lunedì 28 luglio 2014

PAESE 7.IT, Rossella Tarquinio intervista Gianluca Conte

Il sorriso di Ahmed per il blog di Inchiostro di Puglia


Un venditore ambulante venuto da lontano e il suo collega italiano: di Galugnano Gianluca Conte sceglie di descrivere la delicata storia di un’amicizia che ha tutto il sapore dell’integrazione fra culture diverse, possibile là dove si comprende la ricchezza dell’incontro e si apre il cuore a chi viene da lontano. 


Sabato, 26 Luglio 2014 10:17                                                             Scritto da Rossella Tarquinio



Gianluca Conte ha regalato qualche settimana fa ai lettori di Inchiostro Di Puglia il dolce sorriso di Ahmed, venuto a riscaldare ancor di più l’assolata piazza salentina di Galugnano e l’esistenza di Mario Luzzi, voce narrante del racconto. Perchè il Sud è terra di incontri, di scambi, di contaminazione, come del resto lo è anche il blog stesso che da mesi, ormai, ha abituato i suoi lettori a confrontarsi con diverse realtà, usi, tradizioni e costumi: “Mi piace pensare al blog “Inchiostro di Puglia” come a un porto di mare, un crocevia o una piazza – sottolinea anche l’autore - un luogo d’incontro e contaminazione, dove autori e lettori intrecciano le loro storie, confrontando le proprie esperienze con quelle altrui. Una Puglia a tratti conosciuta a tratti inedita, ma mai scontata, esce fuori dalle pagine di IDP.» Per Gianluca quella del blog è davvero una bella storia che testimonia di un grande fermento:« molti degli autori presenti, infatti, hanno pubblicato con case editrici di tutta l’Italia, e anche pugliesi. Ad esempio il mio romanzo, “Cani acerbi”, è uscito con musicaos:ed. In mia compagnia ci sono autori pugliesi e non, a mio parere tutti molto interessanti, come Angela Leucci, Roberta Pilar Jarussi, Simone Cutri, Davide Morgagni, Luciano Pagano, per fare solo alcuni nomi.»

Di nomi, con il racconto di Luca Conte, ne abbiamo imparato uno che difficilmente dimenticheremo: Ahmed, il venditore ambulante di vestiti. Ahmed, il bambino arrivato in Salento a soli dieci anni per cercare fortuna. Ahmed, lo straniero “che a Galugnano sta simpatico a molti”. Ahmed che ricorda a tutti che l’immigrazione si deve accompagnare all’integrazione anche se, ammette lo stesso Gianluca Conte, siamo ben lontani dal raggiungere questo obiettivo, nonostante la presenza di realtà più favorevoli all’accoglienza: «Non credo ci sia una vera e propria “mappa dell’integrazione”, penso piuttosto vi siano delle realtà particolarmente sensibili all’accoglienza del cosiddetto “straniero”. Certamente, l’atavica paura dell’ignoto, al giorno d’oggi eccitata da fazioni politiche che tentano di cavalcare lo scontento della gente a scapito dei più deboli (un capro espiatorio torna sempre utile e l’immigrato ne rappresenta uno ideale!), appare la carta da giocare quando i programmi politici latitano. Il mio piccolo paese, come tanti altri, si muove lentamente: qui la paura dello straniero non tocca picchi isterici come al Nord, ma l’idea balzana e subdola che la colpa di ciò che di brutto succede sia del “diverso”, serpeggia anche da noi. Non è facile venire a contatto con realtà così diverse dalle nostre, ma il Salento è per tradizione una terra di migranti. Qui molti popoli, nel corso della storia, si sono scontrati e incontrati; qui la cultura è una cultura plurale: mi riesce naturale parlare del Salento come di un territorio più propenso all’accoglienza rispetto ad altri. Abbiamo radici miste e sangue misto nelle vene.»

L’integrazione porta con sé anche tanta ricchezza, condensata in quel “Ciao amico, come sta oggi il cuore”, che Ahmed rivolge al suo amico e collega venditore e che è, assicura l’autore, «Un saluto e una domanda insieme. Un modo per esprimere, in poche parole, tutta una filosofia di vita. Credo che la ricchezza di chi viene da lontano (e porta con sé una grande cultura) risieda in un’umanità che per certi versi è rimasta integra, vera, non contaminata dalle nostre grasse quanto superflue paturnie di uomini afflitti dal benessere, pur in questo periodo di profonda crisi economica (e di valori). Vorrei azzardare: noi occidentali siamo diventati molto superficiali negli ultimi anni. Tentare di spiegare i motivi di questa “tendenza a implodere” nelle poche righe di un’intervista sarebbe davvero troppo pretenzioso. Dico soltanto che quando la semplicità dell’avere poco fa nascere un sorriso anche nell’indigenza, tutto tende a illuminarsi di una luce diversa. D’altronde, come a suo tempo aveva sottolineato Pasolini: «I beni superflui rendono superflua la vita». Se qualcuno adesso mi chiedesse “Come sta oggi il cuore?”, gli risponderei: benissimo. Il mio cuore sta benissimo, anche quando piange per le violenze, le guerre, i soprusi.»

Fonte: Paese7.it



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