TUA PRINCIPESSA…”, presso il “Fondo Verri” a Lecce, a partire da venerdì 15 Novembre 2013. Il workshop, curato e diretto da Stefania De Dominicis e promosso dal “Teatro di Ateneo”, si è tenuto nell’ambito della convenzione con l’Università del Salento”, con l’intento di lavorare sul tema della violenza su donne e minori. Il laboratorio è stato anche un’officina di esplorazione di testi “al femminile” appartenenti principalmente a scrittrici, poetesse e drammaturghe contemporanee che hanno dato lo spunto per le prove di messa in scena dello spettacolo omonimo, realizzato con il contributo dell’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Lecce (in scena il 9 e 10 Gennaio 2014 presso la “Fondazione Palmieri” ).
Nel laboratorio teatrale “L’ATTORE, IL FANTASMA E IL PARANOICO OVVERO HANNO SENSO I SENSI?”, guidato da Aldo Augieri e tenutosi presso la sede di “Asfalto Teatro” (29 e 30 Novembre e 1 Dicembre 2013), hanno partecipato gli studenti della Villanova University, accompagnati dal Prof. Peter Lyell Cullen. Il laboratorio è stato occasione di studio sulla riscrittura scenica e vocale del testo poetico e narrativo – (da John Keats e David Foster Wallace) attraverso un lavoro sul corpo e sulla voce, sul movimento, l’azione improvvisata – l’azione mentale e la ricerca di un ritmo corporeo e vocale, arrivando a fornire gli elementi base per trasformare e riscrivere il testo fino a farlo diventare partitura scenica. Il laboratorio si è concluso con una performance dimostrativa aperta del lavoro svolto.
Oggi la Compagnia “Teatro di Ateneo” sta ultimando il suo primo spettacolo teatrale portando a compimento un percorso di crescita attoriale grazie al costante lavoro sulla scrittura vocale nella ricerca di un ritmo scenico e di un montaggio fluido e contagioso.

Teatro di Ateneo – Università del Salento

Info: cell. 327.3973263

sabato 15 marzo 2014

DIARIO DI UNA GIORNALISTA PRECARIA. Quello che le redattrici non dicono. (Musicaos.ed, Salentropie 01)

È una dichiarazione aspra e decisa nei confronti di un mestiere, quello della giornalista, che Angela Leucci svolge nel Salento dall’età di diciannove anni.
È un atto d’accusa, un gesto d’amore, un gioco di sguardi. Questo libro è dedicato a tutti coloro che, nonostante tutto, hanno ancora il coraggio di lottare ogni giorno affinché la verità venga allo scoperto, con tutte le sue sfaccettature, tragiche e a volte divertenti.
Un elenco di caratteri e situazioni che si rivela un utile manuale per non prendersi troppo sul serio nella jungla salentina, sotto la luce del sole e sotto l’abbaglio dei riflettori.

Angela Leucci, con questo testo, inaugura la collana SALENTROPIE, diretta da Gianluca Conte, dedicata alle scritture meridiane e asintotiche, che muovono dal Salento senza cadere nel luogo comune.

ANGELA LEUCCI, nata nel 1979, laureata con una tesi sperimentale in Filologia Romanza, lavora nel giornalismo dal 1998. Scrive per “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “Belpaese” e per il gruppo “Html.it”.
Ha pubblicato due raccolte di racconti, “Nani, ballerine e altre suggestioni” (Akkuaria, 2009) e “Cafè des Artistes” (Lupo Editore, 2011), oltre a saggi e storie apparse sulla miscellanea “Note di storia e cultura salentina” della Società di Storia Patria per la Puglia. Foodblogger e appassionata di cinema, ama i gatti, Rat Man e i narratori statunitensi.

“Diario di una giornalista precaria”, Angela Leucci, salentropie 1, pp. 158, ISBN 978-1495454318
libro:
ebook:
La collana SALENTROPIE di musicaos:ed, diretta da Gianluca Conte, è dedicata alle scritture meridiane e asintotiche, che muovono dal Salento senza cadere nel luogo comune. Fin dalla sua nascita come rivista, musicaos ha cercato di creare un ponte con la letteratura del nostro paese e le letterature straniere, in particolare mediterranee.
SALENTROPIE
intende essere un “orizzonte di eventi” dal quale cercare di descrivere e riscrivere il Salento, un punto di vista che predilige posizione scomode, esperimenti, scritture narrative e di fiction che incrociano la realtà e divengono cronaca. “Uno sguardo su poesia e letteratura”, come scrivevamo nel 2004, con attenzione a autori che abbiano, nel Salento, un punto di fuga, un centro, un principio, un transito, un punto d’approdo.

