mercoledì 15 marzo 2017

UNIVERSO MINIMO di Gianluca Conte (Alimede Poesia) in compagnia dell'Associazione Grinfondoro al Caffè Letterario di Lecce



Giovedì 16 marzo, alle 19.30, presso il Caffè Letterario, via G. Paladini 46, Lecce, si terrà la presentazione della raccolta poetica “Universo minimo” di Gianluca Conte, Alimede Poesia.
Dialoga con l’autore Serena Gatto dell’Associazione Culturale Grifondoro.
Letture di Daniele Boccadamo e Tonia Madaro.

In Universo minimo, la forma/sostanza che sottende l’immaginifico e la molteplicità dell’esistente non possono manifestarsi se non attraverso una lettura intima e profonda del testo, da cui deriva un atto di chiara emancipazione da quella concezione unicamente meccanica e razionale dell’esistenza umana a cui riferiamo e verso cui sovente tendiamo.

Nella presente silloge, ogni cartografia dialettica precostituita viene stravolta, in quanto la dimensione in cui vivono i versi non è convenzionale. Attraverso immagini/figurazioni obliquamente seducenti, scelte con cura, l’autore ci offre una visione poetica/poietica dell’umano e dell’altro dall’umano in cui il confine tra ciò che appartiene al mondo del Reale e ciò che vive esclusivamente nell’immaginato/immaginario non è quasi mai immediato. La visione interna dell’oggetto e l’operato dei soggetti in questione si alterano, soprattutto laddove ogni contenuto è, a sua volta, contenuto dell’altro.

L’universo poetico di Gianluca Conte è inquieto, tagliente; in alcuni frangenti sembra sospendersi in memoriam, eppure scorre incessantemente verso la vita e la molteplicità della sua sostanza e dei suoi attributi.
Metafisico e finemente acuminato, il pensiero più intimo dell’autore si accompagna a un tratto ritmico sistemico e simbolico, in cui le visioni appaiono sottili e nude, sospese come dipinti squarci di esistenza, e danzano, incisive e delicate, in un’alternanza “quasi umana” di circostanze massimamente minime e di estatiche visioni spontanee.

(Dalla nota introduttiva di Antonella Boccadamo)


GIANLUCA CONTE (1972), laureato in Filosofia è poeta e scrittore.
Pubblicazioni

Il pensiero metacreativo. Nuovi percorsi della mente, Musicaos Editore, 2015, saggio; 28 strade ancora, Magazzino di Poesia di Spagine (a cura di Mauro Marino), 2014, raccolta poetica; La boutique della carne/Teste d’osso, Musicaos Editore, 2014, racconti; Carmelo Bene inorganico, Musicaos Editore, 2014, saggio; Cani acerbi, Musicaos Editore, 2014, romanzo, tradotto in inglese con il titolo di Unripe dogs; Danza di nervi, Lupo Editore, 2012, raccolta poetica, vincitrice del Premio PugliaLibre, 2012 nella sezione “raccolta lirica”; Il riflesso dei numeri, Centro Studi Tindari Patti, 2010, raccolta poetica, finalista al concorso nazionale “Andrea Vajola”; Insidie, Il Filo Editore, 2008, raccolta poetica.

Altri scritti dell’autore sono presenti in diverse antologie e sul Web.

mercoledì 8 marzo 2017

ALTISSIMA MISERIA di Claudia Di Palma (Musicaos Editore)

Quando la poesia diviene sacrificio, offerta, dono gratuito, immolazione, ci troviamo davanti a qualcosa di talmente prezioso da doverlo tenere stretto al cuore. È il caso di Altissima miseria di Claudia Di Palma, Musicaos Editore, 2016. Si tratta di una silloge quadripartita introdotta da quello che appare un proemio/vessillo che ci inizia all’universo poetico dell’autrice: «Ti offro la mia bandiera bianca, ti porto nel luogo stupendo della mia resa» (p. 15). Un mondo di stati d’agitazione – mi permetta Ferretti – che dietro un velo d’illusoria quiete nasconde l’inquietudine poetica della Di Palma, una trepidazione viscerale: «Madre, disangolata figura / d’acqua, laddove il fuoco / s’inerpica e si perde. / Materna per ogni naufragio / che nella tua sapiente forma / di deforma bocca, si spezza. [...]» (p. 19). In quest’opera prima si respira un’aria di apocalisse, di disfacimento quasi ontologico dell’umano e dei rapporti edificati lato sensu; relazioni e proto relazioni che ai più sembrano le uniche possibili ma che la poesia ha il potere di smascherare, per costruirne di nuove, o forse, semplicemente, per lasciarle andare dove nessuno può riconoscerle. Quella dell’autrice è un’opera di decostruzione resa tesissima dai contrasti e dalle dissonanze; su tutte tiranneggia l’antitesi ombra/luce, tuttavia da non leggere nell’accezione comune della dicotomia Luce/Buio o Bene/Male: andrebbe forse avvicinata come un unicum universale capace di creazione, che, nonostante la crudezza, dà la vita: «Ombra, maturo frutto, cadi / da un raggio e ti spargi nel mondo. / E rendi esatto il tutto. / Tu sei l’utero che raccoglie / e sprigiona luce [...]» (p. 22). La visione angolare, obliqua della Di Palma seduce il lettore non con falsi decori bensì con una pulizia impressionante, con versi scarnificati eppure colmi di un’indicibile potenza: «È l’esilio la nostra grande risorsa, / il non avere appigli.» (p. 39). Un lavoro in equilibrio tra il segno più e il segno meno dell’umanità, tra la materia e l’antimateria, con l’annientamento totale che fa capolino dietro l’angolo e che tuttavia non sembra trionfare su quell’entità piccola, a volte bieca, che è l’essere umano. Un collante essenziale e indefinito affiora qua e là nel mare d’utopia sacrale costruito dall’autrice: «E cessiamo di essere monadi / e ci troviamo mondo, plurale sintonia / di singolari moltitudini» (p. 71), una forza primitiva che fa della “resa” il suo culmine più alto, perché “resa” non è l’essere inani, immobili, stancamente rassegnati ma è farsi accoglienza dell’essere “Umano troppo umano”. 


