martedì 30 ottobre 2012

Nelle braccia del sospetto



Tempo fa, su Facebook, pubblicai una nota che aveva suscitato l’interesse di molti. Ebbene, dato l’attuale stato di cose (uguale in tutto e per tutto a quello cui la nota fa riferimento) mi sento di riproporla su Linea Carsica. Non che confidassi – molto ingenuamente – in chissà quali cambiamenti, ma speravo almeno in qualche leggero miglioramento, o almeno nel non peggioramento delle cose. Ciò non vuol dire che voglia arrendermi all’evidenza dei fatti, tutt’altro.
Se non credessi (sì, forse tanto ingenuamente!) che anche piccoli pensieri e azioni possano cambiare qualcosa non starei qui a scrivere.


Nelle braccia del sospetto

La predisposizione dell’uomo occidentale a percepire il “fuori da sé” come un insieme di plausibili elementi negativi e minacciosi è precipua e si potrebbe riassumere nella seguente massima: “Dietro ogni angolo si nasconde un potenziale nemico”. Ecco che il vento non è il leggero e poetico soffio che muove le vesti o la potenza di Eolo che agita i mari, bensì la ragione del nostro raffreddore o la causa agente (e anonima) che spalanca le imposte, scompiglia i capelli, torce gli alberi e fa oscillare paurosamente i pali della luce. Se sentiamo un rumore nel cuore della notte, non sarà il rovistare del topo o il verso del gufo; saranno i ladri, il terremoto, l’incendio. Qualsiasi cosa, purché pericolosa per la nostra incolumità. Se siamo in giardino e avvertiamo un ronzio attorno al nostro orecchio, non sarà una farfalla o una mosca, ma un’ape o una vespa che da lì a poco ci pungeranno. Allora ci gireremo di scatto e, senza accertarci che sia davvero un insetto pericoloso, o quantomeno molesto, lo uccideremo. Soltanto dopo, quando ci renderemo conto di aver ucciso un innocuo quanto bell’insetto, capiremo di aver esagerato con il nostro essere guardinghi e piangeremo lacrime di coccodrillo. Questa comprensione, però, non verrà data una volta per tutte, ma sarà labile, incostante e durerà solo fino alla prossima occasione in cui ci sembrerà che il pericolo sia imminente. Così, un altro essere innocente, molto probabilmente, farà le spese del nostro inopportuno stato d’ambascia.