domenica 31 agosto 2014

ANTICA TERRA. Viaggio sentimentale nel Salento, di Vito Adamo (Lupo Editore)






Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica vi proponiamo questa interessante e profonda raccolta di Vito Adamo. Buona Lettura.

 
[…] Non mi importa di conoscere il tuo nome,

non mi importa cosa indosserà la mia anima

non mi importa cosa sarò domani,

… mi importa d’incontrarti in quell’attimo assoluto

di un sorriso…



(Il nostro sorriso, p.76)





Se qualcuno è convinto che la poesia contemporanea – soprattutto quella segnata da certe venature esistenzialiste – sia soltanto un coacervo di visioni distopiche e cronico pessimismo, dovrebbe leggere questa raccolta poetica firmata da Vito Adamo, Antica Terra. Viaggio sentimentale nel Salento, Lupo Editore, 2014. Nel libro in questione non c’è lirica che non inneggi alla vita, alla bellezza, alla profondità dell’emozione e del sentimento. Sentimento che, già evocato dal titolo, sottende l’intera silloge. Il lettore faccia attenzione: stiamo parlando di sentimento non di sentimentalismo. Si tratta di emozioni vere, oneste, come non se ne respirano più al giorno d’oggi. L’autore non ammicca a facili trasporti pseudo-romantici, non usa comodi espedienti poetici per attirarsi la simpatia di chi legge, tutt’altro; il poeta ci parla col cuore in mano, un po’ come un fanciullino di pascoliane reminiscenze. E proprio al Pascoli – non a caso ricordato da Luciano Pagano nella prefazione alla silloge – sembrano ispirati diversi momenti: «[…] c’è quel bambino accanto a me / mi tiene per mano, / mi dice non andare / resta ancora… e guarda insieme a me…», Paese, p. 24. Un ricco minimalismo – si perdoni il contrasto – percorre la raccolta, così che le descrizioni non appaiono come ovvi paesaggi/fraseggi da cartolina ma fotogrammi vivi, tenuti accanto al cuore come i beni più preziosi: «tira un forte vento di tramontana / il sole cattura ogni angolo tra le case / inseguendo il vento…», Vento di tramontana, p. 72.

Un lirismo puro, integro, non contaminato dalla piaggeria di certi modi di poetare alla moda, quello di Adamo; una sensibilità difficile da incontrare oggigiorno, capace di donare a chiunque s’immerga nelle righe (e nelle fotografie) di questo libro momenti di alta Poesia, anche quando i tempi sembrano farsi tristi, o quando il poeta cerca rifugio in qualcuno o qualcosa che sappia accoglierlo: «Tienimi per mano stella / …Tienimi quando tutto sembra scontato e non lo è… / Mi arrendo a volte, / ma mi riprendo quando ti vedo... […]», Tienimi per mano, p. 41.

Come non rimanere colpiti dalla dolcezza e dalla forza di certi passaggi?: «… i solchi della terra rossa, / ora sì li vedo sulla fronte di mio padre. / È vita che scorre e segna, vita che si racconta, / ritorno ad essere bambino / per sentire tra le mie piccole mani / quelle mani grandi di mio padre […] mio padre, silenzioso come questo vento / che sfiora ogni foglia.», A mio padre, p. 48.

E tante dediche – alcune dichiarate, altre più o meno velate – sono disseminate all’interno della raccolta, e sono dediche sentite, vere, oneste. Ecco: “onestà”, a nostro parere, è la parola chiave di quest’opera, che lascia alla nostalgia soltanto quel tanto che basta a struggere i cuori nel ricordo, senza crogiolarsi nella mera ricordanza ma strizzando l’occhio al presente e al futuro.