claudia-di-palma 

Claudia Di Palma, nata a Maglie nel 1985, vive e lavora a Lecce. Tra le sue esperienze più importanti si annovera la passione per il teatro. Ha collaborato con“Astragali Teatro” (2005) e “Asfalto Teatro” (2006/2012).
La passione per il canto l’ha portata a seguire inizialmente lezioni private e, attualmente,le lezioni della “World Music Academy” di San Vito dei Normanni, con il maestro Fabrizio Piepoli.
Ha seguito il laboratorio poetico “Trasmissione orale della poesia e uso del microfono tenuto da Mariangela Gualtieri (2013) e, nel 2016, il “Ritiro Poetico”della casa editrice Samuele Editore.
(foto Massimiliano Spedicato)

Info: www.musicaos.it

martedì 21 febbraio 2017

LA SOLITUDINE DELL'IMMAGINAZIONE di Michele Toniolo (Galaad Edizioni)



La scoperta di questo piccolo libello di Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad edizioni, 2016, ha portato una ventata di aria nuova (e buona) nel mio mondo intellettuale – e perché no, spirituale. Si tratta di un’opera che punta lo sguardo sull’essere del verbum , della parola considerata come un’entità a sé stante, capace di generare – dal nulla, anche solo venendo pronunciata – e dotata di una valenza ieratica, potente: «La lingua sacra, nella quale ogni cosa fu creata, è lingua che dà forza» (p.13), prelude l’autore nel suo incipit.  Una parola, dunque, che sembra fissare le coordinate da seguire se si vuole arrivare a sfiorare il mistero della Creazione, attraverso l’immaginabile e il significabile, cercando di intravedere, seppur da lontano, un collegamento, un trait-d’union tra Dio e l’uomo, tra il divino e il transeunte. Seguendo un cammino iniziato nella notte dei tempi, ovvero quello che ha portato l’uomo ad allontanarsi dal divino, pur vivendolo quotidianamente, Toniolo scruta le distanze, cercando un contatto tra l’umano e il sovra-umano, un  punto nevralgico che solo la sacralità della parola può rivelare: «Ogni uomo, dal vagito iniziale, è alla ricerca inconsapevole di quelle parole» (p.14). E se, come scrive l’autore, «La letteratura è il luogo d’incontro con la lingua dispersa» (p.14), egli specifica che non si tratta solo di questo, ma anche di solitudine e di preghiera, intese come volontà di ritiro e di intimità con Dio e con la Sua lingua. E cos’è tutto ciò se non abbandonarsi? «La spoliazione dell’uomo, necessaria alla preghiera, è il fondamento della scrittura letteraria» (p.15) afferma Toniolo, ponendosi in una posizione intermedia tra la filosofia e la riflessione intimistica. Ma l’importanza di questo percorso nella parola è fondamentale non solo ai fini della scrittura; c’è un altro, primario elemento da considerare: l’uomo. Questa creatura, fragile, spesso inopportuna, che però è stata amata d’un amore incommensurabile: «Prima della parola scritta c’è l’uomo che va incontro a quella parola» (p. 17). Ecco, attraverso la parola e la scrittura ci viene offerta, in quanto umani, la possibilità del cambiamento, della metamorfosi e, soprattutto, ci viene data l’occasione di poterci avvicinare a ciò che è davvero imprescindibile per la nostra stessa esistenza: «La scrittura ci conduce davanti a ciò che è decisivo, essenziale» (p. 22) e ancora: «La scrittura deve far conoscere l’inconoscibile» (p. 23). Nel discorso dell’autore, la scrittura acquista un potere sacrale, una capacità di unire “inferi, terra e cielo”: «Scrivere è scendere nella terra, levare al cielo, abbracciare il paesaggio più ampio» (p.32). E quale dono è più prezioso di questo?





mercoledì 15 febbraio 2017

VITE COLME DI VERSI di Nicola Vacca (Galaad Edizioni)



