lunedì 22 febbraio 2016

L'IMPERFEZIONE DEL DILUVIO - An Unrehearsed Flood - di Sandro Pecchiari (Samuele Editore)




L’imperfezione del Diluvio di Sandro Pecchiari (Samuele Editore)



perché andare via
è calpestare giorni
senza chiedersi
e preservarli eguali
mentre il tempo accade

se il tempo accade
non mantenerlo eguale

ricalcare i giorni
è già
morire

II, p.19



Frequentando il variegato – e spesso disorganico – panorama poetico italiano si possono fare alcuni incontri davvero interessanti. È il caso della recente L’imperfezione del Diluvio - An Unrehearsed Flood, di Sandro Pecchiari, Samuele Editore, 2015, raccolta poetica bilingue (italiano e inglese) dall’indubbio fascino immaginifico. Si tratta di diciannove momenti lirici che, fluttuando (a volte  il titolo di un’opera può essere emblematico) tra le due lingue, si integrano e si completano a vicenda, pur mantenendo intatte le rispettive identità idiomatiche. La Poesia di Pecchiari, fin dai primi versi, appare priva di orpelli, netta, sicura, quasi laconica: «Trieste rincorre / scostante di parole / l’aria inerpicata / fiocinando campanili / dentro l’orizzonte [...]» (I, p.17). Una scrittura sobria, dunque, ma non per questo povera; difatti, la ricchezza di immagini e le tante suggestioni legate a luoghi, fisici e dell’anima, sembrano raccontare un vissuto profondo e un sentire pregno di sensibilità che, in alcuni frangenti, plasmano liriche minimali, dai tratti crepuscolari: « [...] opporre due scalini, qualche asse / soccorrere abitudini / di stracci e scope [...]» (V, p.25). Sono passaggi che riportano alla mente certi tòpoi lirici di Gozzano, melanconici, semplici, intimistici e, proprio per questi motivi, di una grande forza evocativa: «la flebo infiltrava il fuoco / vederti vagliava ogni disfatta [...]» (VI, p.27). Tra le righe, inoltre, ci è parso di scorgere talune incidenze dalle caratteristiche poetico-filosofiche, «[...] siamo conseguenze di una impossibilità [...]» (VIII, p.31); «[...] il non-tempo che allaccia / l’imperfezione del diluvio» (XI, p. 37). L’autore, con spiazzante arguzia, opera delle sottili incursioni nella realtà contemporanea, ormai lisa e avvezza alla «felicità del male»: «noi cadaveri siamo così efficienti / spostiamo oggetti, interruttori / le stanze sussultano a ceffoni / sotto il nostro silenzio logorroico» (XV, p. 45). Il poeta, colui il quale ha fatto del sentire poetico la sua strada, non può esimersi, crediamo, da un confronto con il proprio tempo, “All art has been contemporary” («Tutta l’arte è stata contemporanea»), ci diceva Maurizio Nannucci attraverso una della sue più famose opere visive, e Sandro Pecchiari, pur svincolandosi dalle catene spazio-temporali della contingenza, ci appare perfettamente cosciente di ciò che il presente significa per l’individuo e per l’universo poetico che da questo promana. Il disagio più grande, forse appena suggerito, è dato da quel senso di non-appartenenza, dell’essere ovunque apolidi, fuori casa: «sull’asfalto di altri luoghi / io sono privo dei posti che conosco» (XVIII, p. 51). E se il poeta può fare di qualunque luogo la propria casa, guardando all’universale, alle “cose ultime”, a ciò che va oltre la ristrettezza dell’accidente, di quella casa occorre carpire il Genius loci, l’anima pulsante, la carne viva. Spesso però i luoghi sfuggono, si dissolvono, danzano in dimensioni lontane dalla quotidianità; oppure è l’individuo stesso a farsi lontano, a disintegrarsi nel vuoto, nelle assenze, in un altrove irraggiungibile, così il Pecchiari è consapevole che  «l’esilio permane / anche per chi resta» (XIX, p. 53), e non rimane altro che prenderne atto o farsi irriducibili, nella Poesia. 

Info: http://store.samueleeditore.it/Limperfezione-del-diluvio/An-Unrehearsed-Flood