mercoledì 28 maggio 2014

SOCIAL. MEDIA. MENTE, Per un marketing umanistico, di Gianni Previdi (Phasar Edizioni)



Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica, vi suggeriamo questo interessante lavoro che propone una visione "umanistica" del marketing. Buona Lettura.


Che la nuova saggistica – anche quella che gravita intorno a campi di ricerca tecnico-scientifica –  e, più in generale, le pubblicazioni di settore si siano da tempo accostate a metri d’indagine umanistici, sembra ormai un dato di fatto. Basti pensare ai lavori di Manuel Castells, tanto per capirci. Tra le nuove proposte editoriali del Bel Paese, una prova ben riuscita è Social. Media. Mente, Per un marketing umanistico – comunicare e progettare la semplicità nella società complessa di Gianni Previdi, Phasar Edizioni, 2014. Si tratta di un lavoro che sarebbe riduttivo considerare come un manuale, pur conservando del manuale l’efficacia, la semplicità (che, come è ben sottolineato all’interno dello stesso libro di Previdi, non è superficialità né semplicismo) e la chiarezza d’esposizione, la completezza. Con un occhio attento alla storia della comunicazione e all’evoluzione dei sistemi e dei mezzi comunicativi, Previdi pone l’accento sui vari aspetti che rendono il marketing qualcosa di umanamente  pensabile, strutturabile e fruibile. In un mondo dove l’informazione è divenuta ipertrofica e proprio per questo confusionaria, fino alla “non-informazione”, l’autore ne studia le caratteristiche e ne propone una lettura davvero originale (molto interessante in questo senso è il paragrafo La semantica dell’informazione), ricordando a chi ne avesse perso memoria che l’alfa e l’omega del messaggio comunicativo è l’uomo. Non conduca però in errore l’approccio quasi olistico ai problemi concernenti l’analisi, le tecniche e le strategie di mercato: il fatto di proporre un insieme di paradigmi e di strumenti “umanistici” non si traduce nello sviluppo di singolari e astratte teorie, bensì in una maturazione tecnico-scientifica degli attrezzi da lavoro, peraltro raggiunta dall’autore dopo anni di esperienza nel settore (nazionale e internazionale). Maturazione che però non è sinonimo di arresto, tutt’altro: è lo stesso Previdi a mettere in evidenza che il marketing, come qualsiasi altra forma di conoscenza tecnico-scientifica, è in continua evoluzione, insieme all’uomo. Non sfugge all’autore il tema della velocità con cui la tecnica avanza (e con essa mezzi di comunicazione e informazione), e con la quale occorre fare i conti. In un’epoca (la nostra) in cui, come Previdi ricorda, i tempi si accorciano e gli spazi si dilatano, un grande problema legato alla velocità della comunicazione e dell’informazione è quello dell’attenzione degli utenti, concetto cardine per chi svolge un’attività commerciale.  L’attenzione, sempre più scostante fino a divenire impalpabile, è la vera spina nel fianco di chi vuole interagire con il proprio pubblico. Come destarla? E soprattutto: come mantenerla? Previdi analizza, studia, e suggerisce soluzioni partecipative, lontane da quel “marketing d’assalto” che tenta solo di imporre delle linee direttive al target di riferimento. D’altronde, come si legge nel testo: «Il libro è […] rivolto a chi si occupa di marketing e di comunicazione aziendale, ai professionisti di marketing digitale, agli imprenditori e amministratori delegati che vogliono  comprendere i nuovi paradigmi sociali ed economici» ma «Anche i docenti e gli studenti (indirizzo umanistico, sociologico, tecnologico, economico, marketing e comunicazione) possono trovare nel libro intriganti e contaminazioni». Un libro, dunque, che pur nelle sue proposte da provare sul campo, non rimane confinato nell’ambito degli addetti ai lavori che intendano attingervi suggerimenti e/o soluzioni, ma arriva ad un pubblico più vasto, fornendo spunti di riflessione sulla nostra società, che ha fatto della comunicazione non solo la sua base identitaria ma anche il suo più alto livello di avanzamento economico.

mercoledì 21 maggio 2014

IL VESTITO E LA VOCE, Pensieri, di Isabella Dilavello (Marco Del Bucchia Editore)



Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica, vi proponiamo questo bel lavoro di Isabella Dilavello. Buona lettura.