Finalmente, nel dispersivo panorama della saggistica letteraria italiana, mi è capitato tra le mani un libro scritto con onestà, stringatezza e profondità di vedute. Si tratta di Vite colme di versi di Nicola Vacca, Galaad Edizioni, 2016. È questa un’opera che vede protagonisti ventidue poeti del Novecento, alcuni famosi (non popolari, attenzione!) altri meno. Tutti, indistintamente, hanno voluto donare la propria vita alla Poesia, e Nicola Vacca, uno che lavora per sottrazione (evviva!), si è impegnato a ricordarcelo. Da Ungaretti a Campana, da Bachmann a Gatto – solo per citarne alcuni – l’autore scava a fondo con pochi, mirati colpi di scandaglio, restituendoci tutta l’autenticità di queste grandi anime. Ma l’opera di Vacca non si esaurisce nell’affrontare alcuni giganti del verso e nello scendere nei cavernosi – a volte paurosi – meandri delle loro poetiche tensioni: un merito enorme di questo libro è quello di farci avvicinare a personalità pressoché sconosciute (perlomeno in Italia) come Nika Turbina o messe al bando dalla cultura dominante, pensiamo, ad esempio, allo stesso Dino Campana poc’anzi menzionato. Vacca opera un’operazione chirurgica, precisa e, soprattutto, volutamente pungente. Non si può rimanere indifferenti alla Poesia (sì, quella con la lettera maiuscola) dopo aver letto queste pagine. L’excursus dell’autore è frizzante, mai tediosamente accademico, capace di cogliere i punti nevralgici e imprescindibili dei poeti. Vacca è parsimonioso rispetto alla parola, non spreca aggettivi, non impingua le pance con zuccherosi imbelletti ma arriva al sodo, a ciò che conta veramente: il mettersi a nudo, il mostrarsi senza veli degli autori da lui scelti. Una costellazione a un tempo brillante e oscura, una miscela esplosiva di vite “al limite”, “al bordo” della cultura ufficiale, di quell’establishment che spesso (sempre?) fa appassire il fiore della Poesia. In questo Vite colme di versi gli autori sono restituiti veri, integri, senza storpiature neoromantiche né scimmiottamenti pseudo beatnik. Immergendosi nel libro di Vacca si può intendere, fin dalle prime pagine, l’intenzione dell’autore: abbracciare il vero, inteso non come il feticcio di una verità unica e assoluta, ma come ricerca della realtà individuale (e universale) di queste persone speciali, che hanno saputo regalarci momenti poetici irripetibili. Una ricerca, quella di Vacca, fatta con franchezza, respirando l’aria delle stanze in cui i poeti scrivono, annusando le essenze che ai più sfuggono, in un tête-à-tête con il genio e la ribellione della vera Poesia, quella che non si piega alle adulazioni della certezza e della tranquillità ma vive d’inquietudine, irrequietezza e, soprattutto, di realtà.



Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista «Satisfiction». Svolge, inoltre, un’inten-
sa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Sche-
na 1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefa-
zione di Paolo Ruffilli, Pellicani 2002), Serena musica segreta (Manni 2003), Civiltà delle anime (Book editore 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli, Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007), Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008), Esperienza degli affanni (Edizioni Il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio 2011), Mattanza dell’incanto (prefazione di Gian Ruggiero Manzoni, Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (prefazione di Simone Gambacorta, Galaad Edizioni 2014), Luce nera (Marco Saya edizioni 2015), vincitore Premio Camaiore 2016.

giovedì 26 gennaio 2017

VERSO 1977 - 2017 Quarant'anni di pittura e scultura di Giuseppe Zilli - Lecce, Palazzo Vernazza

Giovedì 2 febbraio 2017 alle ore 18,30 inaugurazione della Mostra "VERSO" 1977 - 2017 quarant'anni di pittura e scultura in mostra presso Palazzo Vernazza a Lecce.

Un susseguirsi di lavori mai esposti a Lecce e che interpretano al meglio il lavoro di tutti questi anni.

La mostra si potrà visitare dal 2 al 18 febbraio 2017 dalle ore 16,30 alle ore 20,00

martedì 27 dicembre 2016

UNIVERSO MINIMO di Gianluca Conte a San Donato di Lecce

Alimede Poesia e Linea Carsica presentano:
“Universo minimo” di Gianluca Conte.

Dialogherà con l’autore la scrittrice Chiara Cordella

Interverrà il Consigliere Emanuele Dell’Anna

Mercoledì 28 dicembre, ore 18.45 Centro Sociale, via Roma, San Donato di Lecce.

In collaborazione con: Comune di San Donato di Lecce – Settore Cultura


«L’universo poetico di Gianluca Conte è inquieto, tagliente; in alcuni frangenti sembra sospendersi in memoriam, eppure scorre incessantemente verso la vita e la molteplicità della sua sostanza e dei suoi attributi.
Metafisico e finemente acuminato, il pensiero più intimo dell’autore si accompagna a un tratto ritmico sistemico e simbolico, in cui le visioni appaiono sottili e nude, sospese come dipinti squarci di esistenza, e danzano, incisive e delicate, in un’alternanza “quasi umana” di circostanze massimamente minime e di estatiche visioni spontanee».

Dalla nota introduttiva di Antonella Boccadamo