Concludiamo lasciandovi con la lirica Amico mio, p. 92, dall’immenso valore affettivo/emozionale (parte della quale si può leggere in quarta di copertina), ché, a volte, meglio di tante parole parlano i versi.



sai amico mio

… sto bene quando ci raccontiamo

e quando sappiamo trasformare il tempo

in colori inventati… sognati…



solo nostri…



e ci prende quella voglia di volare…

ci diranno che siamo matti… bambini

ma non importa…

Tu mi hai detto un giorno…

che nella vita quello che rimane è quello che siamo…

nient’altro…

e io voglio che rimangano i colori del tempo

quello condiviso con un sorriso… una lacrima

che può sciogliere… mescolare… fondere…

ogni tono di luce… ogni colore del nostro tempo…



… sai amico mio

ci diranno che siamo matti… che siamo bambini

… ma non importa.



sabato 30 agosto 2014

L'OPERA D'ARTE NELL'EPOCA DELLA SUA RIPRODUCIBILITÀ TECNICA di Walter Benjamin (Einaudi)

«L'importanza che Benjamin attribuiva a L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (e da ciò l'esigenza di una edizione come questa, che finalmente permettesse di comprendere nel loro insieme la sua genesi e tutte le sue "varianti") risulta evidente dalla nota lettera a Kraft del dicembre del 1935: egli afferma con enfasi di ritenere di avervi fissato la cifra dell'"ora del destino" che è scoccata per l'arte. Non può trattarsi, quindi, di una semplice fenomenologia delle piú recenti tendenze, né dell'apprezzamento del loro carattere rivoluzionario rispetto alla espressione artistica tradizionale, e neppure di una teoria delle nuove Muse: fotografia e cinema. L'ambizione è incomparabilmente maggiore: si tratta di comprendere la crisi del fatto artistico, dell'arte in quanto tale, di una filosofia della crisi dell'arte, destinata, per ciò stesso, ad assumere i toni di una vera e propria filosofia della storia».
 
Massimo Cacciari

mercoledì 27 agosto 2014

CANI ACERBI di Gianluca Conte (musicaos:ed) all'Oasi Salento Residence Hotel

CANI ACERBI, NEL ROMANZO



MELENDUGNO – Un Salento “invernale”, lontano dai riflettori, ci restituisce uno spaccato impietoso della realtà quotidiana alla quale siamo abituati, con disincanto nei confronti dei vari dissesti cui purtroppo ci stiamo abituando, da quello idrogeologico a quello ambientale, passando per i crimini che molto spesso vengono taciuti. E’ il romanzo di Gianluca ConteCani acerbi” (Musicaos: ed Smartlit 2), che sarà presentato stasera alle ore 18.30 presso “Oasi Salento Residence Hotel” sulla strada provinciale che da Melendugno porta a Torre Dell’Orso.

“Come in una visione hitchcockiana, il mondo di Conte viene travolto da un mistero, i cani attaccano inspiegabilmente, la terra soccombe per un momento sotto la potenza della natura, l’uomo è costretto a piangere i suoi morti. Un’apocalisse momentanea che si riflette nel temperamento del libro” (Laura Mangialardo, Il Fatto Quotidiano).

L’evento è organizzato da Le Ali di Pandora e Secara Animazione.

Info: 34785196/ 3284185319/ 3395607242

Fonte: il tacco d'Italia
Info book: www.musicaos.it 

martedì 26 agosto 2014

UNA GEOGRAFIA PROFONDA. Scritti sulla Terra e l'Immaginazione, di Barry Lopez (Galaad Edizioni)



Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica vi proponiamo questo affascinantissimo libro di Barry Lopez. Buona lettura.

