domenica 10 dicembre 2017

ANDY WARHOL ERA CALVO di Carlo Vanoni (Linea Edizioni)





Andy Warhol era calvo di Carlo Vanoni (Linea Edizioni)





Tra i libri divulgativi che interessano il settore dell’arte contemporanea ma che, in qualche modo, strizzano l’occhio all’arte di ogni tempo, a nostro avviso, un posto di primo piano occupa Andy Warhol era calvo di Carlo Vanoni, Linea Edizioni, 2016. Si tratta di un lavoro che appare sospeso tra il diario di momenti “artistici” vissuti dall’autore, con annessi aneddoti, e un’appassionata, seppur sintetica, immersione critica nel variegato, e spesso incompreso, mondo dell’arte di oggi (e di ieri). Da Picasso al Warhol del titolo, da Pollock a Manzoni, passando per Duchamp e per tante altre figure fondamentali del cammino artistico universale, il libro di Vanoni, critico d’arte, personaggio televisivo e attore teatrale, ci conduce all’interno di un universo bellissimo e ancora tutto da scoprire. Si tratta di un percorso frizzante, divertente, ricco di spunti di riflessione e di battute intelligenti, potremmo dire una sorta di brillante vademecum rivolto a chiunque volesse intraprendere un itinerario artistico ricco di stupore e meraviglia. Non mancano, tra le altre cose, piccole chicche con riferimenti tecnici riguardanti autori, correnti, stili, gallerie, fiere, musei, senza tuttavia incappare nei tecnicismi che, nel caso di libri specialistici, sono spesso dietro l’angolo; l’autore, infatti, riesce a coinvolgere il lettore in modo diretto, stemperando con un linguaggio colloquiale, ma mai banale, il timore reverenziale o l’aperta ostilità che non di rado accompagna i non addetti ai lavori. Dando prova delle proprie qualità di narratore e della profonda conoscenza dell’ambito artistico, Vanoni ha dato alle stampe un libro davvero interessante, che stuzzica la curiosità anche del lettore più restio ad accostarsi al bellissimo e complesso universo dell’arte contemporanea, ma anche di chi, già avvezzo a tutto questo, volesse percorrere e/o ripercorrere uno straordinario cammino.





CARLO VANONI si laurea prima in Sociologia a Urbino e poi in Conservazione dei beni culturali a Ca’ Foscari di Venezia. Da vent’anni si dedica a tempo pieno al mondo dell’arte contemporanea, come consulente di varie gallerie d’arte e curatore di mostre.
Con Luca Berta ha pubblicato “A letto con Monna Lisa. Storia dell’arte per pendolari”, tradotto in inglese (In bed with Monna Lisa) da cui è nato lo spettacolo teatrale “L’Arte è una caramella”, presentato in molti teatri italiani.

Recentemente ha pubblicato anche “Andy Warhol era calvo”, una raccolta di articoli scritti per ARTEiNWorld che rappresentano un piccolo saggio sul mondo dell’arte. Ospite di trasmissioni radiofoniche (Radio 101, Radio 2) e televisive (Cominciamo bene estate, Geo&Geo, Rai3) si dedica anche a cicli di conferenze al fine di rendere i linguaggi contemporanei accessibili a tutti.
Attualmente è in teatro anche con lo spettacolo “I migliori quadri della nostra vita”, insieme a Leonardo Manera

sabato 9 dicembre 2017

WHITE LOOP di Anna Scarsella (i Quaderni del Bardo)



White loop di Anna Scarsella (i Quaderni del Bardo)





