lunedì 28 ottobre 2013

RICCARDINO III da William Shakespeare - di Davide Morgagni

RICCARDINO III
da WILLIAM SHAKESPEARE

TEATRO PAISIELLO
28 NOVEMBRE 2013 h. 21.15

Scritto e Diretto da: DAVIDE MORGAGNI
con DAVIDE MORGAGNI e LUCIANA FRANCO

Info e Prenotazioni
334-6572108

Riccardino III è un corpo minorato, monco, incompiuto, de-forme, deforme in variazione continua, è uno scellerato che produce il suo strumento da guerra, una forza “diversa”, “differente”, in collisione con la visione morale della Forma-Regno, o quel che sarà la Forma-Stato.

Tutte le tragedie di Shakespeare sono immense ammonizioni, mostrano come una qualunque via di fuga, o tratto vitale, nel campo del potere, implicato col potere, si trasformi in una forza distruttiva, dispotica.

Infine, arrivano i buoni, e tutto ricomincia, si imita, si ricalca il supplizio subito.

Riccardo III è la tragedia del risentimento.

Tecnici luci e audio: PM Service
Illustrazione: Pamela Morgagni
Grafica: Stefano Palma

martedì 22 ottobre 2013

SARDEGNA - nursery del Neolitico - di Ulisse Piras (Phasar Edizioni)

Qual era l’isola emersa dal caos della creazione, dalla quale partirono le migrazioni dei popoli che diedero vita alle più grandi civiltà del passato?
Esiste una qualche relazione tra gli scampati al Diluvio ed i primi abitanti della Sardegna? Da chi erano composte le avanguardie che solcavano i mari di tutto il mondo durante il Neolitico? Quale mistero si nasconde dietro la devozione verso la Grande Madre?
Questi e altri interrogativi sulle nostre origini impegnano da anni molti studiosi. La presente opera, con un percorso narrativo estremamente agile e snello, propone una suggestiva e stupefacente ipotesi sul passato della Sardegna e dei nuraghi. E lo fa muovendo da indizi e prove concrete, inequivocabili, che sembrano poter mettere “fuori gioco” le consuete teorie finora proposte. Dimostrando che ci sono fatti, relativi al nostro passato, di cui occorre cogliere appieno il significato, prima di trovare la giusta cornice entro cui collocarli, per logica.

venerdì 18 ottobre 2013

ENIGMI SICILIANI di Guglielmo Scoglio (Phasar Edizioni)

Perché nei tempi antichi si pensava che il milazzese fosse un territorio benedetto dagli dei? Cosa faceva pensare che vi pascolassero gli armenti sacri al dio Sole? Quale l’importanza del tempio di Diana Facelina? Quali le ipotesi circa la sua ubicazione? Perché non se ne sono ancora trovate tracce evidenti?
È veramente esistita la città di Démena, quella città che ha dato nome al Valdemone? E, se è esistita, è una città scomparsa o ancor oggi esiste con altro nome? Un poderoso castello che portava il nome di Démena si oppose strenuamente all’avanzata dei musulmani: era il castello della città o era posto lontano da essa? In quest’ultimo caso come può essere spiegata l’esistenza di due posti distanti con lo stesso inusuale nome?

Perché una cappella del SS. Sacramento di rilevante pregio artistico e di notevole elaborazione teologica fu costruita a Monforte? Quali significati religiosi gli artisti che vi hanno lavorato volevano trasmettere? Perché l’Ultima Cena capolavoro attribuito a Giacomo Del Duca, allievo di Michelangelo, potrebbe ricordare la battaglia di Lepanto (1571) e nascondere un mistero legato ai Templari? 

sabato 5 ottobre 2013

CRISTALLI DI SALE di Andrea Jagher (Phasar Edizioni)

"Riprendendo un filone di pensiero cosmologico che dai Presocratici porta all’Uomo Rinascimentale, a Nietzsche, a l’Etologia od alla fisica quantistica, unito alla fisionomia estetica (ovvero la conoscenza sensibile della legge fisica del divenire morfologico) della realtà osservata dal mio personale punto di s-vista ed esperienza (quale particolare modo d’essere della stessa realtà percepita da cui siamo originati e divenuti) ho anch’io cercato, con questi aforismi (come già anticamente fu lo stile degli antichi filosofi greci) di rispondere alle eterne domande che da millenni l’uomo cosciente si pone: da dove veniamo, chi siamo e quale sarà il nostro ultimo destino".

martedì 1 ottobre 2013

INTRODUZIONE AL MONDO di Idolo Hoxhvogli (Scepsi & Mattana Editori)



Care amiche, cari amici. Ecco a voi una nuova recensione di Linea Carsica. Buona lettura.
Leggendo questa Introduzione al mondo (sottotitolo: notizie minime sopra gli spacciatori di felicità) si ha l’impressione di trovarsi sull’orlo di un precipizio. Soltanto un passo può decretare la salvezza o la distruzione. Ma forse è possibile stare molto tempo su quel bordo, in una situazione di limbo permanente. E da lì, da quella linea rossa, che Idolo Hoxhvogli, giovane filosofo albanese formatosi alla Cattolica di Milano, scandaglia questa nostra odierna società, mettendola a nudo attraverso un’analisi tra il serio fenomenologico e il faceto irriverente. Il libro, suddiviso in piccoli capitoli (chiamarli paragrafi appare improprio o comunque riduttivo), conduce il lettore in un viaggio per i luoghi – fisici e mentali – della postmodernità, con una certa verve surreale che ricorda a tratti Le città invisibili di Calvino a tratti invece echeggia taluni passi volterriani di corrosiva resistenza intellettuale, cosa che ci sembra quanto mai necessaria in questo scorcio di secolo. Dalle pagine dello scritto fanno poi capolino – in quest’epoca di pazzi (Battiato docet!) non poteva essere diversamente – sia un distopico amplesso d’emergenza umana di orwelliana tensione, sia l’anormalità della normalità socio-politica ed economica e le infinite «dis-coerenze» individuali e collettive. Impossibile poi non pensare alla Libertà dei servi di Maurizio Viroli, quella «non-libertà» che vuole gli umani fintamente allegri (occorre essere allegri e ottimisti ad ogni costo, anche quando tutto va a rotoli) e – Marcuse l’aveva detto a suo tempo – spasmodicamente desiderosi di ciò che non è necessario. Con una schematizzazione dei dinamismi e degli incagliamenti psicosociali ai limiti delle esplorazioni artistico-mentali dada, Hoxhvogli non concede tregua al lettore, se non in alcune accennate carezze piene d’una sentita umanità (nonostante molti passi acidi, si percepisce al fondo un sentimento filantropico, o perlomeno, a noi sembra di percepirlo). Sono le carezze della filosofia, che ancora una volta mette al centro dell’attenzione la natura umana, pur con le tante aberrazioni e decostruzioni in corso. Sembra fuori discussione il fatto che il mondo non può più essere interpretato con le categorie aristoteliche o kantiane, né costruito –  la Arendt lo aveva capito bene – come l’enorme edificio hegeliano. Appare dunque plausibile una fenomenologia indipendente dai massimi sistemi, come questa imbastita da Hoxhvogli, al contempo fresca e reattiva, oseremmo dire virulenta. Un’interpretazione che non lascia certezze ma tanti dubbi al lettore, poche risposte (a noi è sembrato di trovarne qualcuna) e molte domande: ma non è forse l’interrogarsi la materia prima di ogni filosofare?