lunedì 27 agosto 2012

Il sogno ipotecabile


Oggi tutti parlano di arte e nessuno fa arte. Forse dovremmo dare più retta a chi ritiene che l’arte debba staccarsi dall’artista per essere qualcosa che esiste (se esiste) di per sé. L’arte in Italia va a rotoli, e la colpa non è sempre degli altri. Fuori dalle responsabilità istituzionali (che ci sono, per carità!), c’è  la colpevolezza delle nicchie. Sì, è il solito vecchio problema dell’elitarismo degli intellettuali. Partecipare oggi a un reading letterario è come auto-castrarsi: il genio di turno – con tutta una sua teoria dell’arte, della poesia, e della letteratura – si auto-celebra in performances del tutto autoreferenziali, supportato da (a)critici da strapazzo e organizzatori accondiscendenti; e sopportato (male!) da noi altri. Poi c’è il momento delle citazioni, ma attenzione: non evidenti, bensì appena accennate, così da creare il mistero. Ecco che, come al solito, Nietzsche viene tirato in ballo, proprio lui che non vorrebbe ballare. Un guazzabuglio di vecchiume mascherato da “arte senza tempo”. Ma d’altronde, cosa ci si può aspettare da gente che va in giro dicendo che la poesia si scrive solo per delirio ispirativo? Cosa possiamo condividere noi con dei tipi che hanno scritto un numero esorbitante di poesie perché “scrivere fa stare bene”? Ma non è finita qui: i politici sono colpevoli perché si sono arrogati il diritto di decidere sull’arte. Un diritto che non spetta a loro. Ergo, “se vogliono organizzare qualcosa da poeti (qualcosa da poeti??!!??) debbono rivolgersi ai poeti; se vogliono organizzare qualcosa da musicisti, debbono rivolgersi ai musicisti”. A nostra modesta opinione, l’arte muore nell’organizzazione istituzionalizzata. Poi c’è la distanza presa forzatamente dalle nuove tecnologie, rappresentate (come al solito.. e come se fossero solo questo!) dal computer e dal cellulare. Bene, ci verrebbe da pensare se questi signori del “comunicare come una volta” non usino il frigorifero, l’automobile e altre diavolerie post-moderne. Con questo non vogliamo dire che l’abuso (o meglio, il pervertimento nell’uso) di internet o della telefonia mobile non sia in qualche modo deprecabile, ma da qui a condannare in toto i nuovi (??) strumenti che la tecnologia ci offre, ce ne corre (o ce ne dovrebbe correre).