sabato 11 agosto 2012

NANZI ALLU FUCALIRI di Nadina Foggetti (Negroamaro)

Nanzi allu fucaliri di Nadina Foggetti è un “libro-emozione” che viaggia sulle ali del ricordo e della tradizione, con il grande merito di mantenersi scevro da eccessi nostalgici. Dolce ma non smielato, profondo ma non greve, restituisce uno spaccato di vita dei tempi che furono, senza rinunciare a momenti di arguta ironia. Un’avventura affascinante e sincera quella delle protagoniste del romanzo, nata d’improvviso, come per incanto. Tutto ha inizio quando una bambina milanese, residente in un palazzone del capoluogo meneghino, si ritrova in compagnia della nonna pugliese in un momento di blackout. È proprio questa accidentalità – il rimanere al buio e senza l’ausilio della tecnologia – ad aprire un varco verso mondi sconosciuti alla piccola. Nonna Cia si rivela un vero portento agli occhi della nipotina: è autrice del “miracolo della luce”, cioè il semplice gesto – semplice ma del tutto sconosciuto alla bambina – di accendere un lume in modo rudimentale. La magia del piccolo prodigio entusiasma talmente tanto la piccola che da quel momento in poi nonna Cia diventa la sua eroina, la persona cui far riferimento e a cui chiedere tante cose, soprattutto fatti riguardanti il passato e le origini dell’anziana donna. La storia si snoda lungo un sentiero dove prosa e poesia interagiscono. La prima è quasi una sorta di illustrazione verbale degli antefatti, che prende il lettore per mano e lo conduce dove vuole nonna Cia; la seconda, vero fulcro del libro, è la parte in dialetto avetranese (seguita da traduzione in italiano) che rappresenta la totale immersione negli episodi, frizzanti e gradevoli (ma non mancano i momenti riflessivi), narrati dalla dolce vecchina. Il dialetto di Avetrana – ridente località della provincia tarantina – colpisce per la bellissima sonorità e per la ricchezza espressiva dei lemmi, e dona allo scritto una peculiarità tutta da gustare. Un libro denso di poesia e di cultura, che mette in risalto le radici e l’attaccamento dell’autrice alla propria terra. È bene sottolineare che il dialetto ha sempre avuto un controverso rapporto con la lingua italiana. Ritenuto fonte di disgregazione linguistica – in special modo nei giovanissimi – da parte di docenti e genitori, è stato dai più osteggiato fino quasi al fanatismo; oppure, al contrario, è stato osannato (soprattutto nell’ultimo ventennio) come veicolo di aggregazione generazionale tramite la musica. In un quadro del genere, sicuramente falsato dalla radicalità di tali approcci, la scelta della Foggetti di riprendere la vera essenza  del dialetto è al contempo coraggiosa e ben riuscita, e rema nella direzione di una riscoperta della “lingua prima” che ha il sapore dell’impegno affinché il prezioso apporto del dialetto sia alla cultura più alta sia alla vita di tutti i giorni non vada perduto. Ed è proprio la forza del dialetto a plasmare la vera natura di quel focolare richiamato dal titolo, da dove tutto origina. Il camino di casa, intorno al quale la famiglia si raccoglie, diventa il perno intorno al quale ruota tutta la storia, lu fucaliri come metafora della famiglia stessa, il focolare che tiene accese speranze e aspirazioni e che consola quando si è affranti. Al centro della storia una nonna/donna dalle mille risorse, che mai cede all’abbandono e si fa forte contro le avversità della vita. Ma c’è di più in questo libro: l’occhio attento dell’autrice ad aspetti sociali di enorme rilevanza. Il rispetto tra persona e persona, i valori morali, la solidarietà sociale, i rapporti di vicinato. Tutti elementi di cui, al giorno d’oggi, s’avverte una mancanza planetaria. La Foggetti non cede alle lusinghe della malinconia per un passato che non ritorna e sembra quasi invogliare, con il suo “libro di fuoco”, a ritrovare quell’agire umano fatto di rapporti veri, di un volersi bene non stucchevole e dovuto, ma sincero e leale. Qualcuno ha detto che essere poveri è una ricchezza. Se questo vuol dire che il senso della vita non sta nel denaro, nel potere, nel sentirsi superiori ma nel vivere onestamente, in pace col prossimo e nella semplicità di costumi, la lettura di Nanzi allu fucaliri, oltre a rappresentare un gradevolissimo viaggio nei sapori, negli odori e nei colori d’una volta, può, a ragione, essere elemento di riflessione e di slancio verso un modo nuovo (forse antichissimo!) di vivere la propria vita. Naturalmente, con la benedizione di nonna Cia.