venerdì 22 gennaio 2016

L'ETERNA DIMENSIONE DELL'UMANO


L’eterna dimensione dell’umano
non ha forse l’odore dei gerani
o dell’acqua mista al cloro
di alcuni porti di mare
dove olezzi e tenere fragranze
rispondono alle domande di ragazzi
che s’amano sulle barche
e su moli traballanti
nel bel mezzo d’un tramonto
o d’un mieloso agosto stellato?


E non eri tu a puntare il dito,
a indicare la dolcezza
ritenendola melensa,
non correvi via furioso
perché a te l’amore aveva strappato
il cuore e cucito l’anima al maglione?

 
Ti avevo riconosciuto
anche dietro ai paraventi,
ai muri, alle vetrate.
Non potevi nasconderti,
ovunque il tuo volto
appariva immenso e tondo
come la luna piena in un cielo terso.


E volevi scomparire, rimpicciolirti,
smagrire, disossarti,
allontanare la tua presenza
e la tua assenza che presenza si faceva,
volevi sconfiggere la mente che ostinata
s’avanzava nelle curve e negli intrecci
dei tuoi sogni più remoti
che insistevano a volerti rendere felice.

G.C.