venerdì 14 marzo 2014

CANI ACERBI di Gianluca Conte (Musicaos:ed) e JE CRAINS di Frank Lucignolo

Care amiche, cari amici,
stasera, al NB Cafè di San Donato di Lecce, in via Roma 16, doppio appuntamento con il mio romanzo Cani acerbi (Musicaos:ed) e la mostra d'arte Je crains di Frank Lucignolo.

mercoledì 5 marzo 2014

LA CASA DELLA BAMBOLA. Letture in corso. Con Francesca Russo

Giovedì 6 Marzo 2014, alle ore 19.00, presso “La bambola di Kafka” (Via Palmieri 37a – Lecce), si riunirà, per la prima volta, il gruppo di lettura “La casa della bambola”, un appuntamento imperdibile, un modo inedito e allo stesso antico per riscoprire il piacere del libro, aperto a tutti i lettori. Il gruppo nasce con l’intenzione di dedicare la propria attività alla lettura di testi, classici e contemporanei, di narrativa e poesia, italiani e stranieri.
Una vera e propria ‘lettura a puntate’ di libri integrali. Il primo testo che verrà letto da Francesca Russo è “Follie di Brooklyn”, di Paul Auster, scelto proprio perché in esso è contenuto l’episodio de “La bambola di Kafka”, che da il nome allo ‘spazio’, dedicato al libro e agli incontri, che accoglierà questa serie di appuntamenti.
È un periodo in cui si assiste a un calo d’attenzione nei confronti del libro, e nel quale la sua centralità, insieme alla centralità della lettura, vanno ribadite, ricominciando dal gesto più semplice, allo stesso modo in cui nel libro di Ray Bradbury, Fahreneit 451, gli ‘uomini libro’ si riunivano attorno a un fuoco per recitare, leggere, imparare e tramandare a memoria i libri scritti. “La casa della bambola” è un percorso dedicato alla lettura e alla scrittura, con scadenza settimanale, alle sette di sera di ogni giovedì.

Francesca Russo
Attrice e organizzatrice teatrale. Nata a Lecce, ha vissuto a Pisa, Palermo, Bologna, Roma. Vive a Lecce. Laureata in Storia del Teatro e dello Spettacolo, come attrice si è formata con Leo de Berardinis, Roy Hart Theatre, Claudio Morganti, Danio Manfredini, Ascanio Celestini, Ariane Mnouchkine. Ha lavorato, tra gli altri, con Dario Marconcini, Andrea de Luca, Alfonso Santagata, Alessandro Garzella, Elena Bucci, Gaetano Colella e Gianfranco Berardi. Come organizzatrice ha lavorato con Alessandro Berdini nell’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (A.T.C.L.)
Da poco ha incominciato un percorso insieme ai bambini, collaborando con Leda – Laboratori Educativi e Didattici per l’Arte, associazione che cura l’atelier didattico presso il MUST, Museo Storico della Città di Lecce.

Info: La bambola di Kakfa Libreria Via Palmieri, 37a – Lecce cell. 338 887 8042
labamboladikafka@gmail.com


 

