venerdì 14 settembre 2012

Memorie da un macello (anteprima da "Storie scorrette" di Luna Concategi)

Breve presentazione dell'opera.  

Storie scorrette di Luna Concategi è una raccolta di racconti, intrisa di umane aberrazioni, dove normalità e follia coesistono negli stessi individui; dove pensieri e azioni sono lucidamente assurdi. Storie grottesche e romanticamente (in)probabili che respirano arie malsane e bieche umanità; dove ragione e sentimento si confondono e avvolgono i protagonisti in un vortice di emozioni.


 1. Memorie da un macello.


Nel sudiciume del lavabo le mani quasi scomparivano, per riapparire deterse solo dopo che il rosso vischioso del sangue e il nero dello sporco finivano la loro corsa nello scolo. Lucio Fauci uccideva con un colpo solo, in mezzo alla fronte. Veloce e preciso. Ecco perché al macello chiamavano sempre lui. Don Vito De Prezzo, padrone del mattatoio, assisteva personalmente alle esecuzioni sommarie, se il boia era Lucio. Non se ne perdeva una. Si partiva di buonora per arrivare in tempo a godersi lo spettacolo. Don Vito amava vedere Lucio all’opera. Infilava una sedia pieghevole in legno nella sua station wagon e partiva. La sedia Don Vito la tirava fuori per le migliori occasioni e la macellazione ad opera di Fauci era sicuramente una di quelle. Lucio macellava di tutto: vitelloni, cavalli, maiali. Gli allevatori che rifornivano il macello erano almeno una decina, ognuno con la sua bestiale specialità. Quel giorno toccava ai maiali dell’Acchetta. La signora Acchetta era un’allevatrice che nessuno aveva mai vista. Dicevano non era del posto. Quelli del macello avevano sempre avuto a che fare con Gianni Petucci, responsabile dell’Allevamento Acchetta. Gianni arrivava con il carico e la bolla. Lasciava fare tutto ai suoi operai e ripartiva così in fretta che nemmeno lo vedevano. Quelli del macello rimasero perplessi nel vedere un solo maiale scendere dal furgone. Ma la sorpresa fu ancora maggiore nel vedere le dimensioni dell’animale. Il maiale dell’Acchetta, scaricato e lasciato lì come una cosa, era davvero enorme. Nessuno al macello aveva mai visto un maiale così grosso. Gronky, così l’avevano soprannominato gli allevatori dell’Acchetta, grugniva così forte che bisognava stare davvero lontani. Quando arrivò Lucio Fauci, gli altri del macello gli indirizzarono occhiate tra l’interrogazione e la sfida, come a dire: “Adesso vediamo come fai con questo!”. Lucio se ne accorse ma non batté ciglio. Preparò gli strumenti della soppressione. Nel frattempo Don Vito, impressionato dalle dimensioni della bestia, aveva sistemato la sedia a debita distanza ma poteva godere ugualmente di un’ottima visuale.