giovedì 28 febbraio 2013

MARTEDI' GRASSO AL CIVICO 19 di Francesco Miccoli


Care amiche, cari amici.
Per "Spazio Autori" di Linea Carsica vi proponiamo un brano di un giovane autore salentino, Francesco Miccoli, che sicuramente avremo il piacere di ripubblicare su questo blog. 
Buona lettura.
 
Post pranzo. L’abbiocco è sempre lì, solito posto, in agguato dietro una tazza di caffè. Direzione camera da letto, attraversa il corridoio tempestato da fiocchi di carta colorati. Poche ore erano passate da quando l’intera parata cittadina aveva attraversato la sua casa per scendere in centro. Il lampadario, tirato già da quel dannato carro allegorico, giaceva là, ancora in terra. I cocci confusi tra i coriandoli a ingrassargli lo stomaco . Gliel’aveva detto di fare attenzione perdio. “Sarà messo tutto in ordine!” Assicurò il sindaco. Sbuffando trascese il tutto, si grattò via la noia dai capelli unti. Ricordò un debito e profittando della vicinanza fece una visita all’amico di sbronza che riposava sotto una coperta di marmo al di là del cortile. Bevve alla sua e celebrata messa, scese il compagno dalla croce e cospargendolo di olio lo purificò. Rispettò il testamento ufficioso, la sua volontà, a dispetto della resurrezione della carne, in barba alla famiglia”. “Avete voluto il suo denaro. Lasciatemi Mario.” Ammucchiò la cenere con un ramo di cipresso, la nascose nelle tasche. Si sfregò il viso, la cenere glielo segnò. Per un attimo sembrò Mario rivivesse in lui. L’asfalto regalò una sigaretta. L’accese mentre il forte vento continuava a portargli l’amico via dalle tasche. Aprì  il frigo nella speranza qualcuno ci avesse riposto una scatoletta o un pezzo di pane. Nulla e proseguì per la strada. Aveva cominciato a piovere. Ripensava alla ex moglie, al sindacato e alle riflessioni giovanili sul marxismo. Valore d’uso o di scambio. In che termini considerarsi. Mai coincidono. Questione di qualità o di quantità (cit.)? Socializzare è oggettivarsi, scambiarsi. E’ nell’oggettivarci che decidiamo di comprare un paio di mutande e coprire i genitali, se decidiamo che “buongiorno a lei” è educato e “si fotta” meno. Un po’ come il concetto e processo che porta alla formazione di uno Stato. Rinunciare a se stessi, ad alcune libertà. Perdere valore d’uso ed essenza e mettersi sul mercato, così, accanto ad una cesta di pere. Si guardava, annuiva al defluire del pensiero, a quei ricordi che metteva controluce quasi fossero negativi di fotografie scattate anni addietro. Parlava tra sé e sé , astrazione di totalità, di una famiglia che aveva perduto. Ascoltava con favore i consigli del fratello, non aspettava altro che i racconti buffi del padre. Le tasche ormai erano vuote, dopo ore di forte tramontana. Si portò sul punto più alto della mente, dove si stagliavano i dubbi più atroci e interrogava Mario. Sarebbe tornato con le tavole non fosse scoppiato un temporale. Forse sapeva non ce l’avrebbe fatta neanche questa volta. Uscì dal parco, imboccò la strada principale, poco più avanti la statale, poi uno svincolo suo corridoio, poi il cielo. Era a casa.

martedì 26 febbraio 2013

Anteprima foto nuovi ebook di Musicaos.it


Care amiche, cari amici.
Ecco a voi  un pezzo riguardante le copertine di due prossime nuove uscite di Musicaos.it.
Con enorme piacere vi comunico che tra queste ci sarà il mio "Cani acerbi" (come potete vedere dall'immagine del post).
 