Quando il desiderio di conoscenza di luoghi sperduti della Terra incontra la voglia di raccontare quei luoghi e le esperienze ad essi legate, non può che nascere un’opera da cui trapela una passione incontrollabile per l’avventura, il viaggio, l’esplorazione. È il caso di Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’Immaginazione di Barry Lopez, Galaad Edizioni, 2014. Amore per l’essere sempre in cammino e per la scoperta, dunque; ma a chi crede di trovarsi davanti a un semplice reportage giornalistico o all’ennesimo diario di viaggio occorrerebbe dire che questo libro è molto di più. Innanzitutto perché Lopez ha tutte le qualità (tecniche ed emozionali) del vero scrittore, poi perché la sua ricerca non si limita a descrivere le amenità di recondite aree naturali (flora e fauna comprese) ma da un lato le penetra in profondità, instaurando con i luoghi un rapporto vero, non turistico, non superficiale, non di facciata; dall’altro lato pone degli interessanti spunti di lettura riguardo i rischi (ad oggi purtroppo ancora non ben considerati!) di un progresso-regresso che, in nome di uno sviluppo folle e inarrestabile, ha causato e continua a causare apocalittici danni al nostro pianeta. I suoi studi, che per oculatezza e meticolosità potremmo ben chiamare indagini, spaziano dalle zone ghiacciate a quelle oceaniche, da quelle desertiche a quelle boschive. Egli osserva, ad un tempo, con l’occhio del bambino e dell’adulto, cogliendo anche i più piccoli particolari, che ai più potrebbero apparire marginali. Dall’attenta lettura di quest’opera non è difficile capire che sono proprio quei particolari a fare la differenza, soprattutto se si tratta di luoghi impervi, dove l’inutile e il superfluo lasciano il posto all’utile e all’essenziale. Un utile che non è da intendere nel senso umano/utilitaristico della convenienza, bensì nel senso primario/primordiale dell’operosità, del naturale contributo di ogni singola elementare particella al buon “funzionamento” dell’universo. Anche l’approccio antropologico rispetto alle popolazioni che abitano sperduti angoli della Terra risente di questa filosofia di studio non invasiva e non aggressiva: la sensibilità e l’empatia di Lopez nei confronti dei luoghi lasciano sbalorditi, perché accompagnate da una conoscenza tecnico-scientifica davvero straordinaria. A metà tra il saggio e il racconto, Una geografia profonda appassiona il lettore oltre che per la profondità delle vedute, per la ricercatezza dei dettagli, che si colgono pienamente come parte di un tutto armonico e perfettamente ordinato, pur nei momenti di apparente caos. Uomini, animali, piante, corsi d’acqua: tutto acquista una magia particolare, svincolata dai dettami di un post-romanticismo da copertina. Lopez non lascia spazio a facili e melensi innamoramenti da turisti à la page, ciò che sembra premere all’autore non è lanciare inviti a visite-safari o a viaggi pro fotografi dell’ultima ora, bensì  cercare di aprire un varco per entrare in punta di piedi, ma a fondo, nelle “dimensioni-altre” di quei luoghi, dimensioni che “altre” non dovrebbero essere, ma dovrebbero appartenerci, come noi, in quanto esseri viventi, apparteniamo a loro. Ecco allora che il richiamo ad una umanità della responsabilità nei confronti del pianeta sembra trovare nella ricerca dell’autore un punto fermo. Se già qualche decennio fa Hans Jonas aveva messo in guardia l’uomo dai possibili risvolti catastrofici di una vita vissuta in modo deresponsabilizzato rispetto alle problematiche ambientali, Lopez, a distanza di tempo, e dopo tutti i disastri ecologici avvenuti dall’uscita dell’ultimo saggio di Jonas ad oggi, non poteva esimersi (prima ancora che come studioso come essere umano) dal mettere al centro della propria riflessione e della propria scrittura queste importantissime tematiche.
Una geografia profonda è un libro per chi ama la natura, il viaggio, l’esplorazione e i luoghi non uniformati alla logica del massacrante progresso tecnologico, è altresì un libro per chi si riconosce in un mondo “ecologicamente” giusto ed è attento al rispetto dell’ambiente e degli esseri viventi, uomo compreso.
















giovedì 14 agosto 2014

Maria Vittoria Masserotti su Signora Dei Filtri per E NESSUNO VIENE A PRENDERMI di Simone Cutri (Musicaos:ed)

