sabato 12 aprile 2014

SARDEGNA, NURSERY DEL NEOLITICO di Ulisse Piras (Phasar Edizioni)



Care amiche, cari amici, per le recensioni di Linea Carsica, vi proponiamo questo interessante lavoro di Ulisse Piras. Buona lettura.
 

Che gli argomenti di studio riguardanti l’archeologia e la storia, in particolar modo se intrisi di mistero, siano intriganti e appassionanti non v’è dubbio; se poi in un libro tali argomenti sono trattati con rigore scientifico, dettagliatamente e con una scrittura fluida e piena di verve, allora il libro in questione ha davvero dato il meglio che un lettore si possa attendere. È il caso di Sardegna, Nursery del Neolitico di Ulisse Piras, Phasar Edizioni.
Fin dal primo approccio alle tematiche contenute nell’opera, si intuisce una logica che sottende l’intero lavoro di Piras, ovvero il tentativo – che appare riuscito – di portare l’attenzione sul “progresso” di alcune attività legate imprescindibilmente all’avanzamento dell’uomo, in particolare la lavorazione della pietra e del metallo. Il dato significativo è che l’autore pone al centro della propria riflessione il fatto che la realizzazione di determinati lavori (vere e proprie operazioni ciclopiche), sia in contrasto con molti degli elementi di studio tradizionali/convenzionali, che attribuiscono una conoscenza limitata alle popolazioni vissute intorno al X millennio a.C. In altre parole, tali popolazioni non avrebbero avuto le conoscenze tecnico-scientifiche per poter azzardare simili operazioni. L’idea di Piras, coraggiosa e sviluppata organicamente, è che ci siano stati, in epoche remote, dei piccoli gruppi in possesso di saperi di gran lunga superiori alla maggior parte degli altri uomini allora viventi, e che sfruttando tali conoscenze queste élites di individui “privilegiati” abbiano potuto realizzare opere ancora oggi di difficile classificazione. Ma al di là dei lampi teorici (si pensi alla figura della Grande Madre, centrale nel libro, o all’evoluzione del megalitismo e della metallurgia, vista in chiave “deterministica” e non casuale), il libro di Piras offre una scrittura scorrevole e intrigante, dove la magia dei nuraghi sardi si intreccia a quella di costruzioni di altre parti del mondo, inscenando paralleli davvero suggestivi. Non creda però il lettore più smaliziato (e settorializzato) di trovarsi di fronte a un lavoro divulgativo in senso semplicistico: le idee di Piras, per molti versi innovative, appaiono, allo stesso tempo, solide  (anche per il rigore con cui vengono sostenute) e dinamiche. D’altronde, se qualcuno sarà tentato di ritenere audaci alcuni passaggi del libro, dovrebbe riportare alla mente alcune situazioni storico-culturali del passato, in cui eminenti teorie furono avversate dai più, salvo poi essere largamente riconsiderate; degli esempi? Bruno, Galilei, Einstein. La storia delle idee (e delle teorie scientifiche) è costellata di accadimenti intrisi di sospetto. Ebbene, senza scomodare Popper, Mach o Feyerabend, possiamo dire che approcciarsi in maniera scevra da pregiudizi a lavori contenenti nuove teorie o teorie per la prima volta rese in modo sistematico e organico, è non solo auspicabile ma doveroso. Il libro di Piras ci restituisce un mondo atavico e misterioso, ma allo stesso tempo così (tecnicamente) attuale da suscitare stimolanti interrogativi. Leggere per credere.