Torna in libreria Anna Scarsella, con un giallo fresco di stampa, White loop, edito da i Quaderni del Bardo, Collana SalentoXPress, 2017, e con lei torna la dottoressa Elise, intrepida psicanalista italo-americana, nuovamente coinvolta in un intricato caso da risolvere. Con una trama ben disegnata e uno sviluppo ricco di sorprese e colpi di scena, la Scarsella anche stavolta non delude i suoi lettori e gli ammiratori della bella Elise. L’autrice costruisce una storia credibile, ambientata in un Salento fuori dagli schemi del luogo patinato e unicamente accogliente, restituendo una terra verace, solare e tuttavia difficile. I protagonisti della vicenda si muovono in un contesto pienamente realistico; tra questi, oltre a Elise, al suo compagno Alberto, capitano dei Carabinieri, e a coloro i quali lavorano direttamente alla soluzione dei crimini, altre figure affascinanti e misteriose si agitano, quasi dietro le quinte e, proprio per questo, donano al corso degli eventi un tocco di adrenalinica oscurità. I tipi umani che passano e si confondono nell’immaginaria (ma non tanto!) città di Malecuti, che fa da sfondo alle avventure di Elise, sono diversi, e si portano dietro molteplici esperienze di vita, che non appaiono meri contorni, bensì diventano parti integranti delle vicende, appassionando il lettore e inchiodandolo alla pagina. Non manca poi l’ironia, giusta e indispensabile componente che, insieme all’arguzia di Elise e all’efficienza dei suoi indiretti (e spesso involontari) collaboratori, dimostra la maturità della scrittura della Scarsella. Ed è proprio l’ingrediente ironico a colorare diversi momenti del romanzo, contribuendo a rendere la lettura fresca, mai pesante, anche nei momenti più drammatici, come si addice a un’opera letteraria che, pur nascondendo un orribile misfatto che dovrà essere svelato, deve avere la qualità di emozionare il lettore sempre, non solo nei momenti di maggiore tensione. Ci sentiamo dunque di affermare che il romanzo in questione è un lavoro a tutto tondo, dove il gioco della tensione abbraccia l’indagine psicologica, sociale, emozionale. Ecco allora che i sentimenti intramontabili, come l’odio e l’amore, vengono restituiti dalle pagine di Anna Scarsella nella loro autenticità, senza forzature ma con grande naturalezza, poiché il giallo, il thriller, non sono autentici se non quando, oltre a tenere il lettore incollato alla pagina per la paura e l’azione, sanno regalargli l’emozione della lettura in sé.  


Dopo Il profumo delle rose inglesi e Io sono fantasma, questo White loop rappresenta un’ulteriore prova della bravura della Scarsella nell’intessere intrecci sospesi tra la suspense dell’azione e la profondità della psiche umana. 


Per chi ama le emozioni forti e per chi ama leggere, fortemente consigliato. 

Anna Scarsella, vive e lavora come insegnante di storia e filosofia in un liceo di Lecce, città nella quale è nata. È appassionata di storia contemporanea e psicologia.
Ha tradotto e pubblicato per la casa editrice Milella di Lecce un saggio del filosofo scozzese Lord Kames dal titolo Discorso Preliminare sull’Origine degli Uomini e delle Lingue. Il profumo delle rose inglesi (Musicaos Editore 2015) è il titolo del suo romanzo d'esordio. Con i Quaderni del bardo ha pubblicato il giallo Io sono fantasma, 2016.


venerdì 24 novembre 2017

CONGIUNGIMENTO di Ilaria Caffio, una nota di Gianluca Conte su Alimede Poesia

Congiungimento di Ilaria Caffio, Spagine Poesia, Associazione Fondo Verri, 2017

di Gianluca Conte

Verrai ai miei piedi e li laverai- Amore appresso Amore ancora e io chissà cosa farò.
(p. 32)

La Poesia non conosce età. È questo il mantra che dovremmo ripeterci più e più volte, soprattutto quando siamo tentati di giudicare il valore di un’opera con parametri stolidi, come la cosiddetta maturità, che non può mai, in nessun caso, essere data dalla misura anagrafica. Ilaria Caffio, giovane poetessa pugliese, possiede la Poesia. La possiede come la possedeva Rimbaud, Gozzano, Dante, Toma. La Poesia o c’è o non c’è. Non vi è Poesia della giovinezza e Poesia della maturità. C’è solo la Poesia. Congiungimento, opera prima della Caffio, è, a un tempo, un pugnale che trafigge il cuore – nell’accezione cioraniana del termine – e, volens nolens, un pharmakon, una cura del dolore, quest’ultimo inteso come parte irrinunciabile dell’esistenza umana. Ed è proprio dall’umano che irradia la Poesia dell’autrice, a volte foggiando il verso su una consistenza materica, a volte trascendendo l’universo tangibile per navigare in mari pregni di visionaria tragedia, dove un’odissea liquida prende le mosse tra le onde di un indecifrabile Thauma:

«[…] Così si accorciano le lontananze le piogge
si compiono le doglie
e io vorrei sapere tanto tanto
cosa sto facendo qui
al tuo entrare uscire al mio tornare andare
per quasi due secoli – senza estinzione».
(p. 20)

I versi della Caffio, elementali, terragni e siderali, plasmati sine die, appaiono classici, ovvero vivi al di là del contingente, siti fuori dalla nostra attualità claustrofobica. Metafisici (in senso dechirichiano) e a tratti ipercinetici, sembrano sottendere certi dinamismi visivi che incrociano le geometrie umane e ciò che queste diventano interagendo con le estensioni dell’oggettità:

«Tu che conosci angoli e luoghi della mia materia
rassomigli agli antichissimi lastricati delle piazze
scurite
che con insistenza celebro nel cervello». […].
(p. 22)

