lunedì 29 febbraio 2016

SE GLI UOMINI SAPESSERO di Elisabetta Liguori (Musicaos Editore)

"Le donne lo fanno sempre: trasformano la bellezza, qualunque cosa significhi, in un confine da superare. Molte amicizie, le poche certificate, si fondano su questo. E comunque non volevamo essere belle tutte nello stesso modo. Ricche? Alcune sì, altre meno. Decisamente meno. Intelligenti? Amate? Fortunate e per questo colpevoli? Giovani? Per quel che è durato. Siam gente degli anni ottanta, noi. Siamo state giovani a lungo, ma mai abbastanza. Certe risposte per gente così profondamente a sud, son scontate. Si poteva fare di più. Si può fare di più: ecco qual è la risposta.
L’insoddisfazione è una specie di marchio di fabbrica, sotto la suola delle scarpe.
Abbiamo le primizie di quel decennio ancora impresse a fuoco nella testa, tutte noi. Il centro vuoto e il contorno gonfio di friccicore; la vittoria schiacciante dei sintetizzatori elettronici, il dito indice a picchiare su tastiere traslucide, sotto le luci strobo e la glitterball che gira sui capelli ossigenati, tagliati col coltello. Time can never mend, the careless whipers of a good friend. Romantici, pigri, lucidi, sembianti. Siamo state tirate su col pane sfornato da Craxi neo deputato e condannate a gonfiarci fino a scoppiarne. Siamo diventate donne con la certezza di essere scampate all’eroina. Noi quattro ci siamo incontrate per caso e poi ci siamo riconosciute. Ci siamo amate così tanto proprio per via di quegli anni ludici e velenosi, e ora siamo un quadretto da museo.
Ma basta pensare al passato: siamo in festa!"

"Se gli uomini sapessero", di Elisabetta Liguori, Musicaos Editore
dal 3 marzo 2016 su tutti gli store digitali, in formato ebook


Info: www.musicaos.org

lunedì 22 febbraio 2016

L'IMPERFEZIONE DEL DILUVIO - An Unrehearsed Flood - di Sandro Pecchiari (Samuele Editore)




L’imperfezione del Diluvio di Sandro Pecchiari (Samuele Editore)



perché andare via
è calpestare giorni
senza chiedersi
e preservarli eguali
mentre il tempo accade