E nessuno viene a prendermi - Simone Cutri (MUSICAOS:ED SMARTLIT 05)

di Maria Vittoria Masserotti

Una prima lettura superficiale potrebbe portare il lettore ad inorridire di fronte a quest’abisso infinito nel quale si rotola un uomo, il protagonista, che scende e sale nella violenza delle emozioni umane, quelle “buone” e quelle “cattive”.
Poi nasce il bisogno di capire.
Quanti volti può avere la disperazione? Come è possibile vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto? E, ancora, che cosa vuol dire nichilista?
Domande su domande che incalzano e si avvitano l’una sull’altra.
Il vero protagonista, però, è il Nulla. Sì, con la enne maiuscola.
Io non sono ateo perché chi è ateo è ateo del Dio cristiano: si immagina che a non esistere sia quel Dio buono con la lunga barba bianca; ha l’idea di un’assenza, in fondo ha paura, nasconde una remota speranza. Io non sono ateo: io ho la certezza del Nulla.
Il Nulla che è peggio della morte, perché è la totale assenza di possibilità. Il protagonista non ha nessuna possibilità di uscire vivo da questo Nulla, che viene spalmato nelle strade di una Torino, bella ed altera, spettatrice inconsapevole di una vita che si sfalda in mille scaglie che rimangono incollate ai suoi angoli, a quella topografia da accampamento militare.
E resto qui, con i miei demoni, e non viene nessuno qui a prendermi.”
Con un linguaggio colto, perfino delicato, ottocentesco, solo con qualche tagliente parola forte, quasi a farlo risaltare ancora di più, l’Autore conduce per mano il suo personaggio e, con lui, il lettore fino all’epilogo scontato ma devastante.
E finalmente oggi smetterò di dipendere dal Tempo, tornerò nel Nulla, dormirò per Sempre.”
La cultura può essere un’ancora di salvataggio, oppure, a volte, un moltiplicatore dei dubbi, così come delle certezza, per quanto effimere possano rivelarsi.
Uno sguardo su un abisso che a molti è ignoto e per questo rispettiamo questa fotografia di un mondo sconosciuto, che, però, ci turba e ci porta a chiederci: perché non è successo a me?

Fonte: Signora dei Filtri



   

venerdì 8 agosto 2014

L'ERESIA DEL PIANTO di Tiziana Tius (Thauma Edizioni)

Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica vi proponiamo questa interessantissima silloge di Tiziana Tius.
Buona lettura.

«Il pianto scagiona la tristezza / dell’esser fuori posto / ma se tu fossi rimasto / come il frutto dell’albero / le guance non sarebbero / gravide di lacrime» (p.23). Ecco, potrebbero bastare queste poche parole per far immergere il lettore nell’universo poetico di Tiziana Tius, un immaginifico mondo che emana dalla notevole raccolta lirica L’eresia del pianto, Thauma Edizioni, 2011. Liriche rigorosamente senza titolo (fanno eccezione i contrassegnati intermezzi riflessivi relativi alla lettura di Fernando Pessoa e la finale prosa poetica Malinconia) che promettono il fuoco divino della tensione e l’eccitazione che si prova sul bordo liminale teso tra l’abisso e la volta celeste: «Non possiedo alcuna parola / nel mentre scivola / dalle labbra schiuse / l’ho già perduta» (p. 15). Un