«La luce di alcuni giorni è invadente. Spiana, non / si trattiene. / La luce è invadente e tocca, carezza ogni cosa» (Non esistono stati d’animo adatti, p.49). Basterebbero queste poche parole, forse, a illuminare – mi si perdoni il gioco – la vena lirica di Isabella Dilavello, che in questo scritto di prosa poetica (dal forte afflato teatrale) Il vestito e la voce, (Pensieri), Marco Del Bucchia Editore, appare un fiume in piena. Quel che sembra certo è che nella presente opera l’anima teatrica dell’autrice viene fuori in tutta la sua potenza espressiva, in brani che appaiono compiuti nello scritto e soprattutto nell’oralità, nella pronuncia, nella vocalità. Qui, l’arcinoto flusso onirico, a tratti surreale, del poeta maudit, non sfocia mai nell’autocompiacimento, né si regge su esclusivi viaggi psico-poetici, la “prosa materica” della Dilavello, pur colma di suggestioni al di là dello spazio e del tempo, mantiene uno stretto contatto con la realtà, donando all’intero lavoro una credibilità quasi post-realista: «Da principio sono stata contenuta nel corpo di un’altra donna. / No, da principio sono stata pensata, ma non così / come sono» (S/madre, p.58); e ancora: «Ci sono piante da vaso. / E ci sono piante che affondano fiduciose le loro / radici in un terreno fermo» (L’appartenenza, p.59). Nel tramestio della Dilavello, poetico, psichico, biochimico, tutto può accadere, nessuna porta sull’eventualità viene chiusa, mentre un dinamismo quasi futurista s’insinua tra gli aggettivi, i sostantivi, le locuzioni. È la parola parlata, ma mai banale. È la parola pronunciata, declamata, dal palcoscenico così come da una stazione ferroviaria, dall’orto dietro casa o da lande desolate.
Il vestito e la voce è un’opera matura, che mai ripiega su se stessa cedendo a lusinghe adolescenziali. Qui non v’è il cruccio dell’eterno immaturo, né solo il vezzo d’un amore perduto, oltraggiato dagli eventi. Qui vi è una stazione da cui partire, sempre e comunque, forse verso mete inarrivabili, ma pur sempre da bramare. Ed è proprio la stazione (in questo caso ferroviaria), reale o metaforica, a suggerire il dinamismo, la fluidità o, come la stessa autrice sottolinea, il transito: «Amo le stazioni. Le linee di fuga disegnate dagli / incroci dei binari» (Stazioni e transiti, p.79).
“Realtà”, in questo scritto, non è sinonimo di piattume né di fosca quotidianità, perché pur negli angoli bigi, bui addirittura, si intravede un desiderio di “resistenza” . La poesia, il teatro, le arti visive, la musica, possono essere non solo bellissime forme d’espressione, ma dei veri e propri baluardi del resistere, con creatività e trasporto, in quest’epoca di falsa socialità. La concreta matericità poetica della Dilavello sembra affondare le proprie radici in una ricerca a tratti filosofica, dove l’animo umano è ben scandagliato, conservando tuttavia una certa dolcezza, che di tanto in tanto sembra fare capolino tra i momenti crudi, quasi spietati, che l’autrice non risparmia a se stessa e al lettore. Il ritmo ossessivo di alcuni frangenti «Non pensare. / Non pensare. / Non pensare. / Il vicino di casa urla contro il suo telefono. / Non sento le urla del telefono. / È un litigio monco, non ha soggetto, non ha risposte» (Il prossimo rumore, p.62) viene spesso stemperato – ma non annullato – da momenti di magico lirismo: «All’arrivo gli occhi sono asciutti. Hanno / consumato tutta la loro umidità per quella notte. / Si rallenta ad ogni stazione e non ci sono / bambini a salutare il treno che passa. Non è la / loro ora. Ma nell’aria c’è ancora il disegno / della loro mano che s’agita […]» (Bambini che salutano i treni, p.84). Tutto, in questo lavoro, segue delle traiettorie spazio-temporali che attraversano l’umano e il cosmo, toccando ogni corda esistenziale; allora non rimane che percorrere questa via poetica, in silenzio, ascoltando la voce dell’autrice, che presto si diffonderà dalla scena.