 
 


Anteprima: Enrico Lo Storto, Mirna e Martina Marić, le foto dei nuovi ebook di Musicaos.it
Manca poco perché sia online “Se Hank avesso incontrato Anaïs”, il romanzo di Stefano Donno, nella sua nuova edizione ideata e edita per gli ebook di Musicaos.it. Approfitto di questo post per dare un’altra anteprima, quella sull’ebook numero 11, e per parlare dei fotografi che hanno collaborato con le prossime uscite degli ebook di Musicaos.it. L’ebook 11 si intitolerà “Cani acerbi”, scritto da Gianluca Conte. Questo post è dedicato ai fotografi che hanno illustrato le copertine, rispettivamente, degli ebook 10 e 11 di Musicaos.it.
ilcuoreindisparte_robertapilarjarussi_musicaos_010Enrico Lo Storto è l’autore della foto che illustrerà la copertina di “IL CUORE IN DISPARTE” di Roberta Pilar Jarussi. Enrico Lo Storto è nato a Cerignola nel 1963 e risiede a Foggia.  Inizia a fotografare nei primi anni ’80 con una Olympus, per passare subito dopo alla Nikon, di cui possiede vari corpi corredati da ottiche fisse e non. Nel 2004 la sua espressione fotografica ha un forte scossone grazie sopratutto all’avvento del digitale che Lo Storto approfondisce, in ogni direzione.
Enrico Lo Storto vanta varie partecipazioni e ammissioni a concorsi Internazionali e ultimamente ha collaborato con l’azienda italiana produttrice di gioielli, Bulgari. Già da numerosi anni è parte attiva del Foto Cine Club di Foggia di cui è anche docente oltre che facente parte delle commissioni Artistica e Formazione.
gianlucaconte_caniacerbi_musicaos_ebook_11Mirna Marić è autrice della foto (“The underwater girl”) che illustrerà la copertina di “CANI ACERBI” di Gianluca Conte. Le sorelle Mirna e Martina Marić (Marić Sisters Photography) hanno rispettivamente 18 e 20 anni, vivono e lavorano in Croazia e fanno parte della nuova generazione di fotografi/artisti visuali europei (http://www.facebook.com/MaricSistersPhotography); i loro lavori sono caratterizzati da un’attenzione particolare alla natura, alla figura umana e alla presenza dei corpi nello spazio.
Chi fosse interessato a conoscere gli altri ebook di Musicaos.it può trovarli qui: https://lucianopagano.wordpress.com/ebook-musicaos-it-catalogo/
Chi volesse leggere che cosa si dice in giro degli ebook di Musicaos.it può proseguire qui: https://lucianopagano.wordpress.com/ebooks/scrivono-di-noi-gli-ebook-di-musicaos-it/

Una riflessione di Adriana Gloria Marigo

Care amiche, cari amici. 
Di seguito una riflessione della poetessa Adriana Gloria Marigo.
Che dire? Chi non è d'accordo alzi la mano.

 
"In tutti i giorni precedenti in rete ho assistito a una serie infinita di pensieri sbeffeggianti, sarcastici. Una derisione continua della farsa politica. Nessuna riflessione impressiva sull‘essere uomo politico, sugli elementi necessari e specchiati per poter rapprentare i cittadini. Non è emersa la coscienza, né la scienza politica: mancando negli uomini che ci rappresenteranno, come in noi che li deleghiamo a rappresentarci. Noi siamo loro. E limitandoci allo sbeffeggio, anche al dileggio, li abbiamo confermati nelle loro vuote parole, nelle loro maschere che cambiano e scambiano secondo il carnevale in corso. Ci rappresenta il top dei buffoni circondati da una Corte dei Miracoli cui consegnamo la nostra mediocrità civica, l‘abdicazione alla coscienza personale e di cittadino. Noi non esistiamo come Italiani, temo che non esistiamo neppure come uomini, avendo rinunciato a determinarci, a manifestare il canone della dignità, a confermarci come portatori del divino".

