martedì 27 gennaio 2009

DALLA PIAZZA AL SALOTTO - DAI MOLTI AI POCHI

Siamo tutti pronti noi giovani e meno giovani della Sinistra alternativa a schierarci in prima fila (soprattutto nel breve periodo pre-elettorale). Tutti con le nostre armi culturali, i nostri leitmotiv verbali, i nostri slogan, le nostre piccole battaglie combattute a suon di voti (pochi voti).
Inneggiamo alla novità, al Riformismo, al Progressismo. Non si sa bene se questi termini possano andare a braccetto, ma succede - nel locale - che la Sinistra radicale debba (o voglia) camminare insieme alla Sinistra moderata (ma fa anche di peggio). Fin qui nulla di male, forse. Ma che succede quando a qualcuno gli si tocca il proprio? Altro che partecipazione incondizionata! Il "mio" e il "tuo" appaiono due entità indissolubili nonché inalienabili. Guai a toccare ciò che mi appartiene, guai ad invadere la mia sfera, il mio campo. Già, perché non esiste mica solo la proprietà materiale.. e la prestazione dove la mettiamo? E le opere di ingegno? E le idee? Forse sarò un po' ottuso, magari anche un po' retrò, ma qui c'è qualcosa che non va; qualcosa che non torna.
Il colpo di grazia ad una vera visione critica della realtà viene dato dall'individualismo di massa (i due termini sembrano in contrasto, ma non lo sono affatto) che interseca tutti gli strati sociali.
Si è bravi soltanto a mettere in mostra le proprie conoscenze (quando si hanno), niente di più.
Come se bastasse aver letto qualche libro di sociologia o di politica per ritenersi una guida infallibile. Se poi qualcuno malauguratamente sbaglia un congiuntivo viene tacciato di ignoranza, demonizzato. Alla faccia della libertà di espressione, della solidarietà sociale, della difesa del più debole e dell'apertura mentale (tanto in voga al giorno d'oggi). Si trova giornalmente nei dibattiti un atteggiamento prevaricante che poco rappresenta uno spirito di comunione e di rispetto della collettività. Anche noi "sinistrati" siamo caduti nella rete dell'individualismo, nel tranello del protagonismo, delle manie di grandezza. E abbiamo perso. La politica dei "no" a tutto ha fatto il resto. E' fin troppo facile criticare ma costruire è ben altra cosa. Ma come si può costruire qualcosa se manca la volontà di farlo? E come può un edificio essere solido se non solo i materiali sono scadenti ma anche i costruttori sono superficiali e/o incompetenti? Siamo di fronte all'ennesima sconfitta auto-inflitta. E' difficile ammetterlo, ma forse ha ragione chi dice che la Sinistra fa intellettualismo e si chiude in piccole élites di pensiero molto lontane dalla gente.
L'ennesimo salottino dove dandies del popolo sfoggiano le loro doti oratorie. Retorica? Ho cancellato questa parola dal mio vocabolario.
Nessuno possiede la bacchetta magica, lo sanno tutti, ma un po' di vera informazione e di buon senso in più male non farebbero.

sabato 17 gennaio 2009

Verso una forma di deriva socio-politica

Eravamo tanti, anni fa, a pensarla allo stesso modo. Quasi una cinquantina di persone, tra fissi e pendolari. Tutti credevamo – sia pur nelle nostre profonde diversità – in qualcosa di alto, che assomigliava molto al bene comune.

Ci sono state esperienze indimenticabili che hanno segnato a fondo le vite di tutti noi, e queste esperienze sembravano ci dovessero legare per sempre. Così non è stato.

Di chi la colpa?

Forse di tutti, forse di nessuno.

Eppure qualcuno ci deve essere, qualcuno che ha tradito la causa.

È facile tradire la causa, molto più facile di quanto si possa credere.

Ho potuto provare sulla mia pelle quanto è facile essere provocati, quanto è facile trovarsi in situazioni vischiose/rischiose. Il difficile è dire no. Questo sì, è veramente difficile.

La quotidianità ci investe prepotentemente, con la sua banale crudeltà. Quando hai vent’anni tutto sembra in tuo potere: potresti cambiare il mondo.. o quasi.

Ma con il tempo vieni risucchiato nella fredda e cieca realtà, fatta di soldi, bollette, rate.

Insomma, la solita, vecchia, trita e ritrita routine lavorativa (quando si ha la fortuna di avere un lavoro) e della disoccupazione. È proprio in quel momento (il classico momento del bisogno) che si è più vulnerabili, è proprio allora che i soliti politici-politicanti avanzano le loro allettanti proposte, ed è proprio allora che risulta veramente difficile mantenersi integri.

Ma a restare “puri” si corre il rischio di sembrare degli ingenui idealisti, quando non dei poveri idioti.

Poi c’è qualcuno che si può permettere di non scendere a patti, qualcuno che, o particolarmente fortunato, o particolarmente capace, che se l’è scampata. E non capisce quello che si è venduto (scusate il termine, ma bisogna chiamare le cose con il loro nome!!) per necessità.

A sua volta, quello che si è venduto mistifica la sua resa, cercando di rendersela il più possibile accettabile, cercando mille giustificazioni per alleggerirsi il fardello.

Entrambe le tipologie, quella dei puri e quella dei compromessi, sembrano essere non corrispondenti in toto alla realtà, ma rispondono invece ad esigenze particolari. Così abbiamo da una parte l’interessamento esclusivo verso problematiche esterne, dall’altro il campanilismo più sfegatato: le due tendenze tendono ad escludersi a vicenda.

Non si tratta di schierarsi con una o con l’altra, ma ognuno è “costretto” a decidere secondo la propria coscienza. Io ho scelto da che parte stare.. si è capito?