mercoledì 14 maggio 2014

CARMELO BENE INORGANICO di Gianluca Conte (Musicaos:ed) ospite di Radio Voice

QUESTA SERA - MERCOLEDÌ 14 MAGGIO 2014 - alle ore 21.00
GIANLUCA CONTE sarà ospite di RADIO VOICE, ospite di Sergio Martella, per parlare del suo "CARMELO BENE INORGANICO"

(frequenze: Campi Salentina 105,700, Lecce 88.000, Centro nord salento 88.600, Brindisi 99.200, Taranto 99.200, TA Provincia sud 98.500, TA Provincia nord 98.800, streaming: http://www.radiotvsalento.net/radio-voice-streaming/

)

Info: www.musicaos.it

martedì 13 maggio 2014

Mina D'Elia su CANI ACERBI di Gianluca Conte (Musicaos:ed)



Care amiche, cari amici, vi proponiamo un bellissimo intervento di Mina D'Elia per Cani acerbi di Gianluca Conte. Buona lettura.

Si annuncia con leggerezza, quasi un fumetto in vernacolo.

Poi comincia a scavare, a far affiorare caratteri e personaggi di una “Scorcia” che potrebbe essere qualunque piccolo villaggio del Sud. Non un Sud nostalgico e folkloristico! In essi si sono insinuate, e si manifestano, le “ansie carnivore” (A. Jodorowsky) del contemporaneo, le storie “aperte”, il giornalista precario, l’animalista fanatica… E sul gioco adulto del contadino “che ha studiato” e del giornalista appassionato, s’aprono scenari di inquietante realtà. I cani, imbellettati o famelici, metafora forse di un’umanità al limite, sono i veri narratori, insieme alla vecchia Monica, di un sud che trattiene e alimenta misteri, che si lega e miti e leggende, che vede ancora “ombre” e sente “voci” che narrano la vicenda umana che non cambia mai del tutto.

Un’eco verghiana fa intravvedere quei fondi – Lu Gurgu, La Specchia Te Lu Tialu – ancora fonte di sostentamento ed orgoglio di chi li possiede, nonostante la modernità di una “rotonda” demonizzata dalla tecnologia.

Il dialetto quanto mai efficace, eufonico, necessario, perché certe parole non si possono tradurre se non nella lingua che le ha generate, dall’inizio apparentemente pieno di amenità, riflette, fino alla fine quella filosofia, quel pensiero meridiano che, spesso, poco ha di razionale o spiegabile ma che porta, tutto intero, il mistero del vivere qui, dove raramente il silenzio si interrompe se non per tragedie improvvise, quelle sì, modernissime! Come le “zoccole” di colore e le ragazzine squarciate da istinti mai domati.

Non basta un’alluvione a giustificare l’improvviso cambiamento, quasi un intontimento, degli abitanti: Scorcia sembra un paese per allucinati o forse solo per gente colpita da improvvisi colpi di sole che tanto somigliano a certi alterati stati di coscienza…

«I vecchi possono ancora sentire le cantilene della desolazione. Delle corrente maligne, dei venti nefasti. I cani hanno capito che noi sappiamo. I cani ci stanno preparando una brutta sorpresa, anche noi dobbiamo prepararci».

Un invito o un monito a riflessioni ulteriori, probabilmente è proprio da qui che occorre partire per comprendere il senso del messaggio che l’autore sembra aver nascosto come un codice criptato.


venerdì 9 maggio 2014

CARMELO BENE INORGANICO di Gianluca Conte (Musicaos:ed) a San Donato di Lecce

Venerdì 9 maggio, alle 19.30, presso il Centro Sociale, via Roma, San Donato di Lecce, si terrà la presentazione del saggio filosofico "Carmelo Bene inorganico" di Gianluca Conte (Musicaos:ed).

Dialogherà con l'autore Tiziana Pezzuto.

L'evento è organizzato da Musicaos:ed in collaborazione con Cammini Filosofici.

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“Carmelo Bene inorganico” di Gianluca Conte, è il primo saggio filosofico in lingua italiana interamente dedicato alla disamina del concetto di “inorganico” così come è stato praticato, attuato, teorizzato, da Carmelo Bene. Il testo è stato pubblicato nella collana SmartlitQ di musicaos:ed, diretta da Luciano Pagano.