tendere duplice quello della poetessa, dove la sempiterna dualità tra Amore e Odio – come non pensare a certe suggestioni catulliane? – sembra sottendere le composizioni, insieme ad un altro contrasto che si perde nella notte dei tempi, quello tra luce e tenebra, dove la prima ci appare come l’amore vero, quello che non possiede ma ama senza nulla chiedere in cambio e la seconda, di contro, che getta il suo velo cupo e ingannatore su tutto ciò che viene alla vita. Il “non-possesso” dunque – anche quello della parola – lungi dal rappresentare una mancanza, è invece l’effettiva forza trainante dell’emozione, che attraverso il sentire poetico si trasforma in versi, un’operazione alchemica, che tramuta in oro il metallo grezzo. Non può sfuggire allora l’intesa che la poetessa stringe con la parola e con l’infinità simbolica che questa costantemente richiama: «I poeti si cibano di lacrime / di cieli disegnati sulle guance / evanescenze luminose» (p. 29). Il ritorno insistente di alcune voci (si pensi ad es. a “lacrime”), disegna, a nostro avviso, quasi un Logos plurimo, diviso in mille e mille sfaccettature, che irradia le superfici dell’umano per poi penetrarne a fondo i punti più reconditi. E proprio la parola, seppur “non posseduta”, seppur non incatenata o piegata al volere di una versificazione tiranna – ma comunque potente, abissale, arcana – è invocata, non come giaculatoria propiziatoria bensì come esperienza lirico-dialettica del negativo, un’arte modulare in sottrazione, quasi tendente all’attraversamento istintivo/intuitivo di certe progressioni di Horkheimer e Adorno: «L’assenza di una parola è ombra» (p. 57), così vengono condensate le essenze del verbum e del verso, in negativo, dicevamo, ma non per questo in modo arrendevole, tutt’altro. In questa silloge – matura, ricercata, ablativa – si respira un’immensa forza scardinante, destabilizzante, priva di accondiscendenze: «A dimezzare il cielo / la parola versata / dalla bocca colma / di fiori spezzati» (p. 33). Ad un’attenta lettura, non sfugge, celato tra le pagine, un certo afflato biochimico, quasi che il corpo sia non solo il contenitore dell’anima, il vaso da riempire con i fiori del pensiero e del sentimento, ma carne pulsante, viva, capace di esplodere o implodere a seconda dell’emozione da cui viene trapassato. Così il respiro, le lacrime, la voce, l’orecchio e, appunto, la carne, non rappresentano semplici accidenti o prolungamenti di un non meglio precisato stato interiore, sono essi stessi parte intrinseca del poetare, dirompente fisicità. Una Poesia del presente, forte, viva nel qui e nell’ora, che raggiunge l’infinito poetico non con la mera aspirazione a “ciò che non è” ma, a parer nostro, con un Esser-Ci di matrice heideggeriana: «Se penso al vuoto che non lascerò andandomene domani, se penso che tutti si scorderanno presto di me, io sento di non provare pena». (p. 25). Sostare oppure muoversi nello sterminato universo spazio-temporale del verso senza la smania del ricordo, del souvenir d’enfance  del poetino, ecco il senso di questa poetica atarassia. 