lunedì 25 febbraio 2013

THE FUTURE - SIX DRIVERS OF GLOBAL CHANGE di Al Gore

“The future. Six drivers of global change” di Al Gore (Random House).
Intervento di Vander Tumiatti (Imprenditore e Fondatore di Sea Marconi Technologies).
Gli interventi sulle novità editoriali che si occupano di ambiente ed energie rinnovabili in questi miei ultimi due anni di intensa attività recensiva, hanno puntualmente toccato questioni sia di carattere nazionale, sia tematiche legate al territorio e alla cultura green di Puglia e del Salento, sia macro-argomenti di rilievo internazionale. Avendo una certa padronanza (condizione, ma anche conseguenza dei miei numerosi impegni fuori Italia) della lingua inglese, ho avuto l’opportunità di leggere l’ultimo lavoro “ecosofico” di Al Gore, dal titolo “The future. Six drivers of global change”, edito dalla stessa casa editrice di Dan Brown (noto autore di best seller mondiali, come il Codice Da Vinci o Angeli e Demoni) ovvero la Random House.
Personaggio di tutto rispetto, Al Gore è co-fondatore e presidente di Generation Investment Management, senior partner di Kleiner Perkins Caufield & Byers, e membro del consiglio di amministrazione di Apple Inc. Gore attualmente è impegnato, con la qualifica di presidente, nel progetto Climate Reality, un'organizzazione no-profit che si attiva nel trovare soluzioni per l’attuale crisi climatica mondiale. In questo suo ultimo lavoro l’ex vicepresidente USA, divenuto da lungo tempo attivista ambientale, svolge un’analisi a tutto campo degli intrecci fortemente simbiotici tra ecologia, economia, scienza e geopolitica, delineando le grandi linee di forze che sono all’opera e che stanno rapidamente modificando il mondo che abbiamo sempre conosciuto.
Un processo, attualmente in fase di forte accelerazione, che è dovuto soprattutto ad una serie di elementi propulsivi come: 1) la globalizzazione; 2) le comunicazioni on line, che hanno generato una “mente interconnessa” globale; 3) un progressivo riequilibrio dei poteri, che ha visto il passaggio da un sistema centrato sugli USA a un mondo multicentrico e multieconomico; 4) le biotecnologie, come la genetica e le neuroscienze, che stanno trasformando radicalmente medicina, agricoltura e scienza molecolare, giungendo ad influenzare il controllo sull’evoluzione umana.
Il libro di Al Gore è suddiviso in "sei fattori di cambiamento globale" ai quali corrispondono altrettanti capitoli. Nella discussione dei primi temi, Gore presenta un quadro, per lo più triste, di degrado ambientale dovuto alla crescita della popolazione umana e ai consumi sempre più sostenuti. L’autore dichiara ad esempio, e senza troppi peli sulla lingua, che la causa del riscaldamento globale non risiede soltanto nell’utilizzo dei combustibili fossili, ma anche nell’impoverimento graduale e costante della terra, le cui risorse cominciano ad esaurirsi, che si tratti di agricoltura, di pesca o di giacimenti minerari. La vena di totale vicinanza di Al Gore sulle questioni ambientale si vede in frasi come queste: "Ci sono già diverse pratiche sconsiderate che dovrebbero essere immediatamente fermate: la vendita di armi letali a gruppi di potere in tutto il mondo, l'uso di antibiotici come stimolante della crescita del bestiame, l'estrazione del petrolio nel Mar Glaciale Artico, ormai divenuto una zona terribilmente a rischio".
Al Gore in questo suo ultimo lavoro si dimostra erudito, coinvolgente e dotato di grande stile, ma soprattutto si rivela un grande conoscitore della globalizzazione e del mercato delle energie a livello mondiale, oltreché uomo di grande levatura etica, desideroso di costruire un futuro realmente ecocompatibile. E come sostiene l’autore: «Siamo di fronte ad una scelta. Possiamo essere trascinati dalla corrente delle innovazioni tecnologiche e del determinismo economico verso un futuro che può minacciare i nostri valori più profondi. Oppure dare forma al futuro in modo che possa proteggere la dignità umana e riflettere le aspirazioni dei popoli di tutto il mondo
By Luciano Pagano
Fontewww.musicaos.it

domenica 24 febbraio 2013

SONIBONI FESTA e altro

Care amiche, cari amici. Vi segnalo una serie di inizative culturali.