se il tempo accade
non mantenerlo eguale

ricalcare i giorni
è già
morire

II, p.19



Frequentando il variegato – e spesso disorganico – panorama poetico italiano si possono fare alcuni incontri davvero interessanti. È il caso della recente L’imperfezione del Diluvio - An Unrehearsed Flood, di Sandro Pecchiari, Samuele Editore, 2015, raccolta poetica bilingue (italiano e inglese) dall’indubbio fascino immaginifico. Si tratta di diciannove momenti lirici che, fluttuando (a volte  il titolo di un’opera può essere emblematico) tra le due lingue, si integrano e si completano a vicenda, pur mantenendo intatte le rispettive identità idiomatiche. La Poesia di Pecchiari, fin dai primi versi, appare priva di orpelli, netta, sicura, quasi laconica: «Trieste rincorre / scostante di parole / l’aria inerpicata / fiocinando campanili / dentro l’orizzonte [...]» (I, p.17). Una scrittura sobria, dunque, ma non per questo povera; difatti, la ricchezza di immagini e le tante suggestioni legate a luoghi, fisici e dell’anima, sembrano raccontare un vissuto profondo e un sentire pregno di sensibilità che, in alcuni frangenti, plasmano liriche minimali, dai tratti crepuscolari: « [...] opporre due scalini, qualche asse / soccorrere abitudini / di stracci e scope [...]» (V, p.25). Sono passaggi che riportano alla mente certi tòpoi lirici di Gozzano, melanconici, semplici, intimistici e, proprio per questi motivi, di una grande forza evocativa: «la flebo infiltrava il fuoco / vederti vagliava ogni disfatta [...]» (VI, p.27). Tra le righe, inoltre, ci è parso di scorgere talune incidenze dalle caratteristiche poetico-filosofiche, «[...] siamo conseguenze di una impossibilità [...]» (VIII, p.31); «[...] il non-tempo che allaccia / l’imperfezione del diluvio» (XI, p. 37). L’autore, con spiazzante arguzia, opera delle sottili incursioni nella realtà contemporanea, ormai lisa e avvezza alla «felicità del male»: «noi cadaveri siamo così efficienti / spostiamo oggetti, interruttori / le stanze sussultano a ceffoni / sotto il nostro silenzio logorroico» (XV, p. 45). Il poeta, colui il quale ha fatto del sentire poetico la sua strada, non può esimersi, crediamo, da un confronto con il proprio tempo, “All art has been contemporary” («Tutta l’arte è stata contemporanea»), ci diceva Maurizio Nannucci attraverso una della sue più famose opere visive, e Sandro Pecchiari, pur svincolandosi dalle catene spazio-temporali della contingenza, ci appare perfettamente cosciente di ciò che il presente significa per l’individuo e per l’universo poetico che da questo promana. Il disagio più grande, forse appena suggerito, è dato da quel senso di non-appartenenza, dell’essere ovunque apolidi, fuori casa: «sull’asfalto di altri luoghi / io sono privo dei posti che conosco» (XVIII, p. 51). E se il poeta può fare di qualunque luogo la propria casa, guardando all’universale, alle “cose ultime”, a ciò che va oltre la ristrettezza dell’accidente, di quella casa occorre carpire il Genius loci, l’anima pulsante, la carne viva. Spesso però i luoghi sfuggono, si dissolvono, danzano in dimensioni lontane dalla quotidianità; oppure è l’individuo stesso a farsi lontano, a disintegrarsi nel vuoto, nelle assenze, in un altrove irraggiungibile, così il Pecchiari è consapevole che  «l’esilio permane / anche per chi resta» (XIX, p. 53), e non rimane altro che prenderne atto o farsi irriducibili, nella Poesia. 

Info: http://store.samueleeditore.it/Limperfezione-del-diluvio/An-Unrehearsed-Flood

domenica 21 febbraio 2016

BEATI I PURI di Luciano Pagano (Musicaos Editore) - Ammirato Culture House, Lecce

Domenica 21 Febbraio 2016 – Ore 18.00 AMMIRATO CULTURE HOUSE (LECCE, Via di Pettorano 3) - Presentazione di “Beati i puri” (Musicaos Editore) di Luciano Pagano - Dialoga con l’autore Giorgia Salicandro (Giornalista)


[foto, Giancarlo Greco, fonte, La Gazzetta del Mezzogiorno, Dino Levante]

mercoledì 10 febbraio 2016

Fortunato Buttiglione su LAPIDARIUM di Flaminia Cruciani (Puntoacapo Editrice)




Fortunato Buttiglione su LAPIDARIUM di Flaminia Cruciani (Puntoacapo Editrice)

