martedì 21 febbraio 2017

LA SOLITUDINE DELL'IMMAGINAZIONE di Michele Toniolo (Galaad Edizioni)



La scoperta di questo piccolo libello di Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad edizioni, 2016, ha portato una ventata di aria nuova (e buona) nel mio mondo intellettuale – e perché no, spirituale. Si tratta di un’opera che punta lo sguardo sull’essere del verbum , della parola considerata come un’entità a sé stante, capace di generare – dal nulla, anche solo venendo pronunciata – e dotata di una valenza ieratica, potente: «La lingua sacra, nella quale ogni cosa fu creata, è lingua che dà forza» (p.13), prelude l’autore nel suo incipit.  Una parola, dunque, che sembra fissare le coordinate da seguire se si vuole arrivare a sfiorare il mistero della Creazione, attraverso l’immaginabile e il significabile, cercando di intravedere, seppur da lontano, un collegamento, un trait-d’union tra Dio e l’uomo, tra il divino e il transeunte. Seguendo un cammino iniziato nella notte dei tempi, ovvero quello che ha portato l’uomo ad allontanarsi dal divino, pur vivendolo quotidianamente, Toniolo scruta le distanze, cercando un contatto tra l’umano e il sovra-umano, un  punto nevralgico che solo la sacralità della parola può rivelare: «Ogni uomo, dal vagito iniziale, è alla ricerca inconsapevole di quelle parole» (p.14). E se, come scrive l’autore, «La letteratura è il luogo d’incontro con la lingua dispersa» (p.14), egli specifica che non si tratta solo di questo, ma anche di solitudine e di preghiera, intese come volontà di ritiro e di intimità con Dio e con la Sua lingua. E cos’è tutto ciò se non abbandonarsi? «La spoliazione dell’uomo, necessaria alla preghiera, è il fondamento della scrittura letteraria» (p.15) afferma Toniolo, ponendosi in una posizione intermedia tra la filosofia e la riflessione intimistica. Ma l’importanza di questo percorso nella parola è fondamentale non solo ai fini della scrittura; c’è un altro, primario elemento da considerare: l’uomo. Questa creatura, fragile, spesso inopportuna, che però è stata amata d’un amore incommensurabile: «Prima della parola scritta c’è l’uomo che va incontro a quella parola» (p. 17). Ecco, attraverso la parola e la scrittura ci viene offerta, in quanto umani, la possibilità del cambiamento, della metamorfosi e, soprattutto, ci viene data l’occasione di poterci avvicinare a ciò che è davvero imprescindibile per la nostra stessa esistenza: «La scrittura ci conduce davanti a ciò che è decisivo, essenziale» (p. 22) e ancora: «La scrittura deve far conoscere l’inconoscibile» (p. 23). Nel discorso dell’autore, la scrittura acquista un potere sacrale, una capacità di unire “inferi, terra e cielo”: «Scrivere è scendere nella terra, levare al cielo, abbracciare il paesaggio più ampio» (p.32). E quale dono è più prezioso di questo?





mercoledì 15 febbraio 2017

VITE COLME DI VERSI di Nicola Vacca (Galaad Edizioni)



Finalmente, nel dispersivo panorama della saggistica letteraria italiana, mi è capitato tra le mani un libro scritto con onestà, stringatezza e profondità di vedute. Si tratta di Vite colme di versi di Nicola Vacca, Galaad Edizioni, 2016. È questa un’opera che vede protagonisti ventidue poeti del Novecento, alcuni famosi (non popolari, attenzione!) altri meno. Tutti, indistintamente, hanno voluto donare la propria vita alla Poesia, e Nicola Vacca, uno che lavora per sottrazione (evviva!), si è impegnato a ricordarcelo. Da Ungaretti a Campana, da Bachmann a Gatto – solo per citarne alcuni – l’autore scava a fondo con pochi, mirati colpi di scandaglio, restituendoci tutta l’autenticità di queste grandi anime. Ma l’opera di Vacca non si esaurisce nell’affrontare alcuni giganti del verso e nello scendere nei cavernosi – a volte paurosi – meandri delle loro poetiche tensioni: un merito enorme di questo libro è quello di farci avvicinare a personalità pressoché sconosciute (perlomeno in Italia) come Nika Turbina o messe al bando dalla cultura dominante, pensiamo, ad esempio, allo stesso Dino Campana poc’anzi menzionato. Vacca opera un’operazione chirurgica, precisa e, soprattutto, volutamente pungente. Non si può rimanere indifferenti alla Poesia (sì, quella con la lettera maiuscola) dopo aver letto queste pagine. L’excursus dell’autore è frizzante, mai tediosamente accademico, capace di cogliere i punti nevralgici e imprescindibili dei poeti. Vacca è parsimonioso rispetto alla parola, non spreca aggettivi, non impingua le pance con zuccherosi imbelletti ma arriva al sodo, a ciò che conta veramente: il mettersi a nudo, il mostrarsi senza veli degli autori da lui scelti. Una costellazione a un tempo brillante e oscura, una miscela esplosiva di vite “al limite”, “al bordo” della cultura ufficiale, di quell’establishment che spesso (sempre?) fa appassire il fiore della Poesia. In questo Vite colme di versi gli autori sono restituiti veri, integri, senza storpiature neoromantiche né scimmiottamenti pseudo beatnik. Immergendosi nel libro di Vacca si può intendere, fin dalle prime pagine, l’intenzione dell’autore: abbracciare il vero, inteso non come il feticcio di una verità unica e assoluta, ma come ricerca della realtà individuale (e universale) di queste persone speciali, che hanno saputo regalarci momenti poetici irripetibili. Una ricerca, quella di Vacca, fatta con franchezza, respirando l’aria delle stanze in cui i poeti scrivono, annusando le essenze che ai più sfuggono, in un tête-à-tête con il genio e la ribellione della vera Poesia, quella che non si piega alle adulazioni della certezza e della tranquillità ma vive d’inquietudine, irrequietezza e, soprattutto, di realtà.



Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista «Satisfiction». Svolge, inoltre, un’inten-
sa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Sche-
na 1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefa-
zione di Paolo Ruffilli, Pellicani 2002), Serena musica segreta (Manni 2003), Civiltà delle anime (Book editore 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli, Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007), Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008), Esperienza degli affanni (Edizioni Il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio 2011), Mattanza dell’incanto (prefazione di Gian Ruggiero Manzoni, Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (prefazione di Simone Gambacorta, Galaad Edizioni 2014), Luce nera (Marco Saya edizioni 2015), vincitore Premio Camaiore 2016.