Soniboni. Officine Culturali apre il tesseramento 2013
presenta i corsi che partiranno dal mese di marzo con una festa associativa

Corso di scrittura creativa tenuto da Angela Leucci
Rosa Universo: petali e spine dell'essere donna tenuto da Veronica Amato
Canto dell'Anima tenuto da Emanuela Gabrieli e Alessia Tondo
Giochi di carta Corso di cartapesta e origami per bambini tenuto da Lara Causo
Corso di Yoga Chikitsa tenuti da Fabrizio Nuzzo e Roberto Quintili

SONIBONI è un'associazione socio-culturale che intende favorire il dialogo tra le comunità locali del territorio salentino,
favorendo occasioni di scambio culturale, di crescita personale ed artistica, rispondendo alle esigenze dei giovani e degli adulti
e favorire momenti di condivisione e festa. SoniBoni è all'ascolto di tutti coloro che vogliono costruire un futuro sostenibile
per il Salento e le culture con cui entra in contatto.In questi mesi abbiamo raccolto gli inviti dei soci che hanno proposto alcune
 attività che partiranno da marzo e proseguiranno per tutto il 2013.Vi invitiamo per questo ad un momento di festa e condivisione,
domenica 24 febbraio, dalle 19.30 con l'apertura del mercatino dell'usato organizzato da Soniboni.
Segue una breve presentazione dei corsi che partiranno a marzo, alla presenza degli insegnanti
che saranno a disposizione per dare ulteriori informazioni.
Alle 20.30 si apre la cena sociale che è necessario prenotare al costo di 6,00 euro.
Garantita la musica per tutta la sera con selezioni al femminile.
Farà da cornice alla festa un momento d'arte con l'estemporanea di pittura VILLA BARCA di Riccardo Povero, in arte Papa Ricky,
un progetto che ha dato il nome al suo ultimo lavoro discografico e la mostra fotografica di Lavinia Urso,
la cui passione per la fotografia è figlia di una grande tradizione di famiglia.

SONIBONI Festa è in via Angelo Lezzi 6 - Maglie (LE)
Per ulteriori informazioni :sonibonisalento@gmail.com