lunedì 3 marzo 2014

CHE POSTO DAI ALL'AMORE



Tutti parlano d’amore. A tutti piacciono le belle parole, la dolcezza. Tutti, poi, sembrano fremere per un abbraccio, un bacio, delle carezze. Si cerca complicità, comprensione, simbiosi. Poi però ci sono le bollette da pagare, le riparazioni da eseguire, la spesa da fare. Allora una consistente parte di quei “tutti” ti fa capire che le belle parole non servono, e che rimangono inutili decorazioni, inascoltate. Così come non servono quei tanto sospirati baci, abbracci e carezze. In tal modo, non si pongono sullo stesso piano movimenti dell'anima e comportamenti reali, relegando i sentimenti nello stanzino delle occasioni felici, da rispolverare ogni tanto, quando tutto va bene. Guai ad essere dolci, gentili e premurosi quando si ha un diavolo per capello. Sarebbe qualcosa che andrebbe a cozzare con lo stato d’animo pragmatico-realistico-scontrista di chi non fa altro che pensare a grane concrete, reali, quotidiane. È la sempiterna legge del J’accuse nei confronti dei presunti comportamenti dettati dall’illusione, dal non avere i piedi per terra, dal non pensare alle cosiddette “cose serie”. È una legge tenace, cui è difficilissimo contravvenire, praticata con la cocciutaggine e la dabbenaggine di chi ne è talmente succube da non rendersi nemmeno conto dello strapotere che essa esercita sull’individuo. Perché è stata introiettata e somatizzata; perché quei «beni superflui che rendono superflua la vita», come diceva Pasolini, sono sentiti profondamente come necessari; perché non si può fare altrimenti quando gli oggetti sovrastano gli uomini e l’avere – qualunque forma assuma – ghettizza l’essere. Certo, è dura parlare di “rinuncia all’avere” in un momento di così grande crisi economica, qualcuno potrebbe additare al pazzo. Qualcun altro potrebbe dire che soltanto chi possiede può parlare bene del non possedere. Ma qui non si propongono rinunce al necessario, quello vero. Forse aveva ragione Vito Antonio Conte quando affermava che la crisi non c’è, che qualcuno l’ha inventata per noi, che non ci appartiene. Un fatto però sembra indubitabile: nella condizione di estrema sudditanza in cui ci troviamo nei confronti dell’oggettità materiale, non solo non abbiamo più slanci di dolcezza ma all’orizzonte compare una sorta di nausea, di rigetto nei confronti di chi, nonostante tutto, imperterrito continua a mostrarsi dolce, tenero, comprensivo. Nasce, quindi, nella mente di chi ha voluto conservare questa dolcezza, l’idea che l’altro non creda davvero in quello che dice in fatto di sentimenti, e che tutte le parole sull’amore, la dolcezza e la tenerezza, altro non siano che parole, appunto; vuoti gusci che puntualmente si rompono davanti alla grezza realtà. Non possiamo essere perennemente contenti, tantomeno felici. Sarebbe forse chiedere troppo a degli esseri imperfetti quali siamo, sempre in lotta contro qualcuno o qualcosa. Ma almeno potremmo cercare di non essere ipocriti. Perché fingiamo di credere in ciò cui in realtà non crediamo? Perché sprecare fiumi di parole che si intonano con amore, cuore, tesoro, vita insieme, rispetto, se poi alla prima difficoltà ci dimostriamo rinunciatari, reticenti, inconsolabili? La più grande frustrazione che si prova è quella legata all’impotenza di non poter consolare. E per consolazione non intendiamo la pacca sulla spalla del “tutto andrà a posto”, intendiamo piuttosto l’avere la possibilità di essere accanto alla persona che amiamo; una possibilità vera, reale, tangibile, che solo la persona stessa può darci. Non si può stare accanto a qualcuno che non vuole avere nessuno al suo fianco; altrimenti il dialogo, la condivisione e la comprensione non sarebbero che involucri ripieni di nulla. Esistono gli sbalzi d’umore, esistono le giornate in cui siamo particolarmente nervosi e intrattabili, senza saperne neanche bene i motivi. Ma queste oscillazioni non debbono allontanare le persone che amiamo, non dobbiamo spingerle al di là di un limite invalicabile. Né, tantomeno, dovremmo chiuderci in sterili silenzi. Non ho mai condiviso la massima secondo cui il silenzio è d’oro. Meglio sempre parlare, a costo di dire una marea di insulsaggini. Meglio essere ripreso per aver detto una sciocchezza piuttosto che arrovellarsi nell’incertezza di un silenzio. Tra tutti gli esseri del creato siamo gli unici – o almeno così crediamo – ad essere dotati del linguaggio, della parola. E allora usiamoli! Parliamo, parliamo, parliamo. Infischiamocene delle massime e delle canzoni che ci ripetono la lezione del silenzio. Parliamo. Purché oltre a parlare ci sia spazio per l’ascolto. Ecco, parlare e ascoltare. Sempre. Senza mai stancarci. E cerchiamo la dolcezza, cerchiamola nel profondo delle nostre vite, non accontentiamoci di belle parole e di qualche cioccolatino. Né del regalo costato un occhio della testa. Trasformiamo le parole in azioni. Rendiamole vere, reali. Impariamo a vivere per come parliamo. Cerchiamo di fare quello che diciamo, pur nella naturale incoerenza umana. Se diciamo “amore”, “dolcezza”, “tenerezza”, “comprensione”, “rispetto”, cerchiamo di viverle realmente quelle parole oltre che pronunciarle. Facciamolo. Presto. Ce n’è bisogno ora, subito.