La tensione all’inorganico è da considerarsi come momento cruciale della filosofia, dell’arte teatrale e della de-strutturazione del linguaggio e della scrittura in Carmelo Bene, così come del suo abbandono della scena e della nascita della macchina attoriale.

Il saggio di Gianluca Conte affronta in modo sistematico e organizzato, il concetto di inorganico ‘annunciato’ da Carmelo Bene, proponendone una lettura, così come proviene dall’interpretazione delle affermazioni, della scrittura, della regia e della “macchina attoriale” realizzati da CB. Si tratta di un testo nel quale le fonti sono confrontate con il pensiero dei filosofi e pensatori, inclusi Nietzsche, Freud, Gilles Deleuze e Felix Guattari.

Sommario: Introduzione / I. Dalla morte del tragico al comico / II. Bene inorganico / III. La sospensione del tempo e dello spazio / IV. Il deserto / V. Il nulla / VI. Phoné: la parola della macchina / Conclusioni / Bibliografia.

§

GIANLUCA CONTE è nato a Galugnano, in Salento, nel 1972. Laureato in filosofia, è poeta, scrittore, operatore culturale. Con il Centro Studi Tindari Patti ha pubblicato la silloge “Il riflesso dei numeri” (2010), finalista al concorso nazionale “Andrea Vajola”. Con Il Filo Editore, ha pubblicato “Insidie” (2008). La sua terza raccolta, intitolata “Danza di nervi” (Lupo Editore, 2012), ha vinto il Premio PugliaLibre 2012 nella sezione ‘raccolta lirica’. Nel febbraio 2014 è uscito il suo primo romanzo, intitolato “Cani acerbi” (musicaos:ed). Cura un blog, “Linea Carsica”, all’indirizzo http://glucaconte.blogspot.it/
, è uno dei collaboratori del blog “Cammini Filosofici” (http://camminifilosofici.wordpress.com/
).

“Carmelo Bene inorganico“, Gianluca Conte
MUSICAOS:ED, SMARTLITQ 1

Libro:
http://www.amazon.it/gp/product/1497441277/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=1497441277&linkCode=as2&tag=musicaosit-21


Ebook:
http://www.amazon.it/gp/product/B00JG5602W/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=B00JG5602W&linkCode=as2&tag=musicaosit-21


Info:
info@musicaos.it
http://www.musicaos.it/

mercoledì 7 maggio 2014

Adriana Gloria Marigo per L'ERESIA DEL PIANTO di Tiziana Tius (THAUMA Edizioni)



Care amiche, cari amici, vi proponiamo questa interessantissima nota della poetessa Adriana Gloria Marigo su L'eresia del pianto di Tiziana Tius (THAUMA Edizioni). Buona Lettura.



L’ERESIA DEL PIANTO     di     Tiziana Tius    THAUMA Edizioni, 2011


Concordi sull’etimologia del termine  “eresia” - che nella sua accezione greca presenta il senso di “afferrare”, “prendere” ma anche “scegliere” o “eleggere” e che più avanti, in ambito cristiano, mantiene  ancora la declinazione di colui che sceglie, è in grado di valutare più opzioni -, nei suoi sviluppi fino alla perdita dell’iniziale neutralità nelle Lettere di San Paolo in cui appare il concetto di "separazione", "divisione" e la conseguente condanna, di fronte alla silloge “Eresia del pianto” di Tiziana Tius, fatta editare da THAUMA Edizioni, 2011 è lecito interrogarsi sulla metafora del titolo, su quanto aderisca alla neutralità o alla condanna, o se ad entrambe, poiché ciò che sta a cuore alla poeta è sì la persona umana, il suo essere presenza, ma individuata sull’orizzonte complesso delle dinamiche relazionali, di ciò che insiste pervade dissolve l’essere con l’altro e l’essere in rapporto con la propria singolarità.
La domanda trova iniziale risposta nella riflessione che l’autrice pone in esergo, quasi viatico per accedere al viagggio entro i versi incisivi essenziali molto prossimi a un oracolo: “Il pensiero non indugia a trovare dimora, quando c’è spazio nella mente, altrimenti si aggroviglia in ragnatele che raggiungono la gola, stretto il morso preclude alla lingua il verbo, all’occhio la luce.(…)” pag. 11.
Interessa a Tius avere la chiara percezione e visione di come stanno le cose, a quale parte di realtà adire per trovare nel “cammino (che) piega di lato” pag.11 le “… impronte/là dove non pensavamo/si potesse lasciarle.” pag.13, poiché il dramma dell’esistenza è lo scarto tra “A portarci sin qui/non sono stati che passi” e “piccoli stretti passi/frettolosi slanci a vuoto” pag.13 e in questo muoversi suscettibile di imperfetto risultato si è nonostante tutto, nonostante l’epifania sia incompletezza, desolazione, soglia che “costringe all’arresa”:
Quando mi lascerai
gli occhi si frantumeranno
sul pavimento infranto
dall’assenza dei passi