venerdì 22 febbraio 2013

L'artista e il "caporale" - Il Salento e la finta democratizzazione dell'arte



Condizione necessaria, ma non sufficiente, perché un’opera d’arte – sia essa un dipinto, una scultura, un’installazione, un libro, una pellicola – possa camminare da sola è che l’opera stessa abbia un valore artistico. Un’ovvietà direte voi. Molto di più diciamo noi: una questione ontologica. Un’opera d’arte che dentro di sé non avesse l’arte sarebbe un paradosso, un involucro cavo, un guscio d’uovo privo d’albume e tuorlo. Ebbene, nel 2013, nel Salento, tutto ciò non è cosa ovvia, tutt’altro. Dietro una finta democratizzazione dell’arte – finta perché non accessibile a tutti – si nascondono insidie di natura economica (chi l’avrebbe mai detto?!) sconfinanti in una forma di fine caporalato. Questo non soltanto per quanto riguarda l’utenza, che fatica ad usufruire dell’arte per ragioni legate al denaro, ma anche per ciò che concerne la nascita e lo sviluppo dell’opera d’arte e, di conseguenza, del percorso dell’artista. In un circuito artistico (ma si può davvero chiamare artistico un circuito così impostato?) il più delle volte tenuto in scacco da baroni che assurgono a controllori e giudici di qualunque cosa graviti intorno alla cultura, l’unica cosa libera rimane è l’idea dell’artista. Libertà che però termina una volta che l’idea si concretizza e l’opera prende vita materializzandosi. Da quel momento in poi inizia il calvario dell’artista. È cosa nota che se un artista crea un’opera d’arte la sua intenzione, salvo poche eccezioni di artisti che fanno arte per se stessi (e qui sarebbe bello innescare la miccia di un dibattito sul senso dell’arte per l’arte e dell’arte per se stessi), è di proporla al pubblico. Già, ma dove? In quale luogo fisico? E con quale risonanza? Nonostante la tanto decantata rivoluzione telematica, che pur offrendo a milioni di internauti una visibilità fino a poco tempo fa sconosciuta e insperata, nelle piccole realtà provinciali questo non è bastato a togliere dai più la zavorra del favoritismo. E in altre occasioni dicevamo a proposito del “finto intellettuale”, sempre pronto a prostrarsi pur di avere i suoi cinque minuti di gloria, così si può dire, in non pochi casi, anche dell’artista vero che, trovandosi a dover scegliere tra l’anonimato più assoluto e una parca visibilità, non di rado sceglie il compromesso. In altre parole, il vecchio do ut des è ancora vivo e vegeto. Se a questo nepotismo allargato aggiungiamo il principio di conservazione dei grandi vecchi, che pur di non trapassare a miglior vita artistica, elargiscono col contagocce occasioni di merito ai giovani per paura di venire spodestati da chissà quale trono, i giochi sono fatti. Non stiamo parlando in astratto. Facciamo un esempio. Sei un giovane artista visivo. Diciamo che dipingi e vuoi esporre le tue opere. Bene, se sei bravo e intraprendente (e magari anche outsider) riuscirai a trovare da solo dei luoghi d’arte dove poter allestire una bella mostra. Ma mettiamo il caso che tu voglia esporre in luoghi più convenzionali, come gallerie, musei, edifici storici. La prima cosa che ti verrà chiesta saranno le tue credenziali. Come dire, a parte un curriculum, l’esperienza e le mostre già fatte. Quella stessa parola che risuona ogni volta che uno va a fare un colloquio di lavoro. E allora fanno bene i comici a farne satira: “Se uno non lo fanno lavorare mai perché non ha esperienza… mi dite come se la può fare questa benedetta esperienza?”. Ecco il punto cruciale: se un giovane pittore non ha mai esposto da nessuna parte ha bisogno del pezzo da novanta che gli apra le porte dei luoghi dell’arte. Dicevamo poc’anzi che non stiamo parlando in astratto. In Germania, tanto per fare un esempio, i giovani hanno la possibilità di avvalersi di vantaggi che in Italia (e più marcatamente nel meridione) possono solo sognare. Vantaggi tangibili, veri, materiali. Si possono esporre le proprie opere in edifici appositamente organizzati (non solo capannoni ma anche palazzi storici, musei, ecc.); si può usufruire dei fondi che lo stato mette a disposizione per incrementare qualsiasi forma d’arte; si possono consultare sportelli informativi (realmente funzionanti) che indicano al giovane artista i passi logistici, burocratici e documentali  più inerenti al suo percorso creativo; si ha la possibilità di sfruttare la visibilità mediatica che le istituzioni tedesche, a vario titolo, mettono a disposizione dei giovani artisti; si indicono concorsi con premi che possano dare una spinta reale e non soltanto psicologica (pur importante, per carità!) all’artista emergente. Non parliamo soltanto delle arti visive, ma anche di poesia, letteratura, musica. Il tutto perché in Germania (ma anche, con le dovute differenze, in Olanda, Belgio, Francia, Lussemburgo, Regno Unito, Islanda, e ci scusino i paesi che abbiamo dimenticato) hanno capito che la cultura “si mangia” e che il “pane e Divina Commedia” frutta oltre che benessere intellettuale e spirituale anche benessere di moneta. In Germania se uno è un artista può vivere d’arte, uno scrittore può vivere dei suoi libri, un musicista della sua musica, perché lo stato ha capito che se l’arte e la cultura vengono aiutate aumenta la qualità della vita. E che dire poi degli ausili dati a chi, pur lavorando, coltiva interessi artistici? Insomma, per noi poveri italiani pura fantascienza. Che fare dunque? A chi prospetta facili soluzioni rispondiamo che bisognerebbe iniziare col porsi delle domande (domande che noi ci siamo poste e continuiamo a porci). Porsi degli interrogativi non è cosa facile. Soprattutto non è facile ribadire i concetti a tamburo battente. Non è facile essere ascoltato. La maggior parte di coloro che ascoltano si stanca presto delle battaglie. E pretende che anche gli altri si stanchino. Gli irriducibili, quelli che non vogliono arrendersi ad uno stato di cose inerte, vengono ad occupare un posto del tutto marginale nella mente di questa fantomatica maggior parte. Crediamo allora che un cambiamento (sì, abbiamo detto cambiamento, una parola che di questi tempi fa venire l’orticaria anche ai più stoici) debba iniziare da questa doppia azione: parlare e ascoltare. Due verbi che includono un movimento, un tendere, un allungarsi-verso. Parlare e ascoltare: due atti precipui dell’umano che non dovremmo mai stancarci di praticare. 