mercoledì 6 agosto 2014

8 Agosto 2014, Fenestrelle (TO) – Presentazione di E NESSUNO VIENE A PRENDERMI di Simone Cutri (musicaos:ed)

Venerdì 8 Agosto 2014 – Ore 21.00 presso il Comune di FENESTRELLE (TO) – Sala Consigliare

presentazione di:

“E nessuno viene a prendermi” di Simone Cutri musicaos:ed
Introdurrà l’autore, il Prof. Michele Calabrese
Venerdì 8 Agosto 2014, alle ore 21.00, presso la Sala Consigliare del Comune di Fenestrelle, si terrà la presentazione di “E nessuno viene a prendermi” (musicaos:ed), il nuovo romanzo di Simone Cutri. L’autore sarà introdotto dal prof. Michele Calabrese.

Fonte: musicaos:ed


 

sabato 2 agosto 2014

PASSEGGIATA LETTERARIA NEL BORGO, 3 agosto, Specchia

“Passeggiata letteraria nel borgo”: il 3 agosto nel borgo antico di Specchia


SPECCHIA (Lecce) – L’Associazione Culturale “e20cult”, con il Patrocinio e contributo della Presidenza del Consiglio della Regione Puglia e patrocinio del Comune di Specchia, in seno al progetto “SPECCHIAmoci… nei libri”, presenta, Domenica 3 agosto alle ore 21.00 l’evento artistico: “Passeggiata letteraria nel borgoletture ad alta voce nelle strade del centro storico”, con la Direzione Artistica della scrittrice Tiziana Cazzato e allestimento scenografico dell’architetto Stefania Branca. Il megareading rientra nella programmazione ufficiale del Centenario di Vittorio Bodini, curato dal Centro Studi Bodini di Lecce.
Un appuntamento ideato e realizzato per promuovere la cultura, e in particolare per diffondere e condividere l’amore per i libri e la lettura, per invitare all’ascolto, per viaggiare con la fantasia attraverso le pagine, ma anche “con i piedi” fra gli angoli più belli del borgo antico di Specchia.
Prima che l’evento abbia inizio tutto il pubblico e gli scrittori protagonisti si troveranno in Piazza del Popolo, dove interverranno per un breve saluto: Rocco Pagliara, Sindaco di Specchia, Giorgio Biasco, Assessore alla Cultura e Federica Murgia, Presidente dell’Associazione Culturale “e20cult”.
A seguire si svolgerà la presentazione di “Il fiore dell’amicizia” di Vittorio Bodini, scrittore e poeta che più di ogni altro ha saputo ascoltare e dipingere con le sue poesie, i suoi racconti la luce, i colori, la vita del nostro Salento. La giornalista e scrittrice Luisa Ruggio guiderà e accompagnerà il pubblico nelle pagine dell’unico romanzo di Bodini rimasto incompiuto e pubblicato in occasione del centenario della sua nascita, da BESA editrice. Presterà la sua voce, nella lettura di qualche brano del libro, Antonio Maniglio, Vice Presidente del Consiglio Regionale della Puglia. Il fiore dell’amicizia, il primo e unico romanzo di Vittorio Bodini (Bari 1914 – Roma 1970), composto tra il 1942 e il 1946, narra le vicende di un gruppo di giovani ambientate nella Lecce dei primi anni Trenta tra gioco, amori, caffè cittadini, notti insonni. Bodini è considerato uno tra i maggiori interpreti e traduttori italiani della letteratura spagnola, oltre che poeta, tra i più originali e significativi del Novecento; è stato anche narratore, critico, operatore culturale.
La “Passeggiata Letteraria nel Borgo” vedrà protagonisti quindici voci fra le più interessanti e originali della letteratura contemporanea salentina e non. Gli scrittori e i libri che saranno letti: Vito Adamo “Antica Terra- viaggio sentimentale nel Salento” (Lupo Editore), Alberto Colangiulo “Il Tesoro Di Sant’Ippazio” (Lupo Editore), Gianluca Conte “Cani Acerbi” (Musicaos:ed), Giuseppe Cristaldi “Macelleria Equitalia” (Lupo Editore), Chiara Curione “Una ricetta per la felicità” (Besa), Carmen De Stasio e Francesco Pasca “La poesia lunga un chilometro” (Il Raggio Verde Edizioni), Marco Esposito “I segreti della scogliera” (Lupo Editore), Isabella Gubello “Mi piaci quando taci” (Besa), Davide Morgagni “ Pornomadi” (Musicaos:ed), Federica Francesca Ricchiuto “Benedetto il frutto” (Libellula Edizioni), Livio Romano “Niente Da Ridere” (Marsilio), Luisa Ruggio “Afra” (Besa), Lara Savoia “I versi della polvere – L’Aquila, 6 Aprile 2009” (Argo), Walter Spennato “Quanto mi dai se ti uccido?” (Besa). Tutti gli autori leggeranno, contemporaneamente, per due ore e farà loro da scenario il suggestivo e incantevole centro storico di uno dei borghi più belli d’Italia.
È un’occasione originale per presentare e far conoscere ai lettori opere e scrittori di generi e stili differenti. Inoltre, gli autori daranno voce, oltre che alle loro, anche alle opere di due dei loro scrittori preferiti. Ogni autore, nel suo personale reading, omaggerà Vittorio Bodini con la lettura di un brano o di una poesia tratta dalla sua produzione letteraria.
Il pubblico, passeggiando fra le antiche stradine, potrà fermarsi ad ascoltare in una caratteristica corte o nel cortile di un antico palazzo, la voce di uno scrittore, e scoprire e conoscere così un autore, un libro e vivere un’emozione nuova e unica. Proseguendo, il pubblico incontrerà in un altro angolo, in un’altra corte un nuovo scrittore e libri e sensazioni nuove. E se l’ascolto della lettura di un libro avrà suscitato la sua curiosità, avrà la possibilità di acquistarlo presso la “Libreria sotto le stelle del borgo”, allestita per l’occasione in Piazza del Popolo e che venderà solo i libri degli autori presenti all’evento.

Fonte: CorriereSalentino.it


        
        http://www.e20cult.it/