martedì 13 maggio 2014

Mina D'Elia su CANI ACERBI di Gianluca Conte (Musicaos:ed)



Care amiche, cari amici, vi proponiamo un bellissimo intervento di Mina D'Elia per Cani acerbi di Gianluca Conte. Buona lettura.

Si annuncia con leggerezza, quasi un fumetto in vernacolo.

Poi comincia a scavare, a far affiorare caratteri e personaggi di una “Scorcia” che potrebbe essere qualunque piccolo villaggio del Sud. Non un Sud nostalgico e folkloristico! In essi si sono insinuate, e si manifestano, le “ansie carnivore” (A. Jodorowsky) del contemporaneo, le storie “aperte”, il giornalista precario, l’animalista fanatica… E sul gioco adulto del contadino “che ha studiato” e del giornalista appassionato, s’aprono scenari di inquietante realtà. I cani, imbellettati o famelici, metafora forse di un’umanità al limite, sono i veri narratori, insieme alla vecchia Monica, di un sud che trattiene e alimenta misteri, che si lega e miti e leggende, che vede ancora “ombre” e sente “voci” che narrano la vicenda umana che non cambia mai del tutto.

Un’eco verghiana fa intravvedere quei fondi – Lu Gurgu, La Specchia Te Lu Tialu – ancora fonte di sostentamento ed orgoglio di chi li possiede, nonostante la modernità di una “rotonda” demonizzata dalla tecnologia.

Il dialetto quanto mai efficace, eufonico, necessario, perché certe parole non si possono tradurre se non nella lingua che le ha generate, dall’inizio apparentemente pieno di amenità, riflette, fino alla fine quella filosofia, quel pensiero meridiano che, spesso, poco ha di razionale o spiegabile ma che porta, tutto intero, il mistero del vivere qui, dove raramente il silenzio si interrompe se non per tragedie improvvise, quelle sì, modernissime! Come le “zoccole” di colore e le ragazzine squarciate da istinti mai domati.

Non basta un’alluvione a giustificare l’improvviso cambiamento, quasi un intontimento, degli abitanti: Scorcia sembra un paese per allucinati o forse solo per gente colpita da improvvisi colpi di sole che tanto somigliano a certi alterati stati di coscienza…

«I vecchi possono ancora sentire le cantilene della desolazione. Delle corrente maligne, dei venti nefasti. I cani hanno capito che noi sappiamo. I cani ci stanno preparando una brutta sorpresa, anche noi dobbiamo prepararci».

Un invito o un monito a riflessioni ulteriori, probabilmente è proprio da qui che occorre partire per comprendere il senso del messaggio che l’autore sembra aver nascosto come un codice criptato.