martedì 6 giugno 2017

EROTICO CAOS di Giuseppe Pellegrino (ArgoMenti Edizioni)



Erotico Caos di Giuseppe Pellegrino (ArgoMenti Edizioni)





Sono nato bianco,

vivo di sfumature,

vorrei morire a colori.

Vengo dal silenzio,

vivo vociando,

vorrei morire cantando.

Prima non ero,

ora ancor meno,

domani non so.



(XL, p.55)





Fin dai primi versi di Erotico Caos di Giuseppe Pellegrino, ArgoMenti Edizioni, 2017, ultima silloge poetica dell’autore, impreziosita dalle illustrazioni di Chiara Papa, le intenzioni  appaiono evidenti, ovvero indagare l’umano e tutto ciò lo circonda: «C’è un tempo che si ritrae / come acqua di risacca / nel caldo apatico d’estate / e anni che scivolano veloci / come sabbia tra le mani» (I, p.7). L’essere umano nella sua totalità, dunque, con le sue debolezze e la sua forza, spesso nascosta, nidifica sulle liriche di Pellegrino, che vanno incontro alle dimensioni spazio-temporali con un verseggiare aleggiante su ossimori logici, sospeso tra reale e irreale. L’autore ci restituisce immagini archetipiche, lontane e vicine a un tempo:  «Parole di biro / emettono urla dissociate / come ritmiche percussioni / di neri tamburi» (V, p.11). Il Verbum, quindi, la parola cercata e trovata con chirurgica precisione è il filo rosso che unisce le poesie contenute in questa bella prova. E poi c’è la vita, l’esistenza che si tinge dei più disparati colori e nei versi di Pellegrino diventa musica, poiché la musica, come ben sapeva Nietzsche, è fonte di vita, anzi, senza di essa, affermava il filosofo di Röcken, la vita sarebbe un errore. Vi è una ricerca profonda nell’opera di Pellegrino, che non si ferma a inseguire il mitico Meaning of life ma cerca di offrire dei punti di vista obliqui, divergenti dell’universo umano, un percorso vero, onesto, da cui sembra trapelare una verità incontestabile: Se un ordine può esistere nel caos che tiranneggia il mondo, questo è dettato dall’Amore. E se l’Eros è ciò che muove il mondo, è presente, in questo lavoro, quasi un invito, a volte evidente a volte celato tra le righe, a cimentarsi nella difficile ma necessaria prova dell’autocritica, proposito valido come non mai soprattutto per chi ha deciso di scrivere in versi: «Oh poeta, / per essere pronto / a guardar dalla finestra / devi acquisire buona vista / guardandoti allo specchio» (XXXVI, p. 50). La poesia di Pellegrino è colma di vita reale, vissuta, e abbraccia emozioni, sensazioni, percezioni che filtrano da ogni corpo, da ogni mente, da ogni desiderio. Da queste liriche potenti traspare una volontà di affermazione dell’individuo non come un’isola sperduta e inavvicinabile né come cima di montagna innevata, bensì come parte di un tutto, meritevole di esistenza sempre e comunque. Il verso dell’autore non giudica, non predica, non profetizza ma sembra stringere l’umano in un caldo abbraccio, anche nei momenti più duri, più neri. Una vera Philía si compie in quest’opera, una mano tesa che dal particolare muove all’universale e viceversa; e allora anche il momento intimo, quello della nudità totale dell’autore di fronte al verso, si fa canto universale, capace di dissetare chiunque voglia bere dalla fonte del poeta: «La mia anima è incinta / gravida più che mai / di volontà di vita. / Schopenhauer è tramontato / Eros ed Oniros / ora mi accolgono, / ed il Vesuvio qual sono / ha brama di gorgogliare / ed eruttare ancora» (XLIV, 60). I richiami filosofici, sempre pertinenti, arricchiscono la Parola di Pellegrino, che si fa foriera di messaggi legati a realtà plurime: la vita, la morte, la veglia, il sogno, l’amore, l’odio, l’individuo, la società. Intramontabili tematiche che fin dall’origine del pensiero hanno suscitato l’interesse del filosofo, del poeta e di qualsiasi uomo dotato di sensibilità. Ed è proprio alla società di oggi e al proliferare di tanti, diversificati egoismi che l’autore dedica parole infuocate, schiette, che non lasciano adito a fraintendimenti: «Falsi ego ipertrofici, / maschere di forza / ostentata e rivendicata, / spiriti deboli e menti elementari / deridono altrui struggimenti / e dolori» (L, p.72). D’altronde, se essere poeti ha ancora un senso, questo dovrebbe essere ricercato nello svegliare le coscienze, nello strappare l’arcinoto Velo di Maya, con un gesto, una lirica, un urlo, una carezza. Poesia come momento di rottura, di squarcio dell’establishment, soprattutto di quello culturale (e per cultura intendiamo l’universo umano in toto). Giuseppe Pellegrino ci dice che «L’insensato» spesso abita  «nel rigore della ragione» e che un barlume di verità può esistere proprio nel deviare da quella che per i più appare come la strada maestra. D’altra parte, da Pascal ad Adorno, da Horkheimer ad Arendt, passando per Leopardi, Keats, Blake, è saltato all’occhio che la ragione, intesa come elemento capace di bastare alla felicità dell’uomo, è andata incontro a un totale fallimento. Ecco allora che «i jeans laceri e sgualciti al congresso dei dotti», «una nota stonata al concerto di Capodanno» e «andar fuori traccia nonostante il voto» possono rappresentare l’inizio di un cambio di direzione, dei piccoli ma importantissimi punti di rottura capaci di fare breccia nella mente e nel cuore di chi vuole vivere la propria vita nella verità di un’esistenza sincera, reale, autentica. 






Giuseppe Pellegrino, medico chirurgo e psicoterapeuta, ha completato la sua formazione da "medico umanista", come lui stesso ama definirsi, laureandosi in Filosofia.
Professionalmente si occupa di Psichiatria e Psicologia clinica con particolare predilezione ed attenzione ai disturbi d'ansia e dell'umore, oltre alle dipendenze patologiche.
Socialmente impegnato nei vari ambiti della Medicina Preventiva e nella lotta allo stigma in Psichiatria, Pellegrino è convinto sostenitore, mediante la cosiddetta "Medicina Narrativa", dell'integrazione dei saperi scientifici ed umanistici.
Ha esordito, come scrittore, nel 2013 con "Mostruosità letterarie - Diario di autoterapia" (Milella Ed.). Nel 2014 ha pubblicato "Interni d'uomo" (Besa Ed.) e nel 2016 "Assoluto Relativo - Sociopsicofilosoforismi" (Milella Ed.)


Info: https://www.argomenti.org/pubblicazioni/erotico-caos/