Articolo pubblicato sul numero del 20 febbraio 2013 del quotidiano "Il Paese Nuovo" 

giovedì 21 febbraio 2013

VENTI TURCHI di Ilaria Seclì



Care amiche, cari amici. 
Per "Spazio Autori" di Linea Carsica Venti Turchi di Ilaria Seclì.
Buona lettura.




Ci sono venti contrari ai lini che albeggiano su joniche azzurrità. Portano leggende che ingrossano letti di fantasmi e mietono amanti e morti nei pomeriggi tra fine estate e inverno quando più insolente è il cielo e lo scirocco insidia. Sopravvivere è arte di pagliacci o stregoni, se a levante voci di Babilonia e Costantinopoli arrivano da venti umettati di mandorle, fichi, caramello e cinnamomo. E lenzuola di salsa rossa hanno deposto il calice e tutto muore ben prima che negli inverni freddi ad altre latitudini, e tramonti veloci incastrano creature dentro i cancelli dei cimiteri. È tempo di stringersela l'anima sotto feltri doppi e gran scialli come al petto chiavi e monetine. Sebbene non faccia freddo i venti compiono razzie da far impallidire i peggiori tiranni. Ben s'intendono infatti coi pascià turchi di cui ancora si sibilano fatti a voce sommessa e guardinga. In quei mesi, il vero è fluido impasto di caotiche lingue che s'adatta ad ogni forma chiusa come acqua che trovi all'occorrenza letto e tetto. È sostanza di mare e vento. Ad altro non puoi far affidamento.  Le case sono abitate da presenze inquietanti mal identificate. Devi conviverci. Fuori è uguale, non hai scampo. Se la vicina per due volte ti vede senza sorriso, ti chiama, ti fa sedere, mette in un piatto l'uovo o l'olio, ci spolvera un po' di sale e ti dice di stare lontano da chi ti porta invidia. Dai domenicani non va meglio, se confidi al padre dalla barba lunga un tuo tormento, non esita a dirti che sei presa di mira da pericolose entità e ti congeda con sufficienti segni della croce, antidoto al nemico.                 
La porta del paese nei mesi che vi dico ha tanti cerchi di grigi vecchi attorno, ingoiati da una luce di vischio lattescente, e quando quella luce l'accompagna il vento, è tutto  un venerdì santo, una via crucis, un lamento che sgozza ad altezza d'orecchio. I sospiri, gli sguardi, le parole devono filtrare la solenne perturbante autorità, pregna di tutto fuorché di sola aria. Le nonne tra questi fatti segnano una tregua. Ne hanno viste di più terribili, teste di cavallo negli armadi, cani parlanti, bianchi vecchi su strade nere spariti in un colpo di palpebra. Le nenie pomeridiane biascicate in coro e rimbalzanti in danze allucinate portano mitezza e calma. Auspicano -ora pro nobis- un passaggio veloce e indolore dei mesi terribili, dall'addio alla vendemmia al carnevale.                
Mesi colonie di spiriti ghignanti e beffardi che nessuna autorità è mai riuscita a tenere a bada né a scacciare. Questo il nostro mondo fino all'altro ieri. Ora supermercati, super ruspe, super voragini, super strade. Divelti alberi, panchine, radici profondissime, solenne corredo di ville, dimore regali di gnomi e vari abitanti di pini, ulivi e querce secolari. Ora sapete che da qui a lì, da questo all'altro punto cardinale, è tutto uguale.        
Dal girotondo al mercimondo. Ogni tanto passa ancora un ambulante la cui voce ricorda quel vento spaventoso. Tutti ridono e gli fanno il verso, compresi i vecchi nella piazza. Solo qualche bimbo e i matti, tra sonno e veglia, sentono strozzati lamenti, pianti finali, e avvertimenti di guerre incombenti, orfane di vento ma terribilissime.           


Segui il blog dell'autrice: http://leragionidellacqua.wordpress.com/                                                                          



mercoledì 20 febbraio 2013

A Calimera "La cura dell'attesa" di Maria Pia Romano

Care amiche, cari amici. Questa sera, alle 19.00, presso la libreria Volta la Carta di Calimera, avrò il piacere di dialogare con Maria Pia Romano, che presenterà il suo ultimo romanzo La cura dell'attesa, edito da Lupo Editore. Vi aspettiamo.



«Non era nuda abbastanza se non scioglieva i capelli. Lui la obbligava a farlo, ogni volta».
Davide è stato per Alba la rivelazione della pulsante voce della vita, la scoperta dell’amore che s’incide sulla pelle, per la prima volta. Nel trascorrere degli anni lei ha cercato di scacciare l’immagine inopportuna di un volto riemergente dal passato, è diven
tata una donna decisa e brillante: un ingegnere capace di spiegare ai suoi studenti il mondo dei motori disegnando alla lavagna curve perfette come il suo grembo, tenero portatore di nuova vita.
Nell’attesa, Alba sfoglia le pagine della sua esistenza: l’infanzia chiusa nel cerchio perfetto della sua casa, gli anni a Ruvo di Puglia, poi il trasferimento nel Salento, la dedizione allo studio, le oscillazioni dell’animo. E lo sguardo innamorato di Filippo, il suo presente.
Cos’è l’amore? Il calore della sicurezza che accarezza e non delude?
Oppure la sottile incertezza che sa infiammarsi di passione, facendo invertire la rotta all’improvviso?
Le grandi storie come questa possiedono la forza per navigare in un mare di parole.

Così Nadina Foggetti:
Si muove lenta e silenziosa la trama, mentre le emozioni scivolano come onde nell'anima che si fa conchiglia. Una conchiglia troppo piccola per contenere il mare, eppure riesce a concepirne, ad accoglierne la suprema essenza divenendone custode. Traspare nitida la voglia di non giungere ad un compromesso inaccettabile per un'anima che si muove nei mari del sud che per loro natura sfidano i confini e gli orizzonti. Come conchiglia bianca, il Tuo libro, si riempie di infinito mistero per svelare la vita nella sua prima essenza. Le emozioni si muovono al ritmo del sole che picchietta, delle nuvole e delle maree. Un doppio specchio d'acqua salata in cui l'autrice scioglie e riflette la sua essenza più profonda e si confonde tra le pieghe con la protagonista, con cui condivide passioni ed essenza di libertà. Dall'altro il lettore può riflettere la sua anima in uno spazio senza giudizi e senza maschere, in cui può tuffarsi alla scoperta dei fondali più profondi della propria natura e farsi conchiglia per riflettere il sapore e la profondità del mare. Grazie Maria Pia per questo viaggio in cui inviti il lettore a togliere i sandali del pregiudizio, della paura, della staticità, per percorrere le rive accarezzate dal tuo mare ... e mentre percorre questo spazio infinito scopre che sta entrando lentamente nelle onde della sua anima, alleggerito e sincero ... con lo spirito spoglio d'ogni paura!



martedì 19 febbraio 2013

La semenza dietro le cose



La semenza dietro le cose
dietro l’uomo come la pianta
cresce solo se l’acqua bagna
quello scrigno fatato che consacra la vita.
Dove c’è l’acqua c’è l’umido vitale
bìos dell’inizio
emanazione della Mente Eccelsa
forza che tutto pervade.