Il Congiungimento evocato dal titolo, forse, è proprio questo insieme di elementi: non solo, dunque, la Coincidentia oppositorum – Bene/Male, Sacro/Profano, Luce/Tenebra – ma l’alchemica mistura, l’elemento umano nell’universalità dei mondi, il coraggio di guardare oltre il megalite nero dei pitecantropi, che tanto aveva inciso la poetica kubrickiana – «Dal nucleo e dalla sagoma / zampilla lava preistorica». […] (p. 34) e che da questa ha permeato l’inconscio poetico e artistico delle generazioni a venire. Nella presente silloge si incontrano i miti ancestrali, la molteplicità e la complessità dell’origine e della fine del Cosmos, l’universo ordinato in cui l’umano è centro e periferia; altresì fa la sua comparsa il Caos, la tragedia atavica del disordine, mai superata e comunque necessaria. Mondi lontanissimi, tenuti insieme dal verso oracolare, quasi misterico della Caffio, da cui non di rado si diparte una sorta di diagrammaticità imperscrutabile che a qualcuno potrebbe ricordare il disegno bruniano; qui la natura è madre amorosa eppure legata inscindibilmente a Polemos, forza belluina e generatrice, dunque doppia, ma pur sempre vitale. Congiungimento appare un’opera poeticamente esoterica ma che può essere letta – da chi ha occhi per “vedere” – in maniera prelogica, intuitiva, immediata, attraverso una decifrazione emozionale, elemento in grado di creare un legame cruciforme e biunivoco, verticale-orizzontale, nel simbolismo del corpo, dalla testa ai piedi, da braccio a braccio, tra chi ha impresso i versi e chi li legge. Queste liriche respirano terra arcana, primitiva e, proprio per questo, sanno scavare i solchi dell’esistenza universale, sanno essere senza tempo e quindi eternamente presenti o chimericamente assenti e quindi iper-presenti. E poi vi è il senso del dono, l’essere oblativo del verso, un’offerta franca, dolce, disinteressata, un pane prezioso da con-dividere. Infine, dal corpo del mito atavico, inchiodato dalla Caffio sulla pagina, sembrano staccarsi brandelli di un tempo odierno, non cronologico ma pluridimensionale, dove ciò che conta non è il susseguirsi dei frangenti, bensì l’estensione spaziale del tempo. In queste sequenze spazio-irregolari, in queste epoche tangenti, compare la città vivente, simile a un’entità calviniana, un essere tentacolare che arranca tra i fumi dell’acciaio e le piogge di ruggine che paiono sangue, un non-luogo figlio della terra di Puglia dove, nonostante tutto, hanno dimora i sogni, la realtà e, mi piace pensare, anche Congiungimento e la sua autrice.

***

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Ilaria Caffio è nata a Taranto nel 1991.
È laureata in filosofia, organizza eventi culturali, cura numerosi progetti e le sue poesie sono state pubblicate su diverse antologie.

mercoledì 8 novembre 2017

LETTERE A CIORAN di Nicola Vacca (Galaad Edizioni)



Lettere a Cioran di Nicola Vacca (Galaad Edizioni)


«Non si può iniziare a scrivere di Emil Cioran 
se non partendo dal dubbio [...]».
p. 25.



Di questi tempi, per ciò che concerne la saggistica italiana, è difficile trovare un autore che non costruisca un itinerario sul suo ego anziché sull’opera e sul vissuto del suo soggetto/oggetto di studio. Per fortuna esistono ancora autori (e editori!) che fanno proprie l’onestà intellettuale e la gratitudine disinteressata verso chi ha saputo aprirgli la mente. Nicola Vacca, scrittore e critico letterario, una mente libera pubblicata da editori lungimiranti, ha saputo ancora una volta regalarci un’ottima prova di critica dopo Sguardi dal Novecento  e Vite colme di versi.

Lettere a Cioran di Nicola Vacca, Galaad Edizioni, 2017, è disarmante non solo per la chiarezza dell’esposizione e la profondità di vedute, ma anche per il mettersi a nudo dell’autore di fronte a un mostro sacro del calibro di Cioran. Gli aspetti del pensiero e della scrittura del grande filosofo rumeno sono affrontati in maniera lineare, senza istrionici zigzagamenti, nel nome di una ricerca da cui traspare l’assiduità e la franca frequentazione del filosofo. Con un prologo poetico – mi viene da pensare che trattandosi di un’opera scritta da un poeta notevole non poteva essere diversamente – questo saggio ci accompagna a conoscere gli aspetti più intimi di un pensatore che aveva centrato il suo lavoro sullo “squartamento” di ogni stadio dell’esistenza umana. Vacca ci invita al viaggio nei bui meandri cioraniani, e lo fa con arguzia e vivacità, tenendo alto il ritmo della narrazione, come si conviene per un personaggio spesso ostico come il nostro. Ecco, passi come il seguente danno prova di come alcuni tratti salienti del pensiero di Cioran, tralasciati o maliziosamente celati dai più, vengano messi in risalto dall’opera dello scrittore gioiese:

«In apparenza, Cioran è un pessimista irriducibile [...]. Leggendolo ci accorgiamo, però, che tutto il suo sconfortante pessimismo non è altro che il pretesto – il modo, la strada, lo stile – per trasferire sulla pagina un’intelligenza lucida, armata di disarmanti sillogismi, che sempre chiamano in causa la coscienza di chi legge» (p. 39).

Un Cioran visto, dunque, in tutta la sua terribile potenza che scardina certezze, con la sua prosa, dice Vacca «frammentaria, discontinua e convulsa», ma anche un Cioran che, come ogni grande intellettuale e uomo di eccelsa dignità non si piange addosso, non segue la logica degli “ismi”, ma soffre insieme all’uomo per l’uomo. A tal proposito, l’autore di questo Lettere a Cioran ci mette in guardia da facili conclusioni cui il lettore superficiale del filosofo di Rășinari potrebbe giungere: «Cioran non è un nichilista: scrive solo ciò che prova; quando non prova nulla, non scrive» (p.67). Cos’è tutto ciò se non un vero atto d’amore (e di verità) dell’autore del saggio verso un compagno di viaggio e di scrittura, un padre del pensiero che come pochi ha saputo scendere a fondo nell’esistenza umana? D’altronde, come ha colto benissimo Mattia Luigi Pozzi «Scrivere di Cioran non può che essere una confessione. Una confessione che Nicola non teme [...]» (p. 13 e quarta di copertina). Chi voglia avvicinarsi al pensiero di Cioran e chi, già conoscendolo, voglia approfondire alcuni punti nevralgici della sua scrittura e della sua speculazione, troverà in questo agile libro di Vacca gli stimoli giusti per affrontare un viaggio che non potrà lasciare indifferenti.  

 
Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista «Satisfiction». Ha pubblicato: Nel bene e nel male (1994), Frutto della passione (2000), La grazia di un pensiero (2002), Serena musica segreta (2003), Civiltà delle anime (2004), Incursioni nell’apparenza (2006), Ti ho dato tutte le stagioni (2007), Frecce e pugnali (2008), Esperienza degli affanni (2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (2010), Serena felicità nell’istante (2010), Almeno un grammo di salvezza (2011), Mattanza dell’incanto (2013), Sguardi dal Novecento (2014), Luce nera (2015), Vite colme di versi. Ventidue poeti dal Novecento (2016), Commedia ubriaca (2017).

giovedì 26 ottobre 2017

WHITE LOOP, il nuovo giallo di Anna Scarsella alla Libreria Palmieri di Lecce



Domenica 29 ottobre, presso la Libreria Palmieri, Via Salvatore Trinchese, 62, Lecce, Anna Scarsella presenta il suo ultimo libro White loop, edito da i Quaderni del bardo.


Dialogherà con l’autrice Raffaele Gorgoni.



Con White loop torna Elise, psicanalista italo-americana, donna dalla carnagione chiarissima, gli occhi attenti e i capelli scuri, che nella sua comunità terapeutica "La speranza" lavora con attenzione e dedizione ai casi dei pazienti che le vengono affidati. Tra loro c’è Andrea, cinquantenne bello e professionalmente realizzato ma che viene ossessionato dalla moglie, una donna molto possessiva.  Sullo sfondo il Salento e il mare, l’estate feroce, e non solo per la calura. Un altro caso, nuovi misteri, anonime e-mail che minacciano Elise fanno di “White loop” un libro ricco di suspense e, nello stesso tempo,  pregno di  una scrittura che delinea la nostra terra e i suoi mali.

Anna Scarsella, vive e lavora come insegnante di storia e filosofia in un liceo di Lecce, città nella quale è nata. È appassionata di storia contemporanea e psicologia.
Ha tradotto e pubblicato per la casa editrice Milella di Lecce un saggio del filosofo scozzese Lord Kames dal titolo Discorso Preliminare sull’Origine degli Uomini e delle Lingue. Il profumo delle rose inglesi (Musicaos Editore 2015) è il titolo del suo romanzo d'esordio. Con i Quaderni del bardo ha pubblicato il giallo Io sono fantasma, 2016.