pag.14

Il mondo appare come l’affiorare di qualche evento significativo capace di produrre un ribaltamento positivo sul già dato, soddisfare l’attesa, portare in porto quanto è alla fonda, ma nella natura stessa dell’accadimento si manifesta la sottrazione, la perdita, lo spasmo fenomenologico:
Non possiedo alcuna parola
nel mentre scivola
dalle labbra schiuse
l’ho già perduta

pag. 15

Si pone allora su questa realtà che non porta a conclusione l’impulso desiderante, il richiamo specifico “la notte è un richiamo” pag.18, la determinazione e l’asserzione del proposito “Rivoltami la carne/…/e rimandami nel letto del fiume/ pag. 32 l’eresia del pianto in quanto la psiche può – nel piano della vigile attenzione, della dolente chiarità clinica delle cose – accogliere il ribaltamento dell’ovvio, la fuga dall’implosione e nella solitudine l’Io non confondersi, donarsi “Il pianto (che) scagiona la tristezza
pag. 23.

Sta a cuore alla poeta, come inizialmente scrivo, la proprietà transitiva della reciprocità nella presa di coscienza che insiste sulle persone l’impossibilità ad essersi totalmente, che tutto è percorso da soffusa mancanza, avvitamento di solitudini, crucialità d’incontro “viaggi per non ritrovarti/sulla soglia le gambe non sostno/e le mani sono gesti ripetuti.” pag.37 e in tal senso “L’eresia del pianto”  presenta l’incontro di Tiziana Tius con Fernando Pessoa di “Il poeta è un fingitore” a cercare nelle somiglianze tra loro il contatto, il conforto in un “responsorium breve” laico:

SM,I,88  “Fingere è conoscersi”
O disconoscersi

pag. 16

SM,I,329  “Sentire tutto […] vivere tutto […] in tutti i modi possibili […]”
La ricerca infinita

pag.20

LI,78  “Alcuni hanno un grande sogno nella vita […]
Manco a me stessa nella misura in cui manco alla vita quando trascuro un sogno





ADRIANA GLORIA MARIGO
nota biobibliografica


Adriana Gloria Marigo vive a Padova. Poetessa, cura la presentazione di libri, scrive note critiche per alcune riviste letterarie presenti online, collabora con il Centro di Ricerca Artistica Immaginario Sonoro, il giornale online Il Corriere del Verbano.
Ha pubblicato le sillogi Un biancore lontano - LietoColle, 2009 e L’essenziale curvatura del cielo - La Vita Felice, 2012.
Dal 2012 è presente negli eventi letterari FlussidiVersi (Festival della poesia mitteleuropea che la Regione Veneto organizza annualmente a Caorle), Poeti al Castello (anno 2013, Trento), Il soggiorno dei poeti (2013, primo Festival di Arta Terme Poesia), La Fiera delle Parole ( Padova, 2013), Libri in cantina (Susegana, 2013.
All’inizio del 2014 è tra le cinque fondatrici il movimento letterario “Saffo e le altre – La scrittura delle maestre –“ da un’idea di Dona Amati, atto alla salvaguardia e diffusione del patrimonio culturale della produzione letteraria delle donne
Sempre nel 2014 aderisce a “Compitu Re Vivi” sodalizio letterario composto da poeti critici letterari il cui intento è il rinnovamento della lettura critica del testo.
Su invito dell’Associazione Scrittori Sloveni nell’aprile 2014 presenta a Lubiana “L’essenziale curvatura del cielo” e a Capodistria incontra gli studenti della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università del Litorale per un dialogo sulla poesia e sul significato di essere poeti.






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