La potenza comunicativa della Poesia risiede essenzialmente nella immediatezza del messaggio diretto, affidato a parole perentorie e inequivocabili capaci di smuovere le coscienze dal torpore dell'ignavia, per orientarle nel cammino dell'esistenza di ciascuno. Flaminia, perciò, aderendo a questo principio sceglie deliberatamente, per la composizione della preziosa silloge poetica titolata "Lapidarium" (puntoacapo Editrice Novembre 2015 ), la formula dell'aforisma e del motto di spirito per denunciare e disinnescare i luoghi comuni dell'omologazione e dell'ipocrisia ricorrenti e imperanti, causa prima della deriva dei valori intrinseci dell'essere. Così il suo "Lapidarium" non rappresenta un contenitore di pietre da utilizzare all'occorrenza quanto, piuttosto, la realizzazione di "tessere" destinate a comporre un ideale mosaico raffigurante il personale e sofferto peregrinare ed essere nel mondo. In un appassionato e ipotetico colloquio con un lettore probabile, tutto giocato con la sottile arma dell'ironia e del raffinato sarcasmo, l'Autrice lo coinvolge e lo conduce nel percorso disseminato ad arte di "non sense" e di situazioni inverosimili quali... "Oggi esercizi di invisibilità", "L'invisibile non va in vacanza", "La semplicità è difficile", "Meglio un delirio d'onnipotenza che d'impotenza", ma, nel contempo, lo introduce alla speculazione più profonda quando si domanda... "Dio è ateo?", "Come si può pensare di ingannare il fuoco puro ?" e a riflettere su affermazioni quali... "La dicotomia è la causa dell'essere", "Dogmi e tabù sono forme di stitichezza culturale", "L'amore è implacabile come la morte ". Flaminia, poi, si ripiega su se stessa e guardandosi nello specchio dell'anima si racconta e ci fa partecipi delle sue aspirazioni più grandi e dei suoi desideri più ambìti nella ricerca accorata della propria identità nel viaggio terreno e nel mistero del dopo... "Quando le mie ossa saranno cave verrà qualcuno a suonarle" , "Vorrei arrivare a una stazione di campagna in una giornata di sole, bere una tazza di tè, sentire il mio animo quieto e finalmente riposare", "Non ho più la traccia per ritrovarti",  "La bellezza sarà la nostra stella polare", "Navigo nei fiordi del mio rimosso esistenziale", per poi spaziare nell'universo infinito... "sulla curvatura dello spazio-tempo" , come "una farfalla vestita da generale", che si aggira "al mercato delle nuvole". In questi voli pindarici si assiste e si partecipa, nella condivisione di sensazioni e di emozioni forti, a sfogliare il suo diario segreto dal quale si ricavano indizi utili alla scoperta del suo essere al mondo interrogandosi su... "Pensieri messi all'asta", "La vita ricomincia da capo in ogni istante", "Nello studio dove lavoro il mio capo è Dio", "La voce è il numero civico dell'anima", "Riconduco ogni patologia psicologico-esistenziale alla mancanza d'amore", dissertazioni che rispecchiano fedelmente l'inquietudine e il profondo travaglio interiore. Nell’auspicio più desiderato Flaminia mette in guardia tutti noi sostenendo che…"Pensare è considerato pericoloso, televisione e tecnologia sono lì per anestetizzarci", "Sia lodata la filigrana del cuore anarchico", "L’universo è asimmetrico, il talento di Dio è l’imperfezione", forse non resta che… "Organizzare un’orgia d’infinito", per poi… "Addormentarsi in braccio a Dio". Parole lapidarie, intuizioni eccelse, testimonianze pregne di grandi verità, il dono più grande è il viatico indispensabile che Flaminia ci offre per avvicinarci a comprendere il mistero grandioso della vita. 

  
Flaminia Cruciani

Nata a Roma nel 1971, si ė laureata in Archeologia e storia dell'arte del Vicino Oriente antico, presso Sapienza Università di Roma sotto la guida del Prof. Matthiae. Ha poi conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Archeologia Orientale nella stessa università per poi perfezionare i suoi studi con un Master di II livello in “Architettura per l'Archeologia - Archeologia per l'Architettura” per la valorizzazione del patrimonio culturale. Per lunghi anni ha partecipato alle annuali campagne di scavo in Siria, in qualità di membro della "Missione archeologica italiana a Ebla". Ha poi conseguito una seconda laurea in “Storia dell’arte”. Presso la stessa università tiene annualmente corsi sul rapporto tra l'iconografia e il testo nella tradizione mesopotamica. Si è specializzata inoltre in Discipline Analogiche, attraverso lo studio dell’Ipnosi Dinamica, della Comunicazione Analogica non Verbale e della Filosofia Analogica, conseguendo il titolo di Analogista, una professione di aiuto per la lettura e la decodifica delle dinamiche emozionali profonde. Da diversi anni è operatore certificato di Psych-K. Ha inoltre inventato il “Noli me tangere®”, uno strumento fondato sul potere evocativo delle immagini in grado di favorire il processo di individuazione della persona. Nel 2008 ha pubblicato Sorso di Notte Potabile, ed. LietoColle. Del 2008 è Dentro, Edizioni Pulcinoelefante. Nel 2013 ha pubblicato Frammenti, Edizioni Pulcinoelefante. Nel 2015 ha pubblicato Lapidarium, ed. Puntoacapo, con la prefazione di Tomaso Kemeny. Di prossima pubblicazione, per i tipi di Campanotto Editore, è “Semiotica del male”. Suoi testi letterari sono presenti in numerose antologie, fra cui la recente 42 voci per la pace, ed. Nomos. È stata selezionata fra i giovani poeti italiani contemporanei per il Bombardeo de Poemas sobre Milán, opera del collettivo cileno Casagrande. Ha aderito al movimento mitomodernista, è tra i fondatori e gli ideatori del Grand Tour Poetico e della Freccia della Poesia.



                                                    







lunedì 8 febbraio 2016

GHIACCIO NERO di Giulio Marchetti (Giulio Ladolfi Editore)




Ghiaccio nero di Giulio Marchetti (Giulio Ladolfi Editore)



Resto qui
dove un singolo passo
calpesta a morte
i primi petali di ciliegio.
Aspetto che il sole scenda
al livello della terra
per nutrirla
almeno un poco,
un poco farla essere di più.

Via Lemonia, p.42





Se vi fosse la possibilità ontologica, fenomenologica ed estetica di ricondurre le radici di certa poesia postmoderna di matrice neo-esistenzialistica alle scritture-partiture New wave e Post-punk di Ian Curtis o di Peter Murphy, potremmo affermare che il versificare di Giulio Marchetti ben codifica (e solidifica) questo fantasmagorico salto pluridimensionale. Il preludio di Ghiaccio nero, raccolta poetica del summenzionato autore, Ladolfi, 2015, lasciato alla programmatica Orlo, una lirica che potrebbe essere considerata un manifesto dell’universo poetico di Marchetti, rappresenta, a nostro avviso, la quintessenza di un jeu de massacre in cui anima e corpo vengono gettati nel calderone dell’emozione senza filtri, e ben sintetizza l’abisso spazio-temporale cui la Poesia si sottrae solo con parole-stiletti: «[...] Tra i nostri nomi / una foglia che cade / tra il primo / e l’ultimo respiro» (p.11). Dimensioni poetiche universali come il “niente”, il “nulla”, l’“invisibile”, l’“immenso”, sono declinate senza veli né fronzoli imbellettanti, attraverso un uso della parola che appare quasi magico-sapienziale, ma foriero di una chiave di lettura post-industriale: «Chiedo luce a questo niente / e poi torno a subire / il silenzio» (Scintilla, p. 15); «[...] E il mio essere suda / fino a stringersi / in una sintesi oscura / così simile al nulla / da renderlo invisibile [...]» (Se solo fossi mio, p. 16). L’impulso estremo dell’incisione/incisività verbale presente in Ghiaccio nero – mai incatenato a schemi preconfezionati e mai compiacente rispetto a facili leziosità à la page – trova in diversi frangenti un’alta tensione poetica: «Per scrivere poesie d’amore / è necessario raccogliere / appositamente / inchiostro rosso / dalle vene» (Lama, p. 23). L’autore sembra muoversi tra figurazioni liriche e cromie universali – come la morte, il vuoto, la paura, l’amore – con un’imperturbabilità autentica (ci vengono in mente alcuni passaggi di Attilio Bertolucci o taluni momenti narrativi di Sebastiano Vassalli), anticipando sempre di un passo la dicotomia “principio-fine”, caricando il verso di suggestioni spesso sibilline, e che tuttavia sanno rischiarare la parola poetica, donando al lettore baleni di condivisa intimità: «Chissà da quale preistoria / nascono i baci / che appartengono / all’alfabeto del silenzio» (L’alfabeto del silenzio, p. 43). Infine, in Ghiaccio nero, le verità inconosciute o, se conosciute, il più delle volte taciute, sembrano trovare uno spazio silente, che non aspetta altro che urlare nell’istante dell’incontro poetico.