ALTISSIMA MISERIA di Claudia Di Palma (Musicaos Editore)
Quando
la poesia diviene sacrificio, offerta, dono gratuito, immolazione, ci troviamo
davanti a qualcosa di talmente prezioso da doverlo tenere stretto al cuore. È
il caso di Altissima miseria di
Claudia Di Palma, Musicaos Editore, 2016. Si tratta di una silloge
quadripartita introdotta da quello che appare un proemio/vessillo che ci inizia
all’universo poetico dell’autrice: «Ti offro la mia bandiera bianca, ti porto
nel luogo stupendo della mia resa» (p. 15). Un mondo di stati d’agitazione – mi
permetta Ferretti – che dietro un velo d’illusoria quiete nasconde
l’inquietudine poetica della Di Palma, una trepidazione viscerale: «Madre,
disangolata figura / d’acqua, laddove il fuoco / s’inerpica e si perde. /
Materna per ogni naufragio / che nella tua sapiente forma / di deforma bocca,
si spezza. [...]» (p. 19). In quest’opera prima si respira un’aria di
apocalisse, di disfacimento quasi ontologico dell’umano e dei rapporti
edificati lato sensu; relazioni e
proto relazioni che ai più sembrano le uniche possibili ma che la poesia ha il
potere di smascherare, per costruirne di nuove, o forse, semplicemente, per
lasciarle andare dove nessuno può riconoscerle. Quella dell’autrice è un’opera
di decostruzione resa tesissima dai contrasti e dalle dissonanze; su tutte
tiranneggia l’antitesi ombra/luce, tuttavia da non leggere nell’accezione comune
della dicotomia Luce/Buio o Bene/Male: andrebbe forse avvicinata come un unicum universale capace di creazione,
che, nonostante la crudezza, dà la vita: «Ombra, maturo frutto, cadi / da un
raggio e ti spargi nel mondo. / E rendi esatto il tutto. / Tu sei l’utero che
raccoglie / e sprigiona luce [...]» (p. 22). La visione angolare, obliqua della
Di Palma seduce il lettore non con falsi decori bensì con una pulizia
impressionante, con versi scarnificati eppure colmi di un’indicibile potenza: «È
l’esilio la nostra grande risorsa, / il non avere appigli.» (p. 39). Un lavoro in
equilibrio tra il segno più e il segno meno dell’umanità, tra la materia e
l’antimateria, con l’annientamento totale che fa capolino dietro l’angolo e che
tuttavia non sembra trionfare su quell’entità piccola, a volte bieca, che è
l’essere umano. Un collante essenziale e indefinito affiora qua e là nel mare
d’utopia sacrale costruito dall’autrice: «E cessiamo di essere monadi / e ci
troviamo mondo, plurale sintonia / di singolari moltitudini» (p. 71), una forza
primitiva che fa della “resa” il suo culmine più alto, perché “resa” non è
l’essere inani, immobili, stancamente rassegnati ma è farsi accoglienza
dell’essere “Umano troppo umano”.

Claudia Di Palma,
nata a Maglie nel 1985, vive e lavora a Lecce. Tra le sue esperienze
più importanti si annovera la passione per il teatro. Ha collaborato
con“Astragali Teatro” (2005) e “Asfalto Teatro” (2006/2012).
La passione per il canto l’ha portata a seguire inizialmente lezioni private e, attualmente,le lezioni della “World Music Academy” di San Vito dei Normanni, con il maestro Fabrizio Piepoli.
Ha seguito il laboratorio poetico “Trasmissione orale della poesia e uso del microfono tenuto da Mariangela Gualtieri (2013) e, nel 2016, il “Ritiro Poetico”della casa editrice Samuele Editore.
(foto Massimiliano Spedicato)
La passione per il canto l’ha portata a seguire inizialmente lezioni private e, attualmente,le lezioni della “World Music Academy” di San Vito dei Normanni, con il maestro Fabrizio Piepoli.
Ha seguito il laboratorio poetico “Trasmissione orale della poesia e uso del microfono tenuto da Mariangela Gualtieri (2013) e, nel 2016, il “Ritiro Poetico”della casa editrice Samuele Editore.
(foto Massimiliano Spedicato)