giovedì 23 marzo 2017

MACERIE (Les Flâneurs Edizioni) al Caffè Letterario di Lecce

Giovedì 30 marzo, alle 19.30, presso il Caffè Letterario, via G. Paladini 46, Lecce, verrà presentata l'antologia "Macerie" edito da Les Flâneurs Edizioni.

Macerie è un’antologia di racconti che fin dalla sua ideazione ha avuto un’idea chiara: aiutare i terremotati colpiti dal dramma del 24 agosto 2016. Il ricavato dalle vendite di questa antologia è destinato alla Protezione Civile che partecipa attivamente nei luoghi di Amatrice, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Accumoli e Montereale.
Mentre la terra italica continua ancora a tremare, Macerie vuole raccontare 18 storie di 13 autori “emergenti”. Emergenti che, nella maggioranza dei casi, hanno già pubblicato libri di valore. Fra loro vi sono degli esordienti, scelti con cura dai coordinatori dell’opera.
Ma qual è il fil rouge che lega queste diciotto storie? Anzitutto sono storie di persone che hanno vissuto sì un terremoto, ma di altra natura: un terremoto interiore, distruttivo, capace di far crepare le mura delle proprie certezze e della propria emotività. Sono storie di persone comuni che vivono questo crollo interiore secondo la propria umana unicità; il crollo di chi affronta la fine di un amore in modo tragico o di chi vive un fallimento economico senza poter contare su una solida risposta da parte delle istituzioni, o ancora di chi avverte nella precarietà del corpo malato quella della propria anima; o di chi, disperso in senso quasi kafkiano, avverte il disorientamento più subdolo: quello per la mancanza di un luogo da poter chiamare casa.
Sono storie che raccontano i mali più temuti dalle persone: quelli irreversibili. Perché quando crolla ogni certezza, quel che ne consegue è la paura più grande.
Abbiamo voluto proporre i racconti secondo un indice ben preciso, in una sorta di percorso che va ad accompagnare il lettore dentro questo tunnel segnato da una linea rossa che è quella del tema fondante del libro. Ma resta ancora al lettore scegliere l’ordine di lettura di queste storie.
Non tutto è reversibile, ma c’è sempre la possibilità di affrontare un dramma secondo la nostra propria emotività; e, da quella, riscoprire una forza interiore forse dimenticata, una forza che ogni singolo uomo e ogni singola donna hanno dentro di sé.
Per questa ragione non si racconta soltanto il male, ma anche di possibili ricostruzioni; di rinascite umane, tentate soltanto o portate a compimento; di rinnovazioni e di rifondazioni: quella rifondazione di una vita che auguriamo alle persone delle città devastate dal terremoto del 24 agosto 2016, città a cui andranno i ricavi delle vendite di questa intensa, miserabile epica moderna.

Presenta la serata Serena Gatto dell'Associazione Culturale Grifondoro.

Saranno presenti l'editore Alessio Rega e gli autori Teresa Antonacci, Maddalena Costa, Vincenzo De Marco, Benedetta Esposito e Vito Maselli.


Info: http://www.lesflaneursedizioni.it/macerie/

mercoledì 15 marzo 2017

UNIVERSO MINIMO di Gianluca Conte (Alimede Poesia) in compagnia dell'Associazione Grinfondoro al Caffè Letterario di Lecce



Giovedì 16 marzo, alle 19.30, presso il Caffè Letterario, via G. Paladini 46, Lecce, si terrà la presentazione della raccolta poetica “Universo minimo” di Gianluca Conte, Alimede Poesia.
Dialoga con l’autore Serena Gatto dell’Associazione Culturale Grifondoro.
Letture di Daniele Boccadamo e Tonia Madaro.

In Universo minimo, la forma/sostanza che sottende l’immaginifico e la molteplicità dell’esistente non possono manifestarsi se non attraverso una lettura intima e profonda del testo, da cui deriva un atto di chiara emancipazione da quella concezione unicamente meccanica e razionale dell’esistenza umana a cui riferiamo e verso cui sovente tendiamo.

Nella presente silloge, ogni cartografia dialettica precostituita viene stravolta, in quanto la dimensione in cui vivono i versi non è convenzionale. Attraverso immagini/figurazioni obliquamente seducenti, scelte con cura, l’autore ci offre una visione poetica/poietica dell’umano e dell’altro dall’umano in cui il confine tra ciò che appartiene al mondo del Reale e ciò che vive esclusivamente nell’immaginato/immaginario non è quasi mai immediato. La visione interna dell’oggetto e l’operato dei soggetti in questione si alterano, soprattutto laddove ogni contenuto è, a sua volta, contenuto dell’altro.

L’universo poetico di Gianluca Conte è inquieto, tagliente; in alcuni frangenti sembra sospendersi in memoriam, eppure scorre incessantemente verso la vita e la molteplicità della sua sostanza e dei suoi attributi.
Metafisico e finemente acuminato, il pensiero più intimo dell’autore si accompagna a un tratto ritmico sistemico e simbolico, in cui le visioni appaiono sottili e nude, sospese come dipinti squarci di esistenza, e danzano, incisive e delicate, in un’alternanza “quasi umana” di circostanze massimamente minime e di estatiche visioni spontanee.

(Dalla nota introduttiva di Antonella Boccadamo)


GIANLUCA CONTE (1972), laureato in Filosofia è poeta e scrittore.
Pubblicazioni

Il pensiero metacreativo. Nuovi percorsi della mente, Musicaos Editore, 2015, saggio; 28 strade ancora, Magazzino di Poesia di Spagine (a cura di Mauro Marino), 2014, raccolta poetica; La boutique della carne/Teste d’osso, Musicaos Editore, 2014, racconti; Carmelo Bene inorganico, Musicaos Editore, 2014, saggio; Cani acerbi, Musicaos Editore, 2014, romanzo, tradotto in inglese con il titolo di Unripe dogs; Danza di nervi, Lupo Editore, 2012, raccolta poetica, vincitrice del Premio PugliaLibre, 2012 nella sezione “raccolta lirica”; Il riflesso dei numeri, Centro Studi Tindari Patti, 2010, raccolta poetica, finalista al concorso nazionale “Andrea Vajola”; Insidie, Il Filo Editore, 2008, raccolta poetica.

Altri scritti dell’autore sono presenti in diverse antologie e sul Web.

mercoledì 8 marzo 2017

ALTISSIMA MISERIA di Claudia Di Palma (Musicaos Editore)

Quando la poesia diviene sacrificio, offerta, dono gratuito, immolazione, ci troviamo davanti a qualcosa di talmente prezioso da doverlo tenere stretto al cuore. È il caso di Altissima miseria di Claudia Di Palma, Musicaos Editore, 2016. Si tratta di una silloge quadripartita introdotta da quello che appare un proemio/vessillo che ci inizia all’universo poetico dell’autrice: «Ti offro la mia bandiera bianca, ti porto nel luogo stupendo della mia resa» (p. 15). Un mondo di stati d’agitazione – mi permetta Ferretti – che dietro un velo d’illusoria quiete nasconde l’inquietudine poetica della Di Palma, una trepidazione viscerale: «Madre, disangolata figura / d’acqua, laddove il fuoco / s’inerpica e si perde. / Materna per ogni naufragio / che nella tua sapiente forma / di deforma bocca, si spezza. [...]» (p. 19). In quest’opera prima si respira un’aria di apocalisse, di disfacimento quasi ontologico dell’umano e dei rapporti edificati lato sensu; relazioni e proto relazioni che ai più sembrano le uniche possibili ma che la poesia ha il potere di smascherare, per costruirne di nuove, o forse, semplicemente, per lasciarle andare dove nessuno può riconoscerle. Quella dell’autrice è un’opera di decostruzione resa tesissima dai contrasti e dalle dissonanze; su tutte tiranneggia l’antitesi ombra/luce, tuttavia da non leggere nell’accezione comune della dicotomia Luce/Buio o Bene/Male: andrebbe forse avvicinata come un unicum universale capace di creazione, che, nonostante la crudezza, dà la vita: «Ombra, maturo frutto, cadi / da un raggio e ti spargi nel mondo. / E rendi esatto il tutto. / Tu sei l’utero che raccoglie / e sprigiona luce [...]» (p. 22). La visione angolare, obliqua della Di Palma seduce il lettore non con falsi decori bensì con una pulizia impressionante, con versi scarnificati eppure colmi di un’indicibile potenza: «È l’esilio la nostra grande risorsa, / il non avere appigli.» (p. 39). Un lavoro in equilibrio tra il segno più e il segno meno dell’umanità, tra la materia e l’antimateria, con l’annientamento totale che fa capolino dietro l’angolo e che tuttavia non sembra trionfare su quell’entità piccola, a volte bieca, che è l’essere umano. Un collante essenziale e indefinito affiora qua e là nel mare d’utopia sacrale costruito dall’autrice: «E cessiamo di essere monadi / e ci troviamo mondo, plurale sintonia / di singolari moltitudini» (p. 71), una forza primitiva che fa della “resa” il suo culmine più alto, perché “resa” non è l’essere inani, immobili, stancamente rassegnati ma è farsi accoglienza dell’essere “Umano troppo umano”. 


claudia-di-palma 

Claudia Di Palma, nata a Maglie nel 1985, vive e lavora a Lecce. Tra le sue esperienze più importanti si annovera la passione per il teatro. Ha collaborato con“Astragali Teatro” (2005) e “Asfalto Teatro” (2006/2012).
La passione per il canto l’ha portata a seguire inizialmente lezioni private e, attualmente,le lezioni della “World Music Academy” di San Vito dei Normanni, con il maestro Fabrizio Piepoli.
Ha seguito il laboratorio poetico “Trasmissione orale della poesia e uso del microfono tenuto da Mariangela Gualtieri (2013) e, nel 2016, il “Ritiro Poetico”della casa editrice Samuele Editore.
(foto Massimiliano Spedicato)

Info: www.musicaos.it