lunedì 16 giugno 2014

OLTREVERSO, il latte sulla porta, di Doris Emilia Bragagnini (Zona)



Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica, vi proponiamo questa intensa silloge di Doris Emilia Bragagnini. 
Buona Lettura

Fin dall’emblematico e misterioso titolo – Oltreverso, il latte sulla porta – questa silloge apre le porte a un viaggio nell’Oltre, inteso come dimensione plurima e colma di occasioni poetiche. D’altronde l’andare oltre, lo spingersi al di là del quotidiano (pur non rinnegandolo), tentando i voli d’Icaro e quelli di Pindaro, non è forse materia per poeti? Non deve allora meravigliare che la poesia tocchi vette elevate, là dove osano le aquile, avrebbe detto qualcuno: «Nel nido più alto», suggerisce l’autrice di questa pregevolissima raccolta nella lirica d’apertura. Poi, immediatamente dopo, una chiave di lettura forse, o una sorta di manifesto che appare come la più spassionata dedica al poeta: « […] parole da incartare e tendere / col succo del poeta / che cola in pozze languide / per essere raccolto […]» (Poeta, p. 24). Le parole: cos’altro se non le parole? È con le parole che si tessono le trame della poesia, è con le parole che il poeta incanta chi ha la ventura d’imbattersi nei suoi versi. Allora tutto, anche il fiele, può essere dolce, se filtrato attraverso la soavità del sentire lirico: «Com’è dolce questo fiele / gronda sensi e mani strette / segni ai palmi di un resistere / che assale, stringe il petto […]» (Dolce fiele, p. 28). Andando avanti con la lettura, ci si accorge di quanto sia piacevole perdersi in quelli che appaiono ossimori di senso; luoghi suggestivi, dove un sentimento tenace come il resistere – quasi una passione battagliera che richiama immagini forti di sudore e lacrime – si intreccia perfettamente con la dolcezza del verseggiare. La Bragagnini lavora di fino, riuscendo a costruire liriche duali e liquidamente complesse – pur nell’immediatezza emotiva che mai appesantisce il fluire del corso poetico – dove l’eterna dicotomia Eros/Thanatos trova la sua piena realizzazione; dolcezza e antagonismo elegiaco sono racchiusi dunque nei medesimi passaggi: tutto ciò giova alla vena compositiva ed espressiva  della poetessa, donando all’intera opera quel sentimento di tensione e di non appagamento tipico del vero sentire.

Alcuni frangenti sono talmente evocativi da riuscire a toccare molte corde intime; è questo uno dei motivi per cui mi concedo di riportare interamente la luminosa lirica Marea (p.31): «E se piovono stelle liquide / tra ciglia affrante / non un riparo basta agli occhi / per implorare d’essere respinta // È sale sparso / che mi versi coi tuoi sì / ferite aperte a rimarginare il cuore / e bastioni di corallo / dentro un mare di velluto nero // - i miei pensieri - sono vele / dove precipita la notte e / sprofondo alla marea / di un amore che devasta».

Difficile rimanere indifferenti davanti a tanta forza evocativa, difficile non sentirsi rapiti dalla bellezza di questi versi e dall’onestà intellettuale di certi “canti di parole”. Se una delle tante chiavi di lettura del verso, se uno dei tanti modi d’intendere la poesia è porre l’accento sul connubio tensione/emozione, questa silloge della Bragagnini saprà toccare mente e cuore di chi leggerà, magari riparato nel silenzio d’una stanza in penombra, o cullato dallo sciabordio del mare. Allora potremo dire con l’autrice: «voglio essere quell’attimo / in cui dico - sono il rosso - / in fondo al cerchio […]» (In fondo